Demoliamo l’Italia, per il bene dei cittadini: presidenzialismo, riforma della giustizia e limiti alle intercettazioni

Pubblicato: dicembre 21, 2008 in Politica
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Insomma. Silvio vuole il presidenzialismo. Ma si sapeva. Lui mira al Colle. Questione sia di prestigio ma soprattutto di Lodo Alfano: diventerebbe praticamente improcessabile vitanaturaldurante. Eppure, non è tanto questa prospettiva a preoccupare perché se Silvio andasse al Colle per lo meno forse farebbe meno danni di quanti ne sta facendo come Presidente del Consiglio. Il problema è che di qui a poco tempo ci ritroveremo nelle stesse identiche condizioni della Russia: presidenzialisti e federali. Il che non è di per sé un male ma pensate davvero che non avremmo anche noi il nostro Putin? Pensate che questo Paese che delega il pensiero critico ai governanti, che divora Gomorra ma poi si adegua a votare i collusi con la mafia, non abbia piacere se un qualche Putin di turno conquista lo scranno del Quirinale? Accadrà anche questo. Per ora ce ne fanno gustare il sapore da lontano, la fragranza dell’ipotesi, ma di qui a qualche anno ci ritroveremo Silvio Berlusconi con pieni poteri. Un ex-pidduista – orgogliosamente rivendicato anche dal fondatore, Licio Gelli – presidente della Repubblica.

Veniamo all’altro tasto dolente: la riforma della giustizia e le intercettazioni. Sarebbe tutto già pronto, con un leggero foglietto in allegato: la lista dei reati ‘intercettabili’. Drasticamente ridotti nel numero e nella specie: solo quelli considerati “gravi”, punibili con pene superiori ai dieci anni. Si dice che resteranno immuni da eventuali restrizioni quelli a carattere mafioso…ma con una mafia imprenditrice, quali reati possono davvero definirsi ormai prettamente mafiosi? La mafia non corrompe? Non intimidisce? Non trucca le gare pubbliche? Insomma: la mafia commette tutta una serie di reati che non sarebbero più intercettabili perché considerati non ad esclusivo appannaggio della mafia, per rendersene conto basta “intuire” cosa Massimo Ciancimino starebbe riveando ai procuratori Antonio Ingroia e Nino Di Matteo sui rapporti tra Cosa Nostra e politica ai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino. Se un pm intercetterà un boss che corrompe, mi chiedo, quell’intercettazione potrà ancora avere un valore legale? Sembra quasi che il Governo sia rimasto indietro alla “maffia” ottocentesca, quella che ancora sparava. Ma c’è altro. Berlusconi ha detto che i cittadini non devono essere intercettati. Mi domando allora: esiste una categoria definibile “Cittadini” e una “impostori”? La prima tutelata e la seconda “intercettabile” (con i dovuti limiti)? Oppure tutti, anche chi commette reato, sono in pratica cittadini? Propenderei per la seconda delle ipotesi. Dichiarare che i cittadini non devono subire intercettazioni significa far gioco sulla coscienza. Chi ascolta sarà portato a sentirsi in primis “il cittadino”, dimenticando che anche i politici corrotti e i mafiosi sono cittadini allo stesso modo, “solo” disonesti. Si tornerà ad investigare come faceva Sherlock Holmes. A me un Paese simile fa seriamente paura. E non sono un comunista.

E poi c’è il resto della riforma della giustizia. Nella scorsa puntata di Annozero – sul finale – Massimo Giannini, ha chiesto all’avvocato Ghedini (ministro ombra della Giustizia) se davvero il Governo voglia separare la polizia giudiziaria dai pubblici ministeri. Ghedini ha glissato abilmente e Santoro – senza accorgersi – ha passato la parola a Sandro Ruotolo.
Separare la polizia giudiziaria (pg) dal pubblico ministero (pm) però non è un particolare di poco contro: rallenta le indagini, spezza la catena investigativa e fa dipendere l’uno, il pm, dal Ministero della Giustizia e l’altra, la pg, dal Viminale. L’anomalia è evidente. Si parla di snellire i processi ma si complicano le indagini, si limitano le intercettazioni, si dividono gli organi inquirenti. Il tutto per il bene supposto dei cittadini.

EF

commenti
  1. sR scrive:

    Il problema è che la maggioranza degli elettori italiani (cioè di quelli che votano) è come lui!
    questo paese merita uno come lui, non c’è nulla da fare.
    Un paese di ignoranti (per la maggior parte) merita di essere governato da un ignorante!

    scusa lo sfogo non ne posso più

  2. Redazione scrive:

    Un Paese di ignoranti non saprei…di sicuro un Paese di persone che preferiscono delegare alla politica il senso critico.

    Emilio

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