Solidarietà nazionale: il caso L’espresso-Cosentino

Pubblicato: settembre 12, 2008 in Politica
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Nicola Cosentino, chi è costui? Da oggi gli italiani ne conoscono l’esistenza. O meglio, esisteva già ma non si era mai esposto troppo, pur arrivando ad occupare il posto di sottosegretario all’economia. Praticamente il numero due di Tremonti. Oggi L’espresso l’ha presentato agli italiani e al mondo.

Premetto che non si deve fare di tutta l’erba un fascio, che non tutti gli abitanti di Casal di Principe sono camorristi e che – anche in questo caso – ovviamente prevale la presunzione di innocenza fino a prova contraria. Ma qualcosa, forse, a tutta questa storia manca. E si chiamano dimissioni. Lasciando da parte il Cosentino, infatti, il discorso da fare è un altro: in una democrazia matura (quale l’Italia non è), se anche solo sussistesse il sospetto di possibili collusioni di un’autorità istituzionale con le mafie, scatterebbero immedietamente le dimissioni. Non richieste ma volontarie. In Italia, invece, è stata creata la categoria della “solidarietà istituzionale”. Non ci si rivolge più all’imputato per suggerigli di liberare, anche solo temporaneamente, la sedia ma gli si dice invece “vieni qui, ti accogliamo noi, hai tutta la nostra solidarietà”. E’ una stortura politica pericolossissima, vista recentemente prima di oggi durante i primi giorni della vicenda Del Turco. Messaggini, bigliettini, la solidarietà della politica tutta unità a favore di quello che sempre più da imputato appare una vittima dei magistrati. Una sindrome da Cappuccetto rosso tutta italiana.

Sul fronte opposto la cittadinanza non si indigna più. Ha divorato La Casta e Gomorra ma poi sembra aver capito che tanto ormai non c’è nulla da fare. I furbetti sembra siano un esempio da imitare. E’ la nuova etica dei raccomandati. Di chi vota e sta zitto perché è meglio avere un “decisore” forte che pensa per tutti, che non il lavorio quotidiano del proprio giudizio critico. Zitto e vota. Oltretutto alle europee hanno anche tolto il voto di preferenza. Zitto e vota, appunto.

Tralasciando il giudizio su Cosentino, ognuno si faccia il suo, chiedo a quanti hanno avuto la pazienza di leggere fin qui questo post: voi da che parte state? Dei dormienti o dei criticamente curiosi, abili, svegli nei confronti del nostro Paese? Perché le mafie, tutte insieme, sono dovunque anche se ben inserite. E sono come un suggeritore maligno, dal candido nome di white collars, dei colletti bianchi. Una mafia che si insinua nelle istituzioni e le convince che la via più semplice, spesso la più lontana dall’onestà, è da preferire. Che la magistratura va limitata, che è meglio fare in modo che le transazioni bancarie siano difficilmente tracciabili oppure che la polizia giudiziaria e i pubblici ministeri debbano essere due organi indipendenti (la prima direttamente dall’Esecutivo). Oppure, ancora, che le intercettazioni telefoniche siano una violazione della privacy e non uno strumento d’indagine. E speriamo che tutto questo in Italia non accada mai, altrimenti ci resterà solo la solidarietà reciproca. Quella sincera però, lontana dalle aule del Governo.

EF

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