Mafia spa: un’azienda da 130 miliardi di euro

Pubblicato: novembre 13, 2008 in Politica
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Centrotrenta miliardi di euro. A tanto ammonta il fatturato annuo delle quattro maggiori organizzazioni criminali presenti in Italia: Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Camorra. Con utili netti che si aggirano attorno 70 miliardi.

A dare le cifre è lo studio Sos imprese, di Confesercenti, secondo cui il solo ramo commerciale della criminalità – mafiosa e non – ha superato i 92 miliardi di euro di fatturato, una cifra che messa in relazione al prodotto interno lordo nazionale, ne costituirebbe il 6%. Se si considera poi che secondo le ultime stime dell’Istat-Ires (rapporto 2006, “Emersione dal lavoro nero, diritti e sviluppo”) il lavoro sommerso – spesso inserito nelle economie mafiose – costituisce un altro 17% del Pil, la produzione “legale” italiana viene relegata in una percentuale assai limitata.

Secondo Confesercenti, inoltre, ogni giorno sarebbero circa 250 i milioni di euro che dalle tasche dei commercianti passano nelle casse mafiose. L’equivalente di 10 milioni l’ora e di 160 mila euro al minuto. E gli interessi riguardano i settori agroalimentare, turistico, ittico, i servizi alle imprese e alla persona, gli appalti, le forniture pubbliche, per finire con il settore immobiliare e finanziario. Un vero e proprio impero economico capace di infiltrarsi lì dove ci si aspetterebbe di trovare invece lo Stato.

Tra i canali privilegiati di sovvenzionamento, l’usura colpisce circa 180mila commercianti ed ha un giro d’affari pari a 15 miliardi di euro. Quanto una finanziaria. E un terzo dei proventi si ricavano in Campania, Lazio e Sicilia. In crescita anche i ricavi relativi alla contraffazione, al gioco clandestino, alle scommesse e all’abusivismo, ma resta il racket la linea di credito favorita alle mafie.

Un ambito in cui mai ci si aspetterebbe di trovare la mafia è, invece, il mercato ittico: vale 2miliardi di euro, e coinvolge circa 8.500 esercizi al dettaglio. In questo caso la frode è particolarmente difficile da scovare poiché una volta immesso nella catena di distribuzione, il pescato illegale diviene legale. I recenti dati della Fao hanno dimostrato che ben il 75% del pesce presente sul mercato è stato pescato di frodo.

La differenza Nord – Sud, infine, c’è anche nell’ambito delle mafie. Basandosi su riscontri processuali ed investigativi, infatti, il rapporto ha messo in evidenza la “doppia morale” di alcuni imprenditori: ligi alle regole dello Stato quando operano nel Centro-Nord, pronti a scendere a patti con le mafie quando ricevono commesse al Sud Italia.

EF

Scarica il rapporto: decimo_rapportososimprese

commenti
  1. V3N0M scrive:

    l’articolo non tiene conto degli enormi proventi derivanti dal controllo del traffico di droga..
    la doppia morale ti viene per forza, al sud hai poco da scherzare quando ti arriva a casa gente che con modi spicci ti da istruzioni sul da farsi.
    la risposta al “perchè” te le sei data tu quando dici “Un vero e proprio impero economico capace di infiltrarsi lì dove ci si aspetterebbe di trovare invece lo Stato.”. se io non trovo lo stato, non sono matto fino al punto di oppormi come singolo cittadino alla criminalità organizzata. da questo punto di vista sono ampiamente comprensibili anche le reazioni delle massaie di napoli che manganellano la polizia: la microeconomia dipende dalla camorra, a quel punto è ridicolo andare ad arrestare gente una tantum quando non sei in grado di garantire la legalità e la presenza delle istituzioni in generale-mi sembra ovvio che la gente poi ti sputa in faccia e difende i camorristi.

