Pd, questione morale, corruzioni varie. D’accordo, nella frittata politica di questi giorni sembra esserci proprio di tutto e solo da una parte: il centrosinistra. La percezione deviata di questa rediviva “questione (im)morale” però rischia di travolgere il partito di Veltroni non solo a livello legale ma soprattutto a livello mediatico. Se le mele marce si possono isolare e mandare sbrigativamente al macero (ammesso che una cosa del genere davvero accada), la percezione di illegalità che ormai ricopre come una cappa il Piddì potrebbe stritolare Veltroni, D’Alema e tutta la combriccola “riformista” del neonato Partito democratico.

A ben guardare i media, infatti, la cosidetta casalinga di Voghera ha oggi l’impressione che a destra ci siano persone linde e pinte e che l’intera corruzione italiana si sia trasferita a sinistra: tutti vecchi democristiani o – peggio ancora – eredi di Craxi! Sicuramente in parte è vero ma è necessario sottolineare e ricordare che anche a destra ci sono persone – il presidente del Consiglio in primis – che hanno subito o stanno subendo numerosi processi giudiziari per ipotesi di reato più o meno gravi. E se il Piddì crollasse sotto il peso di questa cappa mediatica, la democrazia sarebbe davvero in pericolo. Il pluralismo, a quel punto, verrebbe seriamente messo in crisi dall’incapacità di ri-formarsi di un partito che forse non è mai giunto al suo livello massimo di maturazione. Nato, cresciuto e fondato in tutta fretta, mentre Prodi agonizzava politicamente. E adesso? Dove potrà trovare le energie per ripulirsi dall’interno? L’espressione più emblematica dell’attuale congerie di interessi che covano – in tempo di crisi – nelle viscere del Partito democratico è, ad oggi, la Campania di Bassolino. Un dalemiano di ferro che si ostina a non lasciare la poltrona nonostante abbia ben presente il suicidio politico cui va incontro. Veltroni, di contro, non ha la forza per smuoverlo dal suo tronuccio. E’ questo un particolare che dà la tara della situazione generale del partito e dell’impossibilità di un veloce ricambio dall’interno della classe dirigente del Pd.

Ad oggi, dunque, il Partito democratico viene dipinto come un covo di affaristi e collusi mentre – mi riferisco sempre alla casalinga di Voghera – sembra che nel Pdl tutto scorra come un torrente puro di montagna. Attenzione, non è così. E la vicenda Bocchino – di cui si parla sempre meno – lo dimostra.

Un’ultimo particolare che chiarifica ulteriormente (in parte) la situazione attuale: Veltroni e la sinistra non hanno l’abitudine di remare contro i magistrati e di far apparire l’indagato di turno come una vittima predestinata e premeditata dei  giudici. Il Pdl sì. Alla lunga però, quello dell’attuale maggioranza è un discorso che premia e le persone per strada ti dicono che Berlusconi – poverino – è un perseguitato.  Per il Pd il discorso, invece, cambia. Molti pensano che visto che nessuno protesta, qualche fondo di verità nelle accuse deve esserci (come sicuramente c’è). Ma il confine è labile e fangoso. A destra si rifiuta qualsiasi inchiesta davanti agli elettori, a sinistra invece si dice: “questo non è il mio partito, chi deve pagare qualcosa paghi”, ma si ottiene l’effetto opposto. Forse gli italiani hanno delegato al Governo anche la personale capacità critica? Forse. Ma siamo alla retorica…

EF

commenti
  1. Valentino Roiatti scrive:

    Non si può difendere l’indifendibile. C’è da scrivere un libro su questa nuova tangentopoli pezzi grossi della sinistra ci sono dentro fino al collo. Ora si salva solo Dipietro

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