La Camorra ha paura. Ebbene sì. Ha una paura fottuta delle parole, del pubblico, del pensiero critico, di chi non ha paura, di chi racconta i metodi vigliacchi con cui opera. In una parola: teme la verità e i libri che la veicolano. Ma è pur vero che riesce ancora a “riscrivere” i titoli dei giornali, corrode i giornalisti, condiziona gli editori. A confermare tutto questo è stato ieri Roberto Saviano, “l’uomo più solo al mondo”, come si è definito lui al Festival di Mantova, o forse no. Saviano ha aperto gli occhi al mondo sulla realtà della Camorra, pardon, della camorra.

E pensare che seguono Saviano, mischiandosi come serpi nelle assemblee pubbliche dove lui parla. E solo così, fingendo di non essere ciò che sono, camorristi, riescono ad uscire dai loro feudi. Ma lo scrittore di Gomorra non è solo, se lo ricordi in questo mare di difficoltà che deve subire. Ci sono migliaia di persone che accorrono a seguirlo quando lui parla, altrettanti (ed io tra questi) si sintonizzano sui canali televisivi che trasmettono qualche suo intervento. Il problema semmai è di consapevolezza: si leggono i libri ma l’opinione pubblica non spinge la politica a cambiare. Anzi, si beve le favole che gli “onorevoli” raccontano, senza approfondire. Chi era Michele Orsi ad esempio? Uno trucidato un giorno e poi subito dimenticato. Chi Rosaria Capacchione? Una dal nome insolito di cui si sa poco e niente. E Abbate? Uno che a volte è andato sul tiggì ricordando all’Italia che ci sono giornalisti che non vanno dimenticati. Ma quando si torna a casa la sera, quando da casa non ci puoi uscire e ti rimbomba dentro solo la solitudine del momento…ebbene, voi tutti ricordatevi che noi, i lettori, quelli consapevoli, ci siamo, che contiamo su tutti quanti voi.

A rigor di logica, infine, tutti i giornalisti a mio avviso dovrebbero essere sottoscorta. Tutti dovrebbero denunciare nomi e cognomi di camorristi e mafiosi. E invece spesso manipolano.

Il Tg1, ad esempio, prima nomina Roberto Saviano l’uomo dell’anno, poi manda in onda un servizio sulle mozzarelle proprio da Casal di Principe e dal caseificio Schiavone. Quando il giornalista chiede se i proprietari siano parenti del boss, rispondono: “qui l’unico boss è Dio”. In prima serata. Ero allibito. Lo stesso è accaduto in occasione delle nozze della figlia del boss Totò Riina, ex-capo di Cosa Nostra: numerosi telegiornali erano lì, il Tg1 ovviamente non ha mancato l’occasione. E pensare che quattro giorni prima c’era stata la commemorazione dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino.

Le mafie, insomma, hanno paura, temono le parole, le opinioni, il pensiero di chi legge e si informa. Ma bisogna essere vigili, soprattutto con alcuni giornali, tra cui quelli citati da Saviano ieri (Corriere di Caserta, Cronache di Napoli). Soprattutto con alcune sfumature giornalistiche.

EF

Sul Festivaletteratura di Mantova

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