Da oggi è battaglia tra procure attorno al caso De Magistris e all’inchiesta Why not. Da stamattina, infatti, sono in corso perquisizioni, sequestri e notifiche presso la procura di Catanzaro, da parte dei magistrati di Salerno.

Tutto ruota attorno a presunte irregolarità e pressioni subìte dal giudice dell’attuale riesame di Napoli – firmatario della denuncia – all’epoca dell’avocazione dell’inchiesta da parte dei vertici della procura di Catanzaro. Le perquisizioni e i sequestri, con contestuale notifica dei relativi decreti, sono infatti indirizzati a diversi magistrati in servizio nel capoluogo calabrese, e sono eseguiti da decine di carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, nonché da poliziotti della Digos della questura salernitana.

Le inchieste avocate a De Magistris erano due. La Poseidon, riguardante presunti illeciti nella depurazione delle acque, e Why not, sul sospetto uso illecito di finanziamenti pubblici. Procedimento quest’ultimo che aveva visto coinvolti l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, e l’allora Guardasigilli, Clemente Mastella.

Un primo pronunciamento dei magistrati salernitani, nel giugno scorso aveva in seguito accertato la correttezza dell’operato di De Magistris e nella richiesta di archiviazione avevano evidenziato «gravi ingerenze», sostenendo che «i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà dell’azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale». Mentre secondo i magistrati «le indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato».

La partita tra procure, dunque, è quanto mai aperta.

EF

© Periscopio

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