Trenitalia: storia di una concorrenza negata

Pubblicato: luglio 27, 2008 in Politica
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Eurostar che si spezzano, Eurostar che vanno a fuoco, treni regionali vecchi di trenta o quarant’anni ma decorati con adesivi nuovi di zecca, vagoni sporchi, bagni sudici e appiccicosi, ritardi sulla tabella di marcia sempre più cronici. Tralasciando i primi due casi che fortunatamente si spera non divengano routine, questa è la condizione in cui versa Trenitalia, una società a cui – del provvedimento non è stata fatta molta pubblicità – lo Stato ha versato una cifra “di sostegno” equivalente a quanto sborsato per Alitalia: 300 milioni di euro. Dal carrozzone volante al carrozzone sui binari. Sono sempre viaggi di fortuna.

Se per Alitalia abbiamo gli slogan del nostro Silvio nazionale e la concorrenza delle altre compagnie aeree a consolarci, con Trenitalia la situazione è tremendamente diversa: non esistono altri treni (se non, a livello locale, un manipolo di compagnie private), non c’è concorrenza, subiamo un regime di monopolio. E con il prezzo della benzina che continua a salire, ormai gli italiani si accontentano. Salgono sui carrozzoni e sperano di arrivare ad un orario non diciamo preciso ma almeno ragionevole.

Trenitalia, inoltre, spacca l’Italia in due anche per la qualità dei treni. Chi va in Abruzzo, ad esempio, si becca un pendolino vecchia generazione, nulla a che vedere con gli Eurostar che sfrecciano (quando non si spaccano) verso Milano. Stessa sorte per chi da Roma va a Lecce. Un ETR che avrà almeno – ripeto: almeno – dieci anni di vita. Angusto, scrostato (qui nemmeno si sono premurati di sostituire gli adesivi rossi esterni) e con l’aria condizionata che molte volte salta. Escludendo la tratta Roma-Napoli, però, nel Meridione l’alta velocità non esiste. Eppure Trenitalia fa viaggiare allo stesso modo – e le tariffe seguono – i passeggeri sugli Eurostar. D’accordo che c’è l’aria condizionata ed è un siluro bello a vedersi (nei rari casi in cui viene schierata su rotaia “l’edizione” nuova), ma se non può viaggiare a 300kmh, perché usurare un treno tanto tecnologico e far pagare una tariffa maggiorata?

I viaggi di notte, invece, sono veri e propri viaggi della speranza, da cui è bene non aspettarsi nulla. I treni Espressi, quelli con i nomi altisonanti tipo “Freccia del Sud”, sono un romanzo che almeno una volta nella vita va vissuto.

Al termine del viaggio una voce femminea canterella in due lingue: “Grazie per aver viaggiato con Trenitalia”. Domanda: ma con chi altro avremmo potuto viaggiare? Perché se esiste un concorrente ditecelo, in questo caso temo che Trenitalia chiuderebbe i battenti in brevissimo tempo per mancanza di passeggeri.

Giusto qualche dato per comprendere i termini di una crisi da cui la società difficilmente potrà rialzarsi e forse ci troveremo davanti all’ennesima Alitalia: la società di piazzale della Croce Rossa ha chiuso il 2007 con i conti in rosso di 402 milioni di euro e un indebitamento che si aggirerebbe attorno ai 6,5 miliardi di euro, in crescita su quello del 2006 (fonte ANSA).

Per il resto, attendiamo Montezemolo. Ha promesso treni nuovi, puntualità e comfort a prezzi ragionevoli. E gli italiani, si sa, vivono di speranze.

EF

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