Ricordando Italo Toni e Graziella De Palo

Pubblicato: settembre 6, 2008 in Politica
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Italo Toni e Graziella De Palo

Italo Toni e Graziella De Palo

Il 2 Settembre 1980 Italo Toni e Graziella De Palo, due giornalisti italiani inviati in Libano, scompaiono a Beirut. I loro corpi non sono mai stati ritrovati e sugli atti processuali che hanno cercato di giungere a una qualche verità, cala poco dopo la coperta nera del Segreto di Stato. 

Graziella, 24 anni, indagava principalmente sui traffici di armi e firmava su Paese sera. Italo, 51 anni, era esperto di questioni mediorientali e vantava molte collaborazioni con importanti testate giornalistiche internazionali. Argomenti scomodi quelli trattati dai due giornalisti, soprattutto in un Paese come il Libano dove i proventi del commercio illegale di armi e droga producevano un enorme volume di denaro sporco da riciclare in istituti di credito, aziende e banche con sedi a Beirut. In Libano però non c’erano solo i militari, i giornalisti e la forza internazionale di pace. Per l’Italia fanno la loro comparsa anche diversi personaggi appartenenti alla P2 o legati al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Lo stesso che finirà i suoi giorni “suicidato” sotto al ponte dei Frati Neri a Londra. 

Dei due giornalisti si perse ogni traccia all’indomani di una spedizione presso il castello di Beafurt, su una delle linee di fuoco con Israele. Per motivi di sicurezza non avevano avvertito del loro spostamento neanche l’ambasciata italiana. In gioco c’erano informazioni importanti, forse pericolose. Conveniva muoversi insieme ma all’insaputa di tutti. Non fecero mai ritorno a casa.

LA POLITICA E LA MAGISTRATURA

A una lettera di Miriam Mafai, all’epoca presidente della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), in cui si chiedeva di fare il punto sulle indagini e sul segreto di stato opposto ai giudici, l’allora (1983)presidente del Consiglio, Bettino Craxi, rispose che “I Servizi hanno fornito all’autorità giudiziaria ogni possibile collaborazione, mettendo a disposizione un’ampia documentazione, rendendo dirette testimonianze e comunicando tutti gli elementi conoscitivi in loro possesso che riguardassero la vicenda. E’ vero – continua Craxi – che nel corso dell’istruttoria è stato opposto il Segreto, ma esso non si riferisce ai fatti in oggetto del procedimento, bensì alla più generale materia dei rapporti del colonnello Stefano Giovannone (all’epoca dei fatti uomo del Sismi, il Servizio segreto militare, a Beirut) e quindi del Sismi, con i palestinesi e con l’Olp”. Secondo Bettino Craxi, “la conferma del Segreto, attentamente ponderata, è apparsa doverosa, essendo evidente che la risposta del colonnello Giovannone a una domanda formulata in tempi così ampi avrebbe comportato la diffusione di notizie attinenti a delicati rapporti esteri con conseguente pregiudizio di taluni degli interessi statali. Su questo punto, quindi, che riguarda la politica estera del Governo non appare possibile rimuovere il Segreto di Stato”.

Così messa, la lettera sembra quasi confermare il fatto che le indagini dei due giornalisti si stessero avvicinando a segreti il cui disvelamento avrebbe potuto pregiudicare “taluni interessi statali”. E la Procura della Repubblica di Roma, il 4 febbraio 1985, scrive: “la analiticità dell’istruttoria sinora compiuta avrebbero certamente consentito di fare piena luce sulle complesse vicende della scomparsa all’estero dei due giornalisti Toni Italo e De Palo Graziella, se resistenze ed ostacoli di diversa natura non avessero reso estremamente arduo l’accertamento della verità” (fonte di questo e degli altri documenti il sito www.toni-depalo.it, link al documento originale). La verità, insomma, non venne fatta trovare. Il sostituto procuratore della Repubblica, Giancarlo Armati, fa rilevare soprattutto tre “ostacoli” principali: l’atteggiamento “completamente negativo” delle autorità libanesi, le difficoltà opposte dalle autorità elvetiche, “con intenti chiaramente dilatori e non collaborativi” ed infine “la conferma da parte delle autorità di Governo del Segreto di Stato opposto dal Giovannone che, rettamente intesa a tutelare <delicati rapporti esteri>, ha tuttavia avuto l’effetto non voluto di <coprire> anche le ragioni della condotta ufficiale del Sismi nei confronti dell’Olp”. Ma non è tutto. il pm rileva anche che ci furono “esponenti del Sismi il cui ruolo, proprio nel periodo della scomparsa dei due giornalisti, presenta aspetti oscuri e certamente estranei ai suoi fini istituzionali”. Toni e De Palo avrebbero messo in pericolo, secondo il magistrato, gli interessi dell’Olp “e in particolare di Jorge Habbash, di cui sono stati accertati i legami con terroristi italiani e con personaggi di oscura collocazione, quali Rita porena”.. “Il sequestro dei dure giornalisti da parte di elementi dell’Olp – continua il documento – si desume peraltro con assoluta certezza da un quadro omogeneo di circostanze, mentre la loro uccisione trova conferma nella totale mancanza di qualsiasi fatto comprovante la loro sopravvivenza”. A Jorge Habbash il pm contesta  “i delitti di sequestro di persona e omicidio volontario”.

In merito a Giovannone, invece, il pm prosegue sostenendo che, visti i suoi frequenti contatti con l’Olp, “non è assolutamente credibile che non avesse avuto la possibilità di venire a conoscenza  e non avesse in effetti saputo almeno nei suoi elementi essenziali come si erano svolti i fatti e quale era stata la sorte toccata ai giornalisti”. Il pm chiama poi in causa i rapporti tra la Porena e il gruppo palestinese Habbash, con cui Giovannone, per tramite della Porena, sarebbe stato in contatto. Dagli atti il colonnello Giovannone appare quindi come l’anello di congiunzione tra Italia e Palestina, uomo chiave per evitare attentati terroristici nel nostro Paese che le indagini non avrebbero in alcun modo dovuto pregiudicare: “basti ricordare – scrive il pm – il colloqui avvenuto a Beirut tra Santovito e Arafat ed il fatto che proprio del Giovannone si avvaleva il Santovito (appartenente alla loggia massonica P2, all’epoca era direttore del Servizio Informazioni per la sicurezza militare, ndr) per introdurre Michele Pazienza nei centri decisionali del mondo arabo”.

Nè cadaveri nè verità. Tutto è rimasto sepolto.

EF

commenti
  1. Sono il fratello di Graziella, e con questo commento desidero ringraziare molto lei e tutti gli autori di blog che in questi mesi, dall’iniziativa del Sindaco Giovanni Alemanno a quella del Presidente Francesco Rutelli, con ricostruzioni finalmente accurate e precise di questo caso veramente unico per la sua tragicità, stanno ri-suscitando almeno moralmente le figure umane e professionali di Graziella e Italo. La saluto e le auguro buon anno.

  2. Giancarlo de Palo scrive:

    Mi congratulo veramente con te per la tua onestà intellettuale e la tua professionalità. Oggi ho saputo che per la comunicazione da parte del Direttore del DIS Gianni De Gennaro ci toccherà pazientare fino alla chiusura dell’istruttoria dei documenti da secretare, non ancora conclusa!

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