Caso De Magistris: Napolitano chiede gli atti, indagati i magistrati di Salerno

Pubblicato: dicembre 4, 2008 in Politica
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E’ guerra aperta tra la procura di Catanzaro e quella di Salerno, nell’ambito dell’inchiesta su presunte pressioni subite dall’ex pm, Luigi De Magistris, durante lo svolgimento delle inchieste Why Not e Poseidon. Nel primo pomeriggio di oggi, inoltre, è stato lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per tramite del suo segretario generale, Donato Marra, a chiedere gli atti riguardanti le azioni giudiziarie intraprese dai magistrati di Salerno e Catanzaro.
“Tali atti d’indagine – si legge nella lettera inviata dal Quirinale a Lucio Di Pietro, procuratore generale presso la Corte d’appello di Salerno – per le forme e le modalità di esecuzione, hanno avuto vasta eco sugli organi d’informazione, suscitando inquietanti interrogativi. Inoltre, in una lettera al capo dello Stato – prosegue – il procuratore generale di Catanzaro ha sollevato vive preoccupazioni per l’intervenuto sequestro degli atti del cosidetto procedimento Why Not pendente dinanzi a quell’ufficio”. Marra ha chiesto quindi la trasmissione di atti e notizie utili “a meglio conoscere una vicenda senza precedenti, che […] presenta aspetti di eccezionalità, con rilevanti implicazioni istituzionali”.

Poco dopo la procura di Catanzaro faceva recapitare sette avvisi di garanzia ad altrettanti colleghi salernitani, ricevendo a sua volta il richiamo del Quirinale. Le ipotesi di reato per i magistrati di Salerno sono abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Secondo quanto riferito dal procuratore generale del capoluogo calabrese, infatti, le inchieste sarebbero ancora in corso e la sottrazione degli atti a Catanzaro comporterebbe un inevitabile blocco delle attività investigative. Secondo quanto riferito dagli stessi magistrati del capoluogo calabrese, comunque, i faldoni dell’inchiesta non si troverebbero ancora procura.

Immediate le reazioni dal mondo politico. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dichiarato: “credo che il Csm si appresti ad intervenire. Sono cose che non dovrebbero succedere”, mentre il senatore della Lega Nord, Roberto Castelli, si augura che “il presidente Napolitano fermi immedietamente quella che rischia di diventare una guerra tra bande. A prescindere da chi abbia ragione – ha continuato Castelli – è evidente che l’unica considerazione da fare è che la magistratura calabrese va profondamente riformata”. Mentre il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, esprime riserve sul gesto del Quirinale, sottolineando che “con tale decisione si rischia la criminalizzazione preventiva e preconcetta dell’attività d’indagine che sta svolgendo la procura di Salerno nei confronti dei colleghi magistrati calabresi e di atti d’indagine coperti dal segreto istruttorio”. Per il deputato Pdl Gaetano Pecorella, invece, “sta accadendo quello che non doveva accadere, e cioè che una volta entrata la politica nella magistratura questa finisce per intaccare e tagliare le radici della stessa magistratura”.

Enzo Iannelli, intanto, da Catanzaro fa sapere che “Se qualcuno entra nella mia Procura e commette dei reati, noi siamo competenti ad intervenire”. Una controdenuncia e una controinchiesta dunque che chiamerebbe in causa la procura di Napoli, competente per indagini che riguardino i colleghi di Salerno.
EF

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