Lettera aperta sulla Siss a Mariastella Gelmini

Pubblicato: settembre 5, 2008 in Politica
Tag:, , , , ,

Genitle Mariastella Gelmini,
ma che fine hanno fatto gli insegnanti delle Scuole di Specializzazione (Siss?) Oltre ai futuri 87 mila appiedati (in tre anni) nel mondo della Scuola, gentile ministro dovrebbe infatti preoccuparsi anche dei circa 18 mila precari della Siss. Prima esisteva una graduatoria, adesso sono state tutte bloccate “fino ad esaurimento”. Chi è dentro è dentro, insomma, chi è fuori si riorganizzi.

Prima Lei ha dichiarato che le Siss sono “fabbriche di precari”, sospendendo subito dopo il decreto sul X° Siss, ma non ha inserito alcun riferimento in merito nelle “disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”, dove ha fantasticamente rispolverato il maestro unico. Per dirla con Dante, Lei si è dimenticata di chi vive nel Limbo. La riforma del reclutamento di cui si era tanto parlato, che fine ha fatto? Avvocato Gelmini, ponga rimedio. Altrimenti non parli, Lei e il Suo Governo, di occupazione.

EF

commenti
  1. Alessandra scrive:

    Gentile Ministro,
    da parte in causa quale sono (laureta in lettere e abilitanda Sissis) mi tengo aggiornata sulle discussioni più o meno polemiche che non tanto la Sua candidatura quanto la Sua proposta di legge continuano a suscitare. Pur con estrema ammirazione per la capacità, l’evidente caparbietà, l’indubbia esperienza politica e i Suoi buoni propositi (taluni peraltro da me condivisi) non posso fare a meno di pormi domande e cercare risposte in merito ad una situazione che, Lei capirà, mi sta particolarmente a cuore.
    Certo a pensarci un po’ (ma basta davvero poco) la mia situazione attuale -e quella di tanti altri colleghi- non sembra per nulla invidiabile. Non solo siamo precari ma della peggiore specie. Appartenenti ad un corso di specializzazione Sissis (IX ciclo, 1° A. A. 2007/2008) cui ci ha “costretti” il governo che L’ha preceduta, ritenendolo condicio sine qua non per l’accesso da docenti al mondo della scuola, ci ritroviamo oggi appartenenti allo stesso corso (IX ciclo, 2° A. A. 2008/2009) con la, perdoni l’eufemismo, piccola differenza che il governo attuale lo considera solo un meccanico ed inevitabile strascico del passato (peraltro pressochè inutile data la nostra e solo nostra estromissione dalle graduatorie ad esaurimento).
    Lasciando ora da parte inutili e maldicenti chiacchiericci sulle parole da Lei spese nei confronti dei docenti meridionali -di certo equivocate a tal punto da far parlare di «offese razziste», «qualunquismo inaccettabile» e poi di «tardiva ritrattazione»- mi chiedo cosa dovremmo fare noi SS che lungi dall’essere Santi o guardie personali di Hitler siamo solo Sissini Siciliani in cerca di identità. A quale categoria sociale e professionale dovremmo sentirci appartenenti qualora l’albo dei cunnuti ie vastunati non dovesse accettarci?
    Gentile Ministro, inutile polemica a parte, ritengo opportuno in tale contesto riflettere su alcune parole che Lei stessa ha evidenziato in più di un’occasione: “… Il mio obiettivo è quello di aiutare la scuola del Mezzogiorno e di innalzare i livelli di tutta la scuola italiana. Occorre colmare il gap esistente tra Nord e Sud con più formazione e aiuti, sia per i docenti che per gli studenti…per elevare la qualità della didattica». Ricapitolando ecco in breve quelle che i media hanno definito parole chiave del Suo piano di legge “eliminazione del precariato, maggiore autorità, professionalità e aggiornamento della formazione docente”che in tono con la dichiarazione di cui sopra non lasciano spazio – o almeno non dovrebbero- a perplessità e confusione. Eppure dubbi e domande mi si affollano in testa come schegge impazzite ed una in particolare fra tutte prende il sopravvento: perché un ministro che sembra fare della formazione docente un obiettivo conclamato dovrebbe estromettere dal mondo della scuola proprio coloro che per questo si sono formati? Se l’intento è quello di “innalzare i livelli” quale arcano motivo dovrebbe escludere proprio chi ci ha creduto a tal punto da sostenere sacrifici in termini di denaro e di tempo, quello stesso tempo che ha peraltro contribuito da un lato a far perdere altre eventuali opportunità di lavoro e di guadagno e dall’altro ha concorso ad aumentare il precariato? Quale logica nascosta starebbe alla base di quella che ha tutta l’aria di essere la più imponente, ingestibile, umiliante e demotivante contraddizione della scuola oggi?

    Firmato: Sissina siciliana

  2. eccellente alessandra scrive:

    gentile ministro,sono laureata da 4 anni in lettere moderne con un voto di 108/110 ma non ho fatto per motivi economici la siss.mi domando se sara’ possibile in futuro insegnare in una scuola pubblica,e come fare.distinti saluti

  3. carmine rizzo scrive:

    MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO

    Alla cortese attenzione dell’onorevole Mariastella Gelmini
    e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio

    Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
    Illustrissimo Sig. Ministro,
    sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
    Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
    Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
    In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
    L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell’informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell’area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell’imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell’enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
    Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di “sdoganare” le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all’uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
    L’inserimento e l’inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall’altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
    Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
    Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine “persone disabili” o “persone con disabilità”.Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
    E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.

    Napoli 01/02/2009
    Carmine Rizzo

  4. Monia Castaldo scrive:

    Carissimi colleghi,
    pensate che aver frequentato la Ssis sia sufficiente a trovare un posto di lavoro? Le attese sono lunghe e per di più la maggior parte di noi viene letteralmente sfruttata nelle scuole paritarie o legalmente riconosciute, dove, se hai la fortuna di essere scelto (e non in base al tuo cv), non vieni pagato o se ti va bene ti danno un rimborso spese? E la maggior parte di noi si sottomette a questo sistema per raccattare punti necessari per fare un passo in più nelle graduatorie, quando invece dovremo chiederci perché siamo costretti a subire questo tipo di sistema…
    MERITOCRAZIA: in Italia, mi domando, esisterà mai?
    La prego, sig. Ministro, non permetta che continuino ad esistere queste scuole che sviliscono le nostre competenza, la nostra professionalità…le chiedo, di tutto cuore, di cambiare le cose…le sembra giusto che lo Stato continui a finanziare queste scuole che danneggiano noi docenti, gli stessi ragazzi, lo Stato e infine anche la stessa cultura italiana?
    Distinti saluti

  5. nicola samuele scrive:

    SIAMO UN GRUPPO DI AMICI TUTTI COLL SCOLASTICI INSERITI NELLA GRADUATORIA 3FASCIA PROVEDITORATO DI BARI SECONDO NOI AVETE FATTO UN DECRETO DELLA FORTUNA SULLA DOMANDA CI AVETE FATTO SCIEGLIERE 30 SCUOLE PER NOSTRA SFORTUNA LE 30 SCUOLE SCIELTE SONO PIIENE PUR AVVENDO UN PUNTEGGIO 12\50 INVECE ALTRI NOSTRI COLEGLI CON UN PUNTEGGIO PIU BASSO 10\50\ 12\ STANNO LAVORANDO PER LORA FORTUNA ANNO SCIELTO ALTRE SCUOLE.LA NOSTRA PROPPOSTA E QUESTA SICCOME AL PROVVEDITORATO DI’ BARI LA 2 FASCIA E VUOTA CHE TUTTI QUELLI DELLA 3 FASCIA SI INSERISCONO NELLA 2 FASCIA ESAURITA DA MOLTO TEMPO COSI AVVREMO Più POSSIBILITA DI’ LAVORARE NELLE ATRE SCUOLE DELLA PROVINCIA DI’ BARI TANTI SALUTI MARIO NICOLA ROSA MICHELE MARIA ECC…..

  6. pietro scrive:

    siamo un gruppo di studenti dell’ITI di gorizia chiediamo come si può fare che dopo 20 giorni dalla chiusura della scuola si facciano gli esami di riparazione per chi ha debiti alla fine alcuni di noi sono stati bicciati volevo sapere se il ministro gelmini sà di queste cose perchè alcune scuole fanno quello che vogliono pietro

    • Redazione scrive:

      Ciao Pietro, mettere qualche punto o qualche virgola ogni tanto non guasta😉
      Comunque la Gelmini lo sa benissimo e anche se non condivido la sua linea di governo, dico che forse su questo stavolta ha ragione. Ormai nessuno studia più e i professori vengono spesso anche insultati da studenti che considerano la scuola solo un incidente di percorso…Almeno così studieranno. E parli con uno che ha quasi 29 e ha portato tutte le materie all’esame di maturità…
      Emilio

  7. Giuseppe scrive:

    Al cattolicissimo Ministro della Pubblica Istruzione on. Maria Stella Gelmini:
    ha idea di quanta disperazione ha portato, in decine di migliaia di famiglie di insegnanti, quella che lei vuol far passare per riforma della scuola?
    Ha idea dell’annientamento morale, economico, sociale, umano che tutto ciò ha comportato e comporterà sempre di più?
    Quando sarà giudicata ( e lo sarà, eccome se lo sarà) come potrà mai giustificarsi.

  8. MAURIZIO scrive:

    Chissà se prima di essere nominata ministro, la Gelmini sapeva già che il suo ministero della pubblica istruzione sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze. Una sorta di cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro paese. Alla fine però se ne sono accorti tutti e la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola. Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma” quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’istruzione scolastica. Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico” con quello di “maestro prevalente” del quale, manco a dirlo, nel decreto non c’è nessuna traccia. Per farsi un’idea basta leggersi gli otto articoli che compongono il “taglio Gelmini” proprio dal sito del governo (http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106) . Quello che colpisce, oltre al titolo, “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, sono le premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…”

  9. Redazione scrive:

    Grazie Maurizio, commento prezioso il tuo!

  10. Gaetano scrive:

    Signora;Gelmini Ministro della Scuola,la dove lei dedica il suo tempo per risolvere i nostri problemi la E’ ripeto nostra perche’ la scuola…e: e dovrebbe essere pubblica .Grazie a lei alla nostra scuola da oggi potremmo inseririre anche la (q)come”LACUNA ” Io
    sono un padre che oltre a cercare di far studiare mio figlio adesso in 1à Media, oltre a PAGARE 350,00 E.di libri oltre ad accessori vari chiesti dai professori ,IO e RIPETO IO DEBBA dare ALLA “SQUOLA” 2o,00 Eu. per poter comprare gessi ,carta igienica ecc, IO mi domando non sara’ meglio farlo lavorare gia’ da adesso visto che anche se studiera’
    domani non trovera’ occupazione? La prego di rispodermi

  11. Diana balanici scrive:

    Gentile Ministro Gelmini,
    Sono una studentessa del quarto anno della scuola media superiore e frequento l’indirizzo ragioneria in un instituto della provincia di Firenze.
    Dal primo anno delle superiori, la mia classe e molte altre dell’istituto ci siamo scontrati con un problema che non ci è stato tutt’ora risolto.
    Il docente di lingua straniera, inglese, secondo le nostre aspettative non è copetente e ha una buona preparazione in questa materia. Io persoalmente come molti altri studenti siamo preoccupati per il nostro futuro, non che per l’esame di stato che l’anno prossimo dovremo sostenere.
    Sento molto spesso parlare ai telegiornali che gl’italiani sono la popolazione che all’estero non riescono a mettere insieme due parole in inglese. Credo che il problema non sia solo dovuto agli studenti, ma soprattutto ai docenti che hanno l’incarico di insegnare ciò.
    La mia domanda è… Come possiamo e a chi dobbiamo rivolgerci per poterci far risolvere questo problema?
    La ringrazio per l’attenzione offertami.

  12. gino procopio scrive:

    Cara MaryStar,
    volevo sapere come mai dietro tutta la vostra gridata necessità di meritocrazia, iper-specializzazione e professionalità nell’insegnamento si verifica la situazione che al momento stanno subendo moltissimi MAESTRI elementari. Mi riferisco al corso OBBLIGATORIO di lingua inglese. Innanzitutto che significa OBBLIGARE un insegnante a frequentare un corso di inglese? (semmai date la libertà di scelta di una delle lingue comunitarie!) e poi, che cosa direbbero i laureati in lingue e letterature straniere, che si vedono usurpato il posto da chi ha frequentato un semplice corso di formazione? Mi sembra tanto una decisione da vecchio regime sovietico…
    CARA MARYSTAR… CONTINUATE COSì!
    E poi…
    son sicuro che come te, tutte le future mamme italiane non perderanno un sol giorno di lavoro! Comincia dal suggerir loro il nome del tuo ginecologo che sarà tanto miracoloso da non farti avere il benchè minimo disturbo e continuerà a far di te il perfetto robot della mitica Guzzanti; secondo, FORNISCI A TUTTE LE MAMME ITALIANE UNA NURSERY SUL POSTO DI LAVORO, COME VOLGARMENTE DICI DI VOLER FARE TU, a scapito e beffa di tutte le altre mamme-donne NORMALI!!!!!
    MA DEL RESTO… CHE COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DA CHI E’ COMANDATA DA UN FILIBUSTIERE CHE DICE: “SE POSSO LAVORARE IO FINO A 75 ANNI PERCHE’ NON LO DEVONO FARE ANCHE GLI ALTRI?!?!?!?!”

    FATE PENA E SOPRATTUTO VERGOGNA IN TUTTO IL MONDO!!!!!!!!!

  13. Maria Stella scrive:

    In tutta l’Europa si studiano 2 0 3 lingue e i ragazzi ne sono felicissimi. Certo bisogna ricordare a molti insegnanti che la lezione deve puntare soprattutto sulle abilità orali. Fate tante attività di comprensione e produzione orale e gli studenti studieranno ed impareranno con entusiasmo tutte le lingue.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...