Quando la vita vale 1700 euro

Pubblicato: novembre 1, 2008 in Politica
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L’incognita è il coraggio. Ci si chiede con quale coraggio l’Inail abbia potuto assegnare al padre di Roberto, un ragazzo ventenne di Paré (Como) morto sul lavoro – un incidente stradale mentre in sella a suo motorino consegnava la posta – due assegni risarcitori pari a un totale di 1.725 euro. Tanto valeva la vita di un giovane con contratto a tempo determinato. Uno dei tanti, di quelli che poi magari alle Poste Italiane facevano anche causa. E invece è morto. «Mio figlio lo posso solo piangere – racconta il padre – Questa è la verità. Roberto non me lo riporterà in vita nessuno, lo so bene, ma non avrei mai immaginato che la vita di un ragazzo di 20 anni, che oltretutto lavorava con passione, valesse una miseria, poco più di 1700 euro». Ed infatti è assurdo. E’ una di quelle storie di incomprensibile burocrazia in cui si liquida con un timbro il dramma di una vita.

E le spiegazioni dell’Inail fanno rabbrividire: «Hanno detto che mio figlio non aveva eredi, non manteneva la famiglia e, quindi, aveva diritto solo all’assegno funerario».

EF

commenti
  1. Neclord scrive:

    Che bastardata. Non ci sono parole. Con i tempi che corrono non mi sorprende affatto.

  2. Redazione scrive:

    Follia collettiva del burocratese, dove l’umanità scompare divorata da un plico di carta bollata.

    Emilio

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