Camorra: l’incognita di 50 chili di tritolo. Arrestati due presunti killer di Castelvoturno.

Pubblicato: novembre 8, 2008 in Politica
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La notizia è di quelle da far gelare il sangue nelle vene: 50 chili di tritolo sarebbero nelle disponibilità della Camorra, nascosti chissà dove e pronti ad uccidere. L’informativa proviene direttamente dal Viminale e sarebbe stata confermata anche dalle questure di Napoli e Caserta. Il condizionale è d’obbligo ma l’allarme è altissimo.

E si stringono le maglie di protezione intorno a Roberto Saviano, lo scrittore che con Gomorra ha svelato all’opinione pubblica il fenomeno camorristico, e al pubblico ministero Raffaele Cantone, minacciato insieme a Saviano e alla giornalista de Il Mattino, Rosaria Capacchione, dai latitanti Antonio Iovine e Michele Zagara, attraverso una lettera letta dai loro legali durante una delle ultime udienze del processo Spartuacus.

Su fronte dell’antimafia, intanto, ieri sono stati catturati due dei presunti sicari della strage del 18 settembre a Castelvolturno. Si tratta di Antonio Alluce e Davide Granato, arrestati a Villaricca, nel napoletano. Resta latitante, invece, quello che è ritenuto il capo del commando,  Giuseppe Setola. Mentre Oreste Spagnuolo, anche’egli appartenente al gruppo di fuoco entrato in azione a Castelvolturno, pentitosi appena 72 ore dopo l’arresto, ha raccontato ai magistrati: «Setola mi ha parlato del fatto che cercava di procurarsi un detonatore con telecomando. Non mi ha spiegato cosa voleva farci ma diceva che era un modo facile per uccidere». E le parole di Spagnuolo ricordano la strage di Capaci dove, il 23 maggio del 1992, cinque quintali di tritolo piazzati da Cosa Nostra sotto un cavalcavia dell’autostrada A29, massacrarono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrato Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Un legame, quello con Cosa Nostra, che la Camorra coltiva fin dagli anni Settanta, quando il clan dei Nuvoletta, tramite Antonio Bardellino, controllava per conto della mafia siciliana gli sbarchi di sigarette sul litorale domizio, nei pressi del villaggio Coppola a Pianetamare, proprio nel comune di Castelvolturno.

La notizia del presunto piano dei Casalesi è giunta al termine di una giornata di manifestazioni contro la Camorra, organizzata da Sinistra democratica a Casal di Principe. In pochi però hanno dato risalto all’allarme lanciato dal Viminale, l’Italia guardava ad Obama e alle battute infelici del premier Silvio Berlusconi.

EF

Pubblicato su Il Periscopio

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commenti
  1. Neclord scrive:

    Se vabbè, a quando gli ordini nucleari? Ma stiamo dando fuori di matto. Io mi chiedo perchè lo Stato non abbia già mandato un esercito di poliziotti a spazzar via tutti questi criminali. In America farebbero un assalto con l’FBI, noi invece lasciamo che la mafia si infiltri nel governo locale e nazionale. Che schifo.

  2. Redazione scrive:

    Caro Diego,
    ieri leggevo un libro che ti consiglio. Edizioni Feltrinelli, di Francesco La Licata, “Storia di Giovanni Falcone”. Ebbene, nel testo Francesco racconta come il giudice palermitano, dopo l’attentato fallito all’Addaura, avesse ben chiara la realtà che a volerlo uccidere non era la mafia ma forse qualcun’altro. Per mano della mafia. Falcone non parlò mai apertamente di “Servizi”, se non in una conversazione veloce con la sorella Maria. Ma come vedi, è storia che lo Stato a parole evochi l’antimafia e nei fatti remi contro tutti quelli che tentano davvero di estirpare questo cancro. Quando La Licata venne ad incontrarci gli chiesi: la mafia siciliana appare in grande difficoltà, ma anche l’antimafia sembra essere praticamente immobile, che sta succedendo? E lui, con grande onestà mi rispose: si attende solo che tutto torni come prima. E’ sempre stato così ed anche adesso, dopo gli arresti dei Lo Piccolo, si sta verificando la stessa identica cosa.
    Lo Stato, insomma, senza la mafia non riesce a sopravvivere. E 900miliardi di euro di fatturato annuo parlano chiaro: sconfiggere le mafie significherebbe mettere in crisi l’intero sistema Paese. Lo Stato parla bene e razzola male. E purtroppo per noi siamo in Italia. Con Sivlio Berlusconi al Governo.

    Emilio

  3. Neclord scrive:

    Ho capito. E’ un pò quello che penso io. La mafia non è niente meno che una distorsione dello stato la dove ci sono le condizioni per instaurare facilmente attività criminali. Io credo fortemente che all’interno del parlamento ci siano persone informate dei fatti e amiche di “qualcuno”, ed è per questo che il nostro paese sembra immobile, schiavo di una certa dottrina, di una casta di politici intoccabili che si credono semidei.

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