  2. Redazione scrive:

    Carissimo V3n0m, certo i singoli cittadini da soli non si possono opporre alle mafie. Ma è anche vero che non sempre lo Stato lascia soli e che ci sono numerose associazioni nate a protezione di chi vuole svincolarsi dalle mafie. Il problema è che una volta che il singolo scende a patti con gli aguzzini, ha finito di vivere. Perché ti chiedono sempre di più. Fino a succhiarti il midollo. Che in alcune zone poi la gente difenda i camorristi, è dovuto al fatto che – come scrivi tu – lì lo Stato non è mai esistito se non per gli arresti.
    Il problema, aggiungo io, è che un sistema criminale tanto esteso è ben difficile da sovvertire e non so neanche se ci sia o se ci sarà mai una reale volontà di farlo. Se tutti questi soldi sparissero all’improvviso, infatti, credo crollerebbe l’intero sistema-Paese.

    Emilio

  3. V3N0M scrive:

    d’accordissimo sui gruppi di cittadini magari aiutati da quelle poche parti di stato sano che sopravvivono.. però…resto semrpe dell’idea che un conto è avere uno stato marginalmente colluso, a quel punto diventa un problema al massimo di politici locali da estirpare e sarebbe il loro partito di appartenenza a farli fuori; per intenderci se la situazione fosse questa, uno come cuffaro sarebbe in galera per concorso esterno o per associazione mafiosa diretta.da tempo. e non avremmo lombardo adesso.
    un altro conto è avere un presidente del consiglio coinvolto in passato in inchieste su droga e mafia (poi affossate), stragi di giudici e chi più ne ha più ne metta,senza dimenticare il suo braccio destro nonchè fondatore del primo (ex) partito italiano con una bella condanna in primo grado sempre per mafia.. e prima di lui c’erano andreotti e amici. se la situazione di collusione è a questi livelli,le speranze, nonostante gli sforzi e le associazioni, sono quasi a zero.
    non sono sempre d’accordo quando dici “una volta che il singolo scende a patti con gli aguzzini, ha finito di vivere.”, questo può valere per l’usura ma in altri contesti la collaborazione con le mafie porta anche dei benefici, seguendo la logica del ‘do ut des’.

  4. Redazione scrive:

    @V3n0m: l’antistato non porta mai benefici. Per il semplice motivo che chi scende a patti lo fa in una posizione di svantaggio. Se un giorno i clan decidono di alzare il prezzo o le richieste, si finisce come Michele Orsi, trucidato a Casal di Principe dopo che, viste le continue richieste di tangenti, aveva deciso di rivolgersi allo Stato vero e proprio e di vuotare il sacco. L’usura è poca cosa se sei un commerciante, protetto, ma a cui viene sempre elevata la percentuale del pizzo o del racket.
    Una volta lessi da una parte che Reggio Calabria è una città sicura perché la ‘ndrangheta la mantiene tale…bella consolazione. E il resto? Siamo davvero così ciechi? Nello stesso post qualcuno diceva che l’antimafia è moralismo. No, l’antimafia in questo Paese è forse una delle poche occasioni che restano per dimostrare di avere una dignità di cittadini ma prima ancora di persone. Sarò un illuso forse, ma sono orgoglioso di esserlo.

    Emilio

  5. V3N0M scrive:

    ma difatti, tu parli di antimafia come occasione, io rispondo che un eccezionale pool antimafia è stato smontato una prima volta con l’esplosivo e una seconda con una serie di leggi che hanno portato tale (addomesticato) grasso a ricoprire il ruolo di caselli. sul resto posso solo ribadire che se ci sono cittadini che si sentono meglio se protetti dalla mafia ci sarà un motivo..forse è meglio pagare il pizzo delle tasse, forse sarà che se sei protetto dalla mafia nessuno ti tocca mentre qui c’è gente che muore anche per una rapina in negozio o magari solo per il fatto di non avere un’alternativa credibile: e quindi si ritorna sempre allo stato,che non c’è e se c’è nella maggior parte dei casi è colluso. da qui io non mi schiodo, l’unico modo per attaccare la mafia è distruggere i legami con l’alta borghesia e la politica..i gruppi di cittadini e le associazioni non hanno nessuna speranza di raggiungere l’obiettivo, al massimo possono (e devono) dare man forte ai pezzi di istituzioni che resistono.
    credimi, anch’io a livello ideale mi opporrei al pizzo e al resto; però se dovessi trovarmi in una situazione REALE, non sarei più cosi tanto sicuro di dar seguito ai miei pensieri ideali, anche perchè una volta che denunci esponi te stesso e tutti i tuoi famigliari a ritorsioni che possono verificarsi anche a distanza di anni. non sono un eroe.

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