E se davvero Roberto Saviano se ne andasse? Se lasciasse l’Italia per costruirsi una nuova vita, chi potrebbe criticarlo? Chi dargli torto? Chi accusarlo di vigliaccheria? Forse solo quanti in televisione da Casal di Principe vanno ripetendo una cantilena che nemmeno fa più notizia: ha fatto tutto questo per soldi. E adesso se ne va, aggiungerebbero. Vigliacchi! Chi sta fermo, chi non muove un dito per cambiare le cose e in primis la propria vita ma subisce il sistema altrui è il primo vigliacco. E per chiudere gli occhi su quanto non funziona nella propria terra, accusa gli altri.

No Roberto, lasciati alle spalle tutto questo. Ma senza andartene, perché dopo giornalisti del calibro di Indro Montanelli ed Enzo Biagi che con il loro coraggio hanno spesso contribuito a tenere dritto il timone dell’Italia, adesso il nostro Paese ha bisogno della tua penna, della tua voce, della tua testimonianza.

Se te ne andrai tu, in molti stapperanno lo champagne, pur mostrandosi contriti davanti alle telecamere. E sarebbe quella la parte marcia e bacata dell’Italia. Ma un numero infinitamente più grande di persone, quelle oneste, sentirebbero di aver perso qualcosa. Come un padre che lascia moglie e figli e gli racconta “papà parte ma poi torna”: si sa che c’è ma non è più lo stesso. E la madre sarà più sola e i figli più indifesi. Paragone indubbiamente azzardato, ma questa democrazia ha BISOGNO della penna di Roberto Saviano, delle tue parole, della tua bravura, della tua foga, finanche delle tue incertezze, del tuo mostrarti uomo pur nelle difficoltà. Oggi l’Italia è piena di presunti giornalisti che si credono tali solo perché seguono le code lunghe dei pinguini dei politici, senza sporcarsi mai le mani con la realtà e soprattutto con la verità. Ne ho avuto esperienza diretta. Di quelli possiamo anche fare a meno, ma non di te.

Se te ne andrai tu, tanti giovani come me che stanno studiando per divenire giornalisti in nome di un’etica e di un senso profondo della professione, che fine farebbero? Tu, Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, Gigi Di Fiore, e tanti altri, siete persone da cui imparare, da cui prendere esempio sia di costanza che di fortezza pur nelle difficoltà. Sai, spesso ho immaginato che lì sulla croce e prima ancora durante la marcia verso il Golgota, Gesù Cristo abbia pensato tra se “ma ne è valsa la pena?”. Eppure anche a lui avevano dato la possibilità di rinnegare tutto. E prima che figlio di Dio, Gesù era un uomo, con tutti i timori, le paure e le lacrime che la sua scelta poteva portare e comportare. Eppure è rimasto affinché le persone vedessero e continuassero a credere in ciò che aveva fatto, detto e predicato. A differenza di 2008 anni fa, nella nostra Italia lo Stato ti proteggerà e tutti quelli che ti hanno letto e che ti seguono, sono con te. I veri urlatori solitari, invece, sono i mafiosi. Non tu. Di questo devi esserne consapevole. Sempre.

Stamattina (ieri, adesso è l’01.05 di notte) quando ho letto la tua intervista a Repubblica, sono rimasto di stucco. Se se ne va anche lui, mi sono chiesto, chi ci resta? E’ davvero questo solo un Paese da dimenticare…e la speranza quella che ti ha animato e permesso di scrivere Gomorra, dov’è finita…?

Magari potessi rispondermi…

Chiudo lasciandoti quella che è la mia motivazione al giornalismo. E’ un periodo di un classico della letteratura. Si tratta de Le Città Invisibili di Italo Calvino, l’epilogo: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Per questo ed esclusivamente per questo periodo de Le Città, ho deciso di tentare la carriera giornalistica. Te lo lascio qui Roberto. Forza.

Emilio (EF)

commenti
  1. Daniela scrive:

    Emilio… non ci sono parole. Bellissimo. Vero. Perfetto.

  2. Redazione scrive:

    Troppo buona😉

    Emilio

  3. annalisa scrive:

    Hai scritto proprio una bella lettera…ma qualunque decisione prenda Saviano, non gli si potrà rimproverare davvero nulla. Aver prestato la sua penna alla Verità è già stato un grande atto di coraggio.

    Buon lavoro,
    annalee

  4. Giulia scrive:

    Caro Roberto,
    non so se mai leggerai questo blog o se ti possano minimamente interessare le nostre opinioni… Però tento lo stesso.
    Credo sia impossibile, per noi, immaginare una vita sotto scorta, con la continua minaccia di venire ucciso, senza la possibilità di spostarsi e comportarsi come una “persona qualunque”. Fai bene ad abbandonare questo Paese, Roberto. Quello che ti è stato chiesto è un prezzo troppo alto. Hai lasciato pagine bellissime, mosso le coscienze. Potrai continuare a farlo anche dall’estero. O se vorrai smettere, ti assicuro che hai già fatto abbastanza. Così potrai riprenderti la tua vita. Ti auguro di essere felice, come qualsiasi ragazzo della tua età. Anche di più, perché davvero te lo meriti.
    G.

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