democratura

Le polemiche sul giudizio di incostituzionalità dato dal Csm sul decreto sicurezza, sarebbero immotivate o per lo meno campate in aria. Lo ha fatto sapere oggi il senatore Nicola Mancino al termine del colloquio con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Solo domani, infatti, la sesta Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta da Mario Volpi, prenderà in considerazione le osservazioni messe appunto dai due correlatori designati dalla Commissione, i consiglieri Pepino e Roia. Il resto, dunque, sono opinioni.

Silvio Berlusconi, nel frattempo, continua a dire che, contro i magistrati, “la gente è con me”, e non ha tutti i torti. Lo seguono in molti, una composta fila indiana di persone che paradossalmente sostengono l’incostituzionalità dei magistrati. Alcuni giorni fa mi è capitato di ascoltare una trasmissione radiofonica – “La Zanzara”-, andata in onda su Radio24. Un ascoltatore ha pronunciato un convinto intervento a difesa del presidente del Consiglio, sostenendo che Berlusconi era stato eletto dal popolo, i giudici no, loro “sono stati messi lì da un concorso e non li ha votati nessuno”. Ergo, bisogna ignorare i magistrati e tutto il potere giudiziario e dar retta solo a chi è stato scelto dai cittadini. Ma torniamo indietro alla campagna elettorale. Ricordate quali furono i cavalli di battaglia che travolsero un Veltroni sognatore ma incapace di proporre soluzioni concrete agli italiani? Una cordata Alitalia mai palesata, un’emergenza sicurezza gonfiata e una crisi rifiuti che, a tutt’oggi, non accenna a migliorare. Prendendo una per una tutte queste motivazioni, potremmo quindi sostenere che neanche il voto popolare è del tutto legittimo.

Alitalia vivacchia, “forte” di un prestito da 300milioni di euro su cui l’Europa ha avanzato numerosi dubbi (vedrete se tra qualche tempo non verrà fatta, a spese nostre, la medesima operazione a favore delle Ferrovie dello Stato che hanno denunciato, a rigor di cronaca, un buco analogo al prestito Alitalia), eppure nessuna cordata si è ancora vista in giro. Voci, ipotesi, nulla più. Durante la campagna elettorale, però, i sindacati si erano presentati con arroganza davanti ad Air France, convinti che i dirigenti parigini avrebbero tremato per l’opzione “Mr.B. e i suoi compagni”. Nulla di tutto questo. Un flop. Un buco nell’acqua. Un bluff. Nessuna cordata. L’italianità della compagnia nazionale è ancora sul lastrico. Il problema, comunque, si ripresenterà.

Curiosa e tutta berlusconiana anche l’emergenza sicurezza. Berlusconiana perché sembra fatta apposta per un servizio serale di Studio Aperto o del più educativo Lucignolo: pattuglioni misti agenti-militari, dove i secondi dovranno combattere la microcriminalità e i primi convalidare gli eventuali arresti. Tutto molto di scena ma ben poco concreto. Insomma, ve lo immaginate un fante armato di un pesantissimo fucile da guerra, elmetto e tutto il resto dell’equipaggiamento, inseguire uno scippatore? Ma ancora migliore è la valutazione oggettiva dei dati: su un contingente di oltre 350mila agenti (355.126, per la precisione, tra Carabinieri, Polizia, forze municipali), schierare tremila militari significa contribuire per meno dell’1% all’efficienza delle forze dell’ordine. Una goccia nell’oceano. Se poi, come fa notare un’inchiesta de l’Espresso, a Roma sono stati sospesi gli straordinari per la polizia municipale durante le ore notturne, allora si comprende bene che i fantomatici pattuglioni potranno al massimo rimpiazzare i suddetti agenti o poco più.

Tralascio, per non cadere nel baratro sentimentale, la questione delle intercettazioni (che riguarda in realtà anche i verbali di interrogatorio e le ordinanze di custodia cautelare), con cui la democratura berlusconiana sta per mettere il silenziatore a inchieste, giornalisti (oltre al carcere è prevista la sospensione dall’Ordine anche prima della condanna) e magistrati. Sempre nel pacchetto sicurezza si dovrebbe poi inserire la norma salva-premier, che andrebbe a sospendere per un anno tutti i processi in corso fino al giugno 2002. Una follia: per salvarne uno se ne mandano allo sbaraglio 100mila. La vicenda Mills è ormai a tutti nota e non mi soffermerò qui a descriverla. Mi piace solo riprendere quanto ha dichiarato Umberto Bossi, e cioè che il nostro “Mr.B.” ha troppa paura “di finire in galera”.

In un’Italia in cui la volontà di censura viene fatta passare per tutela della privacy, infine, l’opposizione si frammenta e – salvando Di Pietro – il Partito Democratico va allo sbaraglio (basta vedere le ultime dichiarazioni di Parisi, quasi un Berlusconibis).

Il caso italiano è insomma curioso: ultimamente chi non ha la maggioranza sceglie il suicidio politico, salvo accorgersi troppo tardi di aver solo elemosinato un po’ di attenzione dall’esecutivo e aver abbandonato il Paese a una feroce democratura.

