Mafie: il caso di Fondi e del basso Lazio

Pubblicato: settembre 14, 2008 in Politica
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L’espresso l’ha chiamata, non a torto, Circeo Connection. Sto parlando di tutta la rete di connivenze e vicinanze di tipo malavitoso che si respirano sul litorale laziale, nella zona di Terracina, Fondi, Sabaudia, Sperlonga e Gaeta. In due parole: il Basso Lazio. O l’Alto, se lo si condiera da Caserta, molto più vicina che non Roma. Eppure è questione soprattutto di paesaggio. Esatto, del paesaggio della zona tra Fondi e Terracina dove, per puro caso, ieri mi sono trovato a passare.

Quando alcuni mesi fa sono andato a Casal di Principe con un amico e collega, il padre di una ragazza di Carinola che ci faceva da “guida”, ci disse: “vedete quella cava? Ecco. Era di un camorrista. Prima l’ha svuotata e ha costruito qui intorno, dopo la voleva riempire di rifiuti ma la polizia ha sequestrato tutto”. Davanti a noi c’era una montagna completamente sventrata.

Verso Fondi lo scenario è simile. Superata Latina, il paesaggio muta rispetto a quanto visto nel tratto precedente. Montagne nere si stagliano all’orizzonte ma soprattutto si iniziano a vedere dei grandi buchi bianchi: sono cave. I costoni di roccia, pallidi e spelacchiati come la pelle di un coyote, mostrano gigantesche ferite aperte, terrazzate o ricoltivate in modo forzato, mentre a valle fioccano decine di cantieri. E’ tutto un fiorire di impalcature.
Ma Fondi è anche la città del cosidetto Mof, il Mercato Ortofrutticolo più grande del Centro-sud. Secondo le indagini, numerose attività del Mof sarebbero in mano ai clan, dalle assunzioni al movimento merci.

“Qui tutto è stato costruito grazie a Fazzone – mi è stato detto ieri da una persona del posto -. Tutto quello che vedi lo dobbiamo a lui e la gente lo sa e lo vota. Secondo me – ha concluso -, ad ogni elezione si becca almeno 30mila voti, in Forza Italia sanno che è importante”. E infatti Claudio Fazzone è stato eletto al Senato. Addirittura, raccontano, questa terra è soprannominata “Fazzonia”. Eppure due suoi probabili conoscenti – a quanto scrive L’espresso – risultano indagati per associazione mafiosa. Avrebbero raccolto voti anche per Fazzone che invece non è stato toccato dalle indagini.

Si tratta di Romolo De Balzo, consigliere regionale di Forza Italia e presidente del consiglio comunale di Minturno, e dell’assessore ai Lavori pubblici di Fondi (ora dimissionario), Riccardo Izzi. La famiglia del secondo è proprietaria di una nota catena di supermercati in Campania e Lazio. Secondo i magistrati, “De Balzo e Izzi si sono associati allo scopo di favorire un’associazione di stampo camorristico attraverso un continuo e costante scambio di favori”. I pm continuano dicendo che entrambi rientrerebbero in una “rete clientelare finalizzata a pilotare assunzioni, speculazioni edilizie, appalti e finanziamenti pubblici nell’interesse dei clan mafiosi”. E il prefetto generale, Bruno Frattasi, tempo fa così è intervenuto a proposito di Fondi: “Da più di vent’anni questa provincia è al centro di massicci fenomeni di riciclaggio di capitali illeciti, che è necessario fronteggiare con grande decisione. I soldi sporchi alterano la concorrenza e strangolano le imprese pulite. Dobbiamo evitare che la moneta cattiva continui a scacciare quella buona”. Nel frattempo continua la lottizzazione cementificatrice. Nicola Reale (Idv), capogruppo dell’opposizione a Sperlonga, a L’espresso ha dichiarato che “l’edificazione è stata monopolizzata da imprese campane. E ora il nostro comune è diventato omertoso. Per denunciare torti, i cittadini ci chiedono appuntamenti nell’entroterra”. E ultimamente è stata varata a Sperlonga una maxilottizzazione che ha portato nel comune oltre novemila cittadini casertani. Ecco spiegati i buchi bianchi nel paesaggio.

E poi come dimenticare il comune di Nettuno, commissariato e poi sciolto per mafia nel 2003? Che il litorale laziale, con i suoi porti turistici sia un ghiotto boccone per cosche, ‘ndrine e “famiglie” di Cosa Nostra lo testimoniano, oltre alle inchieste, anche il proliferare di porti turistici. Scrive Paolo Biondani su L’espresso: “nonostante i comprovati interessi di Cosa nostra nei maxi-porti turistici, la Provincia di Latina, guidata dal forzista Armando Cusani, ha pagato con fondi pubblici un progetto-choc: demolire il famoso Ponte Rosso, che collega al mare l’incantevole lago di Paola, “per renderlo fruibile ai maxi-yacht”. E di yacht, anche nella zona di fondi, se ne vedono davvero molti. File intere parallele di imbarcazioni bianche che si insinuano in ogni canalone, all’ombra delle cave e delle impalcature. Ma numerosi sindaci continuano a ripetere: qui la mafia non esiste. Buone illusioni a tutti.

EF

Vedi anche: Fondi, il comune che il Governo dimentica di sciogliere e le mafie nel basso Lazio, intervista al magistrato Luigi De Ficchy

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