Prendendo spunto dall’articolo di un mio caro amico e collega, mi fermo a riflettere sul male che attanaglia la nostra politica o forse, e sarebbe ancora peggio, sul vizio di forma che monopolizza l’informazione nostrana: la parallasse. Nella matematica la parallasse indica la variazione dell’angolo di spostamento di un oggetto rispetto a un punto, in modo da calcolarne la distanza. Un qualcosa da fare con un occhio chiuso insomma. Ma spesso la politica usa una sorta di parallasse deviata, sbaglia i calcoli e si focalizza sull’oggetto sbagliato pur di non dare attenzione a quello vero e concreto. In questo caso l’angolo di distanza è costituito dalle cifre: dalla battaglia su quanti fossero i partecipanti alla manifestazione del Pd. E gli italiani abboccano. Se ne stanno lì imbambolati ad ascoltare il premier, Silvio Berlusconi, che non risponde alle accuse lanciate in piazza da un Veltroni che finalmente si è reso conto di dover fare opposizione ma discetta solo di cifre e numeri: non erano due milioni e mezzo ma 200mila. O giù di lì.

Sinceramente a me non interessa sapere quanti fossero i partecipanti. Io c’ero. E con me tanta altra gente che voleva dare un segnale forte alla maggioranza, dimostrare che la democrazia prevede anche una controparte di cui il “manovratore” – come Veltroni ha definito Berlusconi – non può non tenere conto. Eppure media , giornali e politici hanno spostato l’attenzione non sui contenuti e sui problemi sollevati da Veltroni – invitato dal premier ad “andare in vacanza” per “lasciarlo lavorare” – ma sui numeri. Sulla nebbia. Qualcuno ha sentito il capo del Governo rispondere NEL MERITO delle accuse anciategli dal suo omologo dell’opposizione? No. Tutti concentrati a parlare di quanti “mila” stessero in piazza, al Circo Massimo. E nessun giornalista si è preoccupato di incalzare il premier “cinese” perché specificasse quali fossero le “frottole” pronunciate dalla sinistra. E gli italiani si sono ritrovati a discutere non dei temi e dei problemi ma dei numeri, di aria fritta, di nebbia, di nulla.

EF

commenti
  1. Neclord scrive:

    Inizio a stancarmi di leggere “italiani” accostato da frasi critiche, scortesi o patetiche. Credo che sarebbe giusto dividere questa nazione in onesti e disonesti, pensatori e pecore, democratici e fascistoni. Io mi sento più italiano oggi che nell’opaco biennio di Prodi. E’ nei momenti grigi che si vedono le persone più luminose, e io mi sento un faro, come tante altre persone. I numeri della manifestazione contano poco. Ciò che conta è che se per una qualsiasi fatalità Ualter si è svegliato, ne gioveremo tutti in futuro. Speriamo.

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