Il papa parla della necessità di formare nuovi leader che abbiano in sé una consapevolezza cattolica e la politica cosa fa? Lo tira per la giacchetta. Prima su tutto l’Udc con Rocco Buttiglione: “Lo ringrazio per questo esplicito incoraggiamento allo sforzo che noi, come Udc, stiamo facendo per rinnovare la politica”. Lasciando da parte i vari Vasavasa, alias Totò Cuffaro, e i Francesco Saverio Romano, l’appello del papa forse aveva un significato molto più alto che non un ringraziamento all’Udc. Secondo Rosy Bindi (Pd), quello di Benedetto XVI sarebbe “un invito rivolto in primo luogo alla Chiesa e alle sue associazioni perché il compito dell’evangelizzazione sia anche una forma di pedagogia all’impegno civile”. Tutto giusto ma della classe politica attuale invece? L’unico a rendersi conto che qualche stortura forse c’è è Marco Follini: “concordo amaramente con il papa: se invoca una nuova generazione vuol dire che il giudizio sulla precedente, cioè sulla nostra, non è troppo lusinghiero”. Qualcuno nel mucchio sembra insomma aver fatto centro. Il paragone d’altronde è impietoso. Provate a confrontare i nostri leader politici con Aldo Moro, De Gasperi, Berlinguer, Fanfani, Sturzo…

La classe politica attuale ha poche competenze etico/morali o risente di un passato scomodo e di una mentalità veteroitaliana di cui dovrebbe liberarsi. Si parla di riforme ma sempre a metà. E quando qualcuno come il papa fa notare che forse bisogna cambiare perché le cose non vanno, allora ecco che tutti si affrettano a dichiararsi “in regola”. Forse il pontefice avrebbe allora dovuto dire espressamente: cacciate la mafia dalle aule di Governo. Relegate i mafiosi e gli azzeccacarbugli in uno stanzino a scannarsi tra loro, a ricordare i bei tempi andati. E invece no. Il politically correct (ma d’altronde fare diversamente avrebbe solo scatenato polemiche “difensive” altrettanto inutili) permette ai nostri politici e ministri di sventolare valori e buoni propositi e di abbozzare lievemente una risposta. Un po’ come fa chi vuole semplicemente controbattere qualcosa. Perché prima della vera politica conta l’opinione pubblica che va tenuta addormentata (un po’ come in Russia).

La colpa di questa politica, indubbiamente è anche dei cittadini. Che sono stati ormai educati a guardare le proprie tasche e nulla più. A far pensare altri, soprattutto la televisione, dove i confetti mediatici sono prepensati. Un governo, insomma, appare credibile solo quando parla di tasse, non quando basa la sua campagna sulla questione morale. Alla lotta alle mafie si preferisce l’Ici. Peccato che poi l’odiata tassa sulla prima casa tornerà con il federalismo, semplicemente “sotto falso nome”. Un bluff elettorale bello e buono. Un po’ come è stato per la sicurezza. Taglio dei fondi ed impiego dei militari, che poliziotti però non sono.

Ma chiudo qui, rischio di divenire monotono.

EF

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