Alessandro Leogrande (sulla destra)

Puglia terra di pomodori e braccianti, di schiavi e caporali. Il ritratto di una delle regioni più floride e produttive d’Italia è un campo agricolo indistinto, punteggiato di esistenze chine su piante e cassoni di pomodori, costrette a lavorare per pochi spiccioli di euro ogni giorno. Sono gli schiavi dell’Europa e dell’Italia contemporanea. Nel burocratese, il loro viene definito “lavoro nero”.

A raccontare la realtà pugliese, durante la tre giorni di incontri dal titolo “Algoritmi, giornalisti oltre i motori di ricerca” organizzata da Redattore Sociale, è stato Alessandro Leogrande, autore del libro-inchiesta “Uomini e caporali”, edito da Mondadori. «Decine di migliaia di persone ogni anno si riversano e spariscono nei campi del Tavoliere delle Puglie per raccogliere pomodori – ha dichiarato Leogrande -. Non è raro che vengano ritrovati i corpi dei braccianti morti e abbandonati sul ciglio delle strade per simulare un incidente».

«Nei campi coltivati circola di tutto, anche anfetamine che disciolte nell’acqua permettono agli schiavi moderni di superare stanchezza e caldo». E poi casali diroccati, materassi buttati sul pavimento, intrisi di terra e sporcizia, quasi totale assenza di servizi igienico sanitari. È questa la realtà di quanti (circa 15mila persone), attratti da una paga che per gli standard della povertà sembra un miraggio – 6 euro a cassa di pomodori, insieme a vitto e alloggio – raggiungono i campi pugliesi. All’arrivo però, li aspettano bastonate, insulti e fatica. La paga si rivela poca cosa e a decidere come e quando si viene pagati sono i caporali.

Il primo – non a caso definito ‘storico’ – processo contro i mercanti di manodopera schiavizzata risale al febbraio di quest’anno e ha condannato a 10 anni di carcere cinque capicellula (o caporali) accusati di aver ridotto in schiavitù centinaia di braccianti nella zona della Capitanata pugliese.

Una nota a parte la meritano gli scomparsi. Decine di persone – in prevalenza polacchi – fagocitati dai campi e mai più ritrovati. La polizia di Varsavia ha aperto un sito internet con le foto dei dispersi, nella speranza che qualcuno possa riconoscerli e ritrovarli. E se capita di riconoscere un tumulo di terra con un bastone conficcato nel terreno, quasi sicuramente si tratta della sepoltura di uno dei tanti braccianti irregolari, morti di lavoro nero.
L’emergenza è ancor più paradossale se si pensa che dopo gli Stati Uniti, l’Italia è il secondo Paese produttore di pomodoro al mondo: 50 milioni di tonnellate l’anno. La Puglia, da sola, ne raccoglie il 30 per cento. La legge regionale pugliese contro il lavoro nero, varata a fine 2006 (la prima in Italia), sta contribuendo a responsabilizzare le imprese ma i suoi effetti sono ancora limitati e rischiano di essere condizionati dalle recenti decisioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. La direttiva emessa a fine estate, infatti, intima di focalizzare l’azione ispettiva sulla ‘sostanza’ e non sulla ‘forma’, creando un’impasse normativa anomala dove l’ispettore rischia di andare contro le normative o di non rispettare la direttiva ministeriale.

Scarica l’intervista

EF

© Periscopio

commenti
  1. Stefano Martemucci scrive:

    Comprero’ al piu’ presto il tuo libro per approfondire l’argomento, ti invito a leggere questo mio articolo che riporta un gesto di orgoglio dei braccianti del mio paese avvenuto negli anni 50.
    Saluti

    http://www.itineraweb.com/ac/bc/storia_castellaneta.php

  2. fabio scrive:

    Sono un ragazzo di Orta Nova e studio a Pescara ormai da diversi anni.
    Non ho letto il tuo libro ma ho visto l’intervista nel programma “Parla con me” andato in onda su raitre…
    Vergogna, questa è la sensazione che ho provato nel sentir pronunciare…:”a 800m da Orta Nova”.
    Spero nella crescita del mio paese, soprattutto morale, ce l’ho nel cuore, ma nn voglio più essere testimone di quegl’occhi spenti che appartengono non solo agli umoni dell’Est, ma a molti “sfortunati”(indotti alla sfortuna)della mia città.

  3. anonimo scrive:

    ma tu che ne sai….fai ora la fortuna su la mezza verità…tu non lo sai nulla di questo fatto…hai publicato una fibba per nani intelettuali…ogni uno vuole essere famoso a costo d racontare le balle…complimenti per le sciochezze…

    • Redazione scrive:

      Mi piacerebbe sapere quali “sciocchezze” e “mezze verità” avrebbe raccontato Leogrande. Finché non le spieghi tu per primo, queste tue parole non hanno alcun senso. Buona vita.

  4. anonimo scrive:

    delle violenze che non avevano il posto…avete misurato tutti allo stesso livello…balle….balle…balle…non e giusto che certe persone devono pagare i errori degli altri…

  5. anonimo scrive:

    giusto per … ho vissuto tutto e fino ad ora vivo questo incubo pagando gli errori di un altra persona pure se non ho fatto nulla di quello che dicono…allora secondo voi e giusto ascoltare le false vittime?che al posto di lavorare hano scelto il vino e ora non lo sanno cosa raccontare alle sue famiglie,per come mai dopo mesi non hanno guadaniato niente…o pure non tornano propio,nascondendo si per bari,foggia ecc,ogni giorno cercando le mosine per vino,sigarette….dormendo e mangiando al caritas??povere vittime,minacciate,senza mangare,pichiate…stronzate…e poi ancora non si fanno sentire…scomparsi…bla,bla,bla

  6. Paolo scrive:

    Prima di tutto, caro anonimo, impara a scrivere. Altrimenti si potrebbero creare problemi di comunicazione tra alfabetizzati e analfabeti. In secondo luogo, raccontaci un po’ quali sono le falsità che direbbe Leogrande. Siamo qui, pendiamo dalle tue labbra. Che ti è successo? ti sei beccato una denuncia per impiego di manovalanza al nero? Raccontaci tutto. Che ti hanno fatto questi polacchi?

    • Redazione scrive:

      Raccontaci tutto. Esattamente…altrimenti non ha molto senso tutto questo. Sull’italiano imperfetto non importa, non credo tu sia italiano. Ma raccontaci tutto, altrimenti – ripeto – le tue parole non hanno senso…

  7. le competenze linguistiche lasciamole da parte, l’importante è capirsi. credo, e lo dico perchè di queste cose ne ho viste tante, ho letto abbastanza e ascoltato molto, soprattutto le storie di questi polacchi, dei ragazzi africani, di coloro che passano l’estate piegati sugli sconfinati campi della Capitanata, che il colpevole in sè, non sia il caporale, o il datore di lavoro, il padrone. essi sono solo il braccio di un sistema che miete vittime a prescindere dal colore, dalla provenienza, dallo status di regolare o clandestino. è un sistema che cerca il minor costo del lavoro possibile, che mette i penultimi contro gli ultimi e questi contro gli ultimissimi. Anonimo e i polacchi, dovrebbero essere solidali, condividere la lotta, l’esistenza e invece si trovano da parti opposte, in due trincee a combattere.
    e noi nel mezzo con una misera bandierina bianca…

  8. rossella scrive:

    ciao Alessandro,scusami se ti scrivo qui ma non so come contattarti.Se vorrai farti sentire tu,qui troverai la mia e-mail.Sono la ragazza che seguiva il convegno a foggia,via le mani dagli occhi”il pregiudizio”spero ti ricorderai di me.con la speranza di risentirti presto,ti mando un cordiale saluto.
    ROSSELLA

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