EF

commenti
  1. Vito scrive:

    Il rapporto Politica-Giustizia si risolverà quando:
    1. Berlusconi uscirà dalla scena politica
    2. L’opposizione sarà veramente politica e non seguirà le sirene del giustizialismo (Di Pietro… che non ha mai chiesto scusa ai tanti politici innocenti sbattuti in carcere).

    Come si esce nel frattempo, cioè stante Berlusconi (eletto democraticamente) e giustizialismo strisciante (i magistrati che pretendono di decidere chi deve governare e come governare)?
    Adottando, come succede in altri Paesi Europei, un provvedimento che è di civiltà giuridica (e non di paraculaggine): sospensione dei processi (no annullamento, non prescrizione) per le alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Solo così si garantisce il voto democratico (Berlusconi, nonstante tutte le vicende, continua ad essere votato) e la giustizia. Di Pietro lo vuole sapere prima? E chi se ne frega…
    il popolo è sovrano!
    Errore di Berlusconi: averlo inserito nel decreto sicurezza e non averlo piazzato nel tavolo di dialogo ed apertura con l’opposizione… Ma quale opposizione? Veltroni, pur confermato, è debole (vedi intervista Parisi) e, per non perdere voti ed attrattiva, segue Di Pietro e Micromega (gente spocchiosa che si riempie di tolleranza, democrazia, parla di regime… ma gronda livore ed odio da tutti i pori).
    Errore Veltroni: inseguire l’antiberlusconismo un giorno e un giorno no.
    Errore di Di Pietro: paragonare la giustizia umana a quella divina.
    Vito

  2. Redazione scrive:

    Tutto vero tranne una cosa: il giustizialismo dipietrista. Non ci si può scagliare contro il giustizialismo anche davanti all’evidenza di furbate, scorrettezze e illegalità. Berlusconi può anche essere stato votato dal popolo sovrano, ma se ha sbagliato è giusto che paghi. Logicamente non devono decidere i magistrati chi e quando è abilitato a governare, ma è altrettanto ingiusto verso i cittadini che a capo dell’esecutivo ci sia uno che ha pendenze penali rilevanti e che, per di più, si scrive le leggi ad personam per evitare le cause. In questo caso il giustizialismo non c’entra nulla.

    Il fatto che una persona sia stata votata da milioni di persone ma sia un delinquente, non lo dovrebbe abilitare a governare. Prima che eletto, infatti, è un delinquente. In Italia no. Appellandosi a un giustizialismo eccessivamente invasivo (quando invece è coerenza con le leggi), si dichiara la propria solidarietà al compagno politico indagato e ci si scaglia contro i magistrati che aprono le inchieste. Quasi che il politico corrotto, evasore, ammanicato con la mafia, sia la vittima del fantomatico giustizialismo. E invece a rimetterci è il cittadino che, in uno Stato di diritto, dovrebbe essere tutelato dalle leggi nei confronti dello Stato stesso, anche quando al governo vengono eletti delinquenti. Il voto, inoltre, non dovrebbe sospendere alcuna causa, non è un salvacondotto. Se eleggono un pedofilo, un camorrista, un mafioso, chi si fiderebbe a farsi governare? Se a votarlo sono “i suoi”, per assurdo una regione intera del nostro Paese, allora è legittimato a governare anche un delinquente? In Italia purtroppo sì ma non dovrebbe esserlo…questione di logica e di “pulizia democratica”. La magistratura allora, ha il compito di preservare un minimo di dignità parlamentare, italiana, democratica.
    La legge francese, inoltre, sospende i processi a carico del capo dello Stato solo in relazione ad alcuni tipi di cause. C’è poi una differenza etica: negli altri Paesi le leggi non sono furbate, non imbavagliano la stampa, non prospettano il carcere per i terroristi, non creano allarme sociale quando non c’è.

    Emilio

  3. michele b scrive:

    Riguardo alle legge francese…c’è da considerare inoltre che siamo un paese diverso dagli altri… abbiamo una organizzazione criminale che sorpassa di gran lunga quelle di altre nazioni, la Mafia.
    Abbiamo pure parecchi scandali nella storia del nostro paese, come politici ed istituzioni colluse con mafiosi o mafiosi stessi all’interno della classe politica. Dobbiamo stare sempre all’erta nella nostra nazione, si deve prestare una maggiore attenzione rispetto che in Francia, Inghilterra, i vari paesi del Nord Europa…

  4. Vito scrive:

    Immaginavo che non fossi d’accordo!
    Non ho mai concepito il voto come un salvacondotto né darei mai il mio voto a un delinquente… Il problema non è tanto l’innocenza o la colpevolezza quanto fare della giustizia uno strumento di lotta politica. Che ci sia ancora chi voglia sconfiggere Berlusconi nei tribunali piuttosto che nelle urne per poi sconfiggerlo politicamente è una tentazione ancora presente e già vista parecchie volte. Berlusconi ha paura di questo… e trova ripari. Leggi ad personam? Niente ipocrisia: anche Prodi le ha fatte e si condanna Berlusconi, accusato di sottrarsi alla giustizia, e non Scalfaro che pronunciò, facendosi scudo della carica di Presidente della Repubblica, il “non ci sto!”… eppure i fondi neri del SISDE c’erano eccome! Tutti hanno fatto le leggi per proprio tornaconto, come quelle sul finanziamento dei partