«Bisogna essere pessimisti attivi», il giornalismo secondo Goffredo Fofi

Pubblicato: dicembre 3, 2008 in Politica
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Giornalisti, non passacarte. Potrebbe sintetizzarsi con queste due parole l’intervento di Goffredo Fofi durante la tre giorni organizzata a Capodarco da Redattore Sociale. Chi scrive sui giornali, ha sottolineato, deve darsi un limite e «sapere dove fermarsi nel rapporto con il potere», soprattutto quando la politica dimostra di aver perso sia il contatto con i cittadini sia il valore di bene comune che dovrebbe educare l’intera società.

Davanti ad una crisi della sfera etica così accentuata – ha continuato Fofi – il giornalismo di denuncia rischia di divenire «un meccanismo che gira a vuoto. La mafia, la corruzione e le connivenze persistono nonostante i titoli e le apertura che i quotidiani e i periodici dedicano agli scandali ed è quindi necessario mettere da parte il sensazionalismo e ripartire dall’educazione dei giovani a livello locale». Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e nella memoria collettiva, hanno i nomi e il volto di Don Peppino Diana e Pino Puglisi, trucidati il primo dalla camorra e il secondo da Cosa Nostra. Entrambi si erano opposti al dilagare dell’omertà e al suicidio guidato del senso civico, ucciso dalle connivenze politiche che rafforzavano quotidianamente la rete mafiosa che affocava le loro terre.

Oggi la situazione è migliorata ma non risolta e la necessità di incidere a livello locale sulla consapevolezza di quanti, per timore o noncuranza, preferiscono chiudere gli occhi davanti al marcio italiano, è imprescindibile. Quanto ai giornalisti, invece, il pericolo è che oltre alla penna vendano anche l’anima ai diversi padroni sotto cui si trovano a scrivere. «Bisogna essere pessimisti attivi», ha concluso Fofi, come dire che se la libertà di stampa oggi è oggettivamente un ideale forse utopico, è importante conservare una coscienza giornalistica etica ogni qualvolta si prende la penna in mano.
EF

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