Ricordando Adolfo Parmaliana

Pubblicato: ottobre 7, 2008 in Politica
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Adolfo Parmaliana

Adolfo Parmaliana

Il nome di Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina, non lo conosceva nessuno o quasi in Italia. Eppure nel comune di Terme Vigliatore, nel messinese, la sua voce e la sua determinazione l’avevano conosciuta in molti. Proprio grazie a Parmaliana, infatti, la giunta municipale venne sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2005 e subito dopo partì il processo. A dire il vero ce ne furono due. Un procedimento giudiziario – per assurdo – riguardò lo stesso Parmaliana, accusato di diffamazione e rinviato a giudizio pochi giorni fa. Al colpo Parmaliana non ha retto. E si è suicidato il 3 ottobre scorso lanciandosi da un cavalcavia. Sul sedile della sua auto una lettera che rimandava ad un dossier, consegnato poco prima nelle mani del fratello del suo avvocato, con nomi e cognomi di boss e di giudici che, a giudizio di Parmaliana, avrebbero rallentato processi e sentenze. La procura di Patti indaga.

E vi ricordate anche Rita Atria? La pentita che visse sotto l’ombra del giudice Paolo Borsellino? Si suicidò una settimana dopo la strage di via D’Amelio. Aveva forse compreso di essere stata lasciata sola dallo Stato.

Il fratello di Parmaliana, Biagio, ha spiegato con queste parole la vicenda: «Le sue battaglie davano fastidio a pezzi di Stato e magistratura, diceva di sentirsi vittima di ritorsioni da parte di questi uffici. Ritorsione diventata manifesta col rinvio a giudizio per diffamazione. L’ha vissuto – conclude – come la rappresaglia di un sistema deviato che domina nella zona e che lui ha pensato di sconfiggere sacrificando la vita». La sconfitta è però non della magistratura ma di uno Stato che lascia spesso soli i testimoni e quanti trovano il coraggio di denunciare le collusioni con la mafia. E pensare che a Terme Vigliatore non c’è nemmeno un commissariato dei Carabinieri. I cinque militari dell’arma dedicati al paese, alloggiano a 15 chilometri, nella caserma di Furnari.

EF

commenti
  1. Neclord scrive:

    E’ forse forte e provocatorio affermare che lo Stato e la Mafia siano la stessa cosa, ma non mi viene in mente nulla di più azzeccato leggendo certe vicende.

  2. Redazione scrive:

    Diciamo che a volte mi sembra come il cane che si morde la coda.
    Emilio

  3. Salvatore scrive:

    Solo contro tutti, nessuno crede in te, qual’è la soluzione?

  4. Redazione scrive:

    Non il suicidio.

    Emilio

  5. Davide scrive:

    La presente non vuole rappresentare un’apologia del suicidio, me ne guarderei bene, ma un piccolo approfondimento di quello che questo gesto può rappresentare e che ha pappresentato nella storia della cultura occidentale:

    Il suicidio oggi ha un valore totalmente diverso rispetto al mondo antico o ad interpretazioni che ne danno illustri autori più recenti come Alfieri che intendeva il suicidio come atto non di debolezza ma di ribellione, Fin dall’ epoca dei romani il suicidio veniva utilizzato come strumento di protesta; Marco Porcio Catone Uticense decise di uccidersi proprio per protestare contro Cesare e la sua azione a discapito della repubblica.
    Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao dopo l’invasione della Cecoslovacchia dell’agosto del 1968.
    Per il filosofo Seneca il saggio piuttosto che compromettere la propria integrità morale.
    Se il suicidio affrontato per una causa giusta, come la libertà, esso è giustificato da altri filosofi antichi.

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