Giustizialismo? Q.b.

Pubblicato: giugno 26, 2008 in Politica
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Cosa resta del PD? Questa domanda torna spesso nel sottobosco delle cronache politiche nostrane. Da un lato i RED di D’Alema infastidiscono un Veltroni ormai chiacchierato e in balìa dei suoi stessi compagni di partito, dall’altro Parisi spinge per un cambiamento al vertice del PD. Un bel mix. Ufficialmente il partito non è diviso, non esistono correnti, correntine e correntone, ma alle rimostranze dell’ex ministro della Difesa si è adesso affiancato il sempiterno Massimo D’Alema con i suoi RED. Visto da fuori, ammettiamolo, è tutto molto divertente.

Se si usa la lente di ingrandimento, però, le cose cambiano leggermente e dal faceto si cade nel tragico. Tra correnti e fronde interne – più o meno palesate – e con un Di Pietro che ormai appare come l’unico capace di fare opposizione, il Partito Democratico rischia infatti di scomparire. A margine della trovata del ‘governo ombra’, ad esempio, qualcuno si ricorda più quale fosse il programma del PD? Cosa resta delle sue proposte?
A ben vedere, l’unico che davvero è uscito vincitore (Berlusconi a parte) dalle scorse elezioni è stato Di Pietro. Il giustizialista per eccellenza, vera spina nel fianco di Veltroni. L’IdV ha guadagnato più voti che non tutta la sinistra radicale messa insieme, mentre il contributo dato al Partito Democratico è stato marginale. Insomma, Di Pietro c’ha visto giusto mentre Veltroni non sapeva più a che santo votarsi e ha scelto il più grillino del Parlamento per restare a galla, questa è stata la realtà. Lo stato delle cose ormai sta inesorabilmente venendo a galla: Di Pietro si fa forte di un giustizialismo memore di tangentopoli e Veltroni vede vicina la crocifissione politica per mancanza di una solida base e di proposte che sappiano parlare alla gente. L’opposizione, insomma, latita.

All’orizzonte poi ci sono le elezioni europee del 2009 dove, se questo continuerà ad essere “l’andazzo” politico del PD, l’Italia dei Valori farà incetta di voti e il Partito Democratico crollerà drammaticamente sotto il 20%.

Se Di Pietro è discutibile per il suo senso di giustizia “a senso unico”, è pur vero che, in un Paese dove l’onesta è divenuta un concetto molto “elastico” (per usare la stessa definizione di un noto senatore di area centrosinistra), il giustizialismo (q.b.) è forse l’ultimo strumento utile per riportare la politica a una coerenza ormai perduta: la consapevolezza delle leggi. Non ad personam ma pro personam.

EF

commenti
  1. Gianluca scrive:

    Caro Emilio,
    apprezzo come sempre l’ottima qualità del tuo articolo ma mi permetto di dissentire su alcuni punti:
    1)Il Pd è un partito che doveve nascere in occasione delle elezioni europee del 2009. La caduta del governo Prodi lo ha proiettato verso delle elezioni del tutto inaspettate senza avere un’organizzazione alle spalle. Le difficoltà che il Pd sta incontrando sono dunque fisiologiche per un partito in formazione.
    2)Non bisogna fare l’equazione per cui correnti=divisioni!Il Pd nasce sul modello dei democratici americani ed è dunque un partito plurale e non identitario. Anzi fa della sintesi e del dialogo la sua identità. Per un partito che poi ha già nel suo nome l’idea di democrazia il proliferare di gruppi e correnti è il termometro di un buon livello interno di democrazia. Ed è impensabile che un partito con una forza del 33% non si strutturi in sottocorrenti che diano espressione alle diverse sensibilità del riformismo italiano. Queste correnti hanno poi nel segretario il loro punto di sintesi e mediazione.
    3)Non condivido la tesi secondo cui solo l’Idv fa opposizione. Come in ogni cosa è giusto parlare al plurale: opposizioni. Udc, Pd, Di Pietro incarnano tre diversi modi di fare opposizione. Non si possono dare patenti di opposizione solo a chi grida più forte. E’ un’idea di opposizione che non condivido e che soprattutto porta il Paese sull’orlo di una crisi di nervi se non di una latente guerra permanente. E il Pd è nato per superare questa idea. Occorre una normale dialettica parlamentare come in tutte le democrazie occidentali nel pieno rispetto reciproco di maggioranza e opposizione!Sul Pd che non ha fatto opposizione ti ricordo che i senatori democratici sono usciti dall’aula del Senato durante le votazioni del pacchetto sicurezza con annesse norme salva premier!Una protesta dura, giusta e energica che non si attua tutti i giorni!
    4)Ti inviterei a non sopravvalutare il potenziale di Parisi nel Pd. Ricordo che Parisi nel 2007 alle primarie del Pd sostenne la lista di Rosy Bindi che si fermò al 12% a fronte del 75% di Veltroni e dell’11% di Letta. Ora Rosy Bindi, leader indiscussa di quella corrente, ha preso le distanze da Parisi che è rimasto solo. Prova ne è che si parla di dalemiani, rutelliani, popolari, ecc. ma mai di parisiani. Qual’è l’influenza di Parisi nel Pd?praticamente è prossima allo zero!E se non è democratico imporre la dittatura della maggioranza altrettanto non lo è fermare un processo politico da parte di un singolo membro del Pd!Se non è giusta la dittatura della maggioranza ancora meno giusta è la dittatura della minoranza!
    In ogni caso mi complimento per i tuoi articoli e spero che prenderai queste mie considerazioni non come critiche ma come un invito ad arricchire la discussione!La democrazia è questa!
    A presto, Gianluca

  2. Redazione scrive:

    Grande Gian!!
    Da quanto tempo attendevo una tua visita su questi lidi internettiani!
    Altro che critiche, sono felice tu abbia scritto. E ti rispondo:
    1) ci può stare come tesi, ma è anche vero che un partito apparentemente solido come il pd sta vivendo adesso un’emergenza interna – ma soprattutto in quanto punto di riferimento per i cittadini – che forse lo farà arrivare con le ossa rotte all’appuntamento del 2009.
    2) domanda: sei proprio sicuro che un D’Alema, che a suo tempo fece “le scarpe” a Prodi, non abbia intenzione di farle, adesso o tra qualche tempo, a Veltroni? Sei davvero così convinto che un “correntista” come D’Alema e la sua neoRED non metteranno in crisi la leadership? Possiamo allora dire che sarà pur sempre un mezzo di pressione.
    3) Sono d’accordo. Il PD è nato per un’idea diversa di opposizione. Ma non può fare l’agnello quando Berlusconi fa esclusivamente il lupo e si aspetta che Veltroni segua senza fiatare.
    4) L’influenza di Parisi sarà anche prossima allo zero, ma intanto rimbalza su radio, tv e giornali. Ed è quella la vera forza che conta: il messaggio di disgregazione che fa giungere agli italiani.
    Un abbraccio!

    Emilio

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