L’ultima lettera di Adolfo Parmaliana

Pubblicato: ottobre 19, 2008 in Politica
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Di seguito pubblico l’ultima lettera di Adolfo Parmaliana, professore di chimica all’università di Messina, mort suicida una settimana fa, dopo aver denunciato la mafia e subìto indebite pressioni di natura giudiziaria. La trascrizione si deve a L’Espresso.

Lettera autografa di Adolfo Parmaliana

Lettera autografa di Adolfo Parmaliana

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

(15 ottobre 2008)
Fonte: L’Espresso
commenti
  1. V3N0M scrive:

    suicidarsi o scappare all’estero non mi sembrano le migliori soluzioni, a questo punto meglio starsene buoni buoni senza denunciare nulla. non si può decidere di iniziare una battaglia se non si ha la fibra morale per portarla a termine, da vincitori o da sconfitti… e magari prima di esporsi cosi tanto,sarebbe meglio creare associazioni o gruppi per poter meglio fronteggiare gli ostacoli, enormi, che si trovano sul cammino.

  2. Redazione scrive:

    Non sono le migliori delle soluzioni, sono d’accordo con te. Ma è anche vero che alla fine siamo tutti uomini e non perfetti automi con risposte giuste per ogni occasione. Quindi in fondo non mi sento di criticare nessuno. Né Saviano né Parmaliana. Non sono io a vivere situazioni che sicuramente adesso non potrei capire a fondo, ne loro dramma di vita. Sulle associazioni sono d’accordissimo con te. E quelle che esistono, ad esempio contro il pizzo, fanno già molto.

    Emilio

  3. gae69 scrive:

    Forse la rassegnazione all’ingiustizia e’ la miglior cosa ??????????????
    da noi la ‘mafia ‘ non e’ quella che uccide con la pistola o quella che chiede il pizzo ,,,,,,, ma e’ quella che sta dentro le istituzioni che e’ ancora piu forte della mafia stessa , quella che ti blocca lavori non ti rilascia autorizazzioni licenze e quant’altro se non appartieni a questo o quella corrente politica , io vivo in un centro vicino a t.vigliatore i sorprusi si vivono quotidianamente

  4. Neclord scrive:

    La mafia siede in Parlamento. Inutile chiamarla “organizzazione criminale”. E’ parte del Paese. Ci sono persone a cui fa comodo da morire e se non faremo pulizia la dove si “governa”, inutile illudersi di levarla dalle strade.

  5. Musicoloco scrive:

    COMBATTERE, ragazzi, COMBATTERE. Non soccombere. Adolfo è stato un coraggioso prima e uno sconfitto dopo. Si è suicidato perchè al mondo qualcuno ha ancora l’onore inteso nel senso più puro del termine.

    Il sistema attuale nasconde delle forme di sovvertimento dei valori che non abbiamo mai conosciuto finora. I motivi sono ancora una volta i soldi, quelli pubblici, i vostri soldi.

    Adolfo era il classico onesto che rimane isolato sul cocuzzolo di una montagna che sta per eruttare la lava del malaffare, più che in passato.

    COMBATTERE!

  6. Redazione scrive:

    Io temo che sia in realtà un combattimento talmente personale da divenire singolo…lo Stato in certe zone è talmente colluso che davvero mi sembrerebbe di impazzire…

    Emilio

  7. Vally scrive:

    La verità è che non ci sono parole con le quali a 20 anni io possa esprime l’assoluta mancanza di fiducia nelle istituzioni ITALIANE e non strettamente e necessariamente siciliane.Rispondo a V3N0M dicendo che sebbene io creda che il suicidio non sia una soluzione, sono fermamente convinta del fatto che vivere senza “la felicità, la gioia di vivere […]la voglia di fare, la forza per guardare avanti” sia denigratorio e privo di alcun senso. C’è chi prova a vivere sottostando a uno stato di cose che non prova neanche a cambiare, c’è chi sceglie di combattere e c’è chi, sebbene scelga di cambiare le cose, un giorno semplicemente si stanca e decide di lasciare la vita anzichè piegarsi alla volontà di chi ha reso e rende tuttora la vita una lotta (Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio)anche in un paese “DEMOCRATICO E CIVILE” come il nostro.

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