Non si placa lo scontro tra il Governo e gli editorialisti del settimanale Famiglia Cristiana. A prendere la penna per difendere la linea del periodico paolino è stato questa volta Beppe Del Colle, in un editoriale in edicola il 20 agosto prossimo.
Ci auguriamo, scrive il giornalista, che «non si riveli mai vero il sospetto che stia rinascendo da noi, sotto altre forme, il fascismo». Le critiche sono tutte per le norme sul censimento dei nomadi: «Abbiamo definito “indecenti” le politiche del ministro Maroni sui bambini rom perché da un lato basta censirli, aiutarli a integrarsi con la società civile in cui vivono marginalizzati, ma dall’altro bisogna evitargli la vergogna di vedersi marcati per tutta la vita come membri di un gruppo etnico considerato in potenza del tutto esposto alla criminalità».
Respinte al mittente, cioè al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi (Pdl), anche le accuse di “cattocomunismo”. «Non siamo cattocomunisti – scrive Del Colle – tantomeno criptocomunisti come dichiarato dal loquacissimo Gasparri e da altri politici (Rotondi, Bertolini, Quagliariello), senza argomenti». Giovanardi, secondo il giornalista, non avrebbe «nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale».
Del Colle ricorda poi i temi cardine del giornale: divorzio, aborto, procreazione assistita, eutanasia, Dico, diritti della famiglia. Lo spirito critico di Famiglia Cristiana, prosegue, «non è mai cambiato. Critichiamo il Governo come abbiamo fatto con tutti i governi quando ci sembrava giusto e cristiano farlo». Come una scure sul botta e risposta di questi giorni, cala infine la chiusura dell’editoriale: «E ora basta».
La politica fa registrare reazioni da entrambi i poli. Primo tra tutti, Giovanardi risponde che «di fascista oggi in Italia ci sono soltanto i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle». Più moderato il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, «continuerò a leggere Famiglia Cristiana senza farmi condizionare più di tanto». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ironizza: «Riportino in avanti l’orologio, non esiste nessuna limitazione a dire sciocchezze». Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, annuncia querela nei confronti del direttore del settimanale, don Antonio Sciortino, per le espressioni usate durante un’intervista rilasciata ieri al quotidiano La Stampa. «Sono rammaricato – ha dichiarato Gasparri – per una caduta di stile di una persona travolta da un crollo di vendite documentato anche dal Sole 24Ore». Dall’opposizione, Giorgio Merlo (Pd) sottolinea come «chi osa criticare l’azione del Governo di destra viene bollato come comunista».
Il Superiore per la provincia Italia della Società San Paolo, don Ampelio Crema, dichiara: «I nostri editoriali da sempre denunciano problematiche che la politica lascia per strada. Nel numero scorso di Famiglia Cristiana, ad esempio, abbiamo lodato la cura Brunetta, ma nessuno ne ha parlato».

EF

Pubblicato oggi a pagina 16 de Il Sole 24 Ore

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