Un bluff chiamato Alitalia

Pubblicato: giugno 30, 2008 in Politica
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Alitalia

Si stava meglio quando si stava peggio. Parafrasando il detto popolare per Alitalia: si stava meglio all’epoca di Air-France/Klm che non in questi giorni quando, per salvare l’italianità della compagnia – come disse il nostro Silvionazionale durante la campagna elettorale -, si rischia un taglio di quattromila dipendenti. Duemila in più rispetto al numero prospettato dall’ad della compagnia francese, Spinetta.

A ben guardare, il carrozzone nazionale chiamato Alitalia è un giochino con cui tutti sembrano aver fatto tutto. I sindacati, i dipendenti e in primis Silvio Berlusconi che con l’italianità della compagnia da “preservare” (e la psicosi sulla sicurezza), ha vinto la campagna elettorale e ha fatto fallire la trattativa con Air France.
Se il piano prospettato ieri da Repubblica dovesse avverarsi, infatti, Alitalia potrebbe essere spezzata in due società, una buona (newco), da rilanciare anche a livello internazionale, e una cattiva, da commissariare e caricare di debiti. In tutto questo scenario, quattromila dipendenti Alitalia tornerebbero a casa. Che beffa per i sindacati che cacciarono in malo modo Spinetta. A noi italiani, a parte la coda tricolore dei velivoli di bandiera, cosa resta? Il mottetto: “Menomale che Silvio c’è”.

“Menomale” perché il Silvionazionale pensa concretamente ai problemi del Paese. Ai dipendenti della Magliana, infatti vanno aggiunti quanti sono interessati (in quanto vittime di stupri, usura, etc…) dai circa centomila processi che saranno sospesi dalla blocca-processi (una sorta di indulto-ombra): il Silvionazionale sta calpestando i loro diritti senza troppo riguardo. E che dire poi dei campani? La spazzatura è ancora tutta lì. E’ arrivato l’esercito, è vero, ma per costruire i termovalorizzatori ci vorranno almeno tre anni (“entro Luglio tutta la spazzatura sarà tolta dalle strade”, aveva tuonato il ridente Silvionazionale durante la campagna elettorale, addossando la colpa della crisi campana – vecchia di quindici anni – alle Sinistre). Speriamo almeno che l’inceneritore di Acerra sia ultimato in tempi brevi. “Speriamo”, perché l’ultima gara per l’assegnazione dei lavori andò deserta a causa dei costi e del “rischio camorra”. I militari, adesso, dovrebbero assicurare l’adeguato livello di sicurezza che le società costruttrici da tempo chiedevano. Vedremo come andrà a finire.

Ma torniamo un momento ad Alitalia, cosa prevedeva il piano Air France/Klm? “Poco più di duemila esuberi, praticamente tutti accompagnabili fino alla pensione. […] Quanto ai soldi: scambio azionario, un miliardo di ricapitalizzazione, mezzo miliardo per le obbligazioni, impegno per tre miliardi di investimenti dal 2009″, sottolinea il ministro-ombra dell’economia, Pierluigi Bersani, in una lettera al direttore, pubblicata oggi da Repubblica.

Il Silvionazionale, durante la campagna elettorale, promise una cordata di fatto inesistente, sostenne le tesi dei sindacati per cui duemila esuberi erano troppi e, di fatto, inficiò la trattativa, spingendo Air France ad abbandonare il tavolo di confronto. La situazione adesso si prospetta però come una grande presa in giro elettorale, un pasticciaccio all’italiana. Uno dei tanti forse, ma tra i più dolorosi per azionisti, piccoli risparmiatori e, soprattutto, dipendenti Alitalia.

EF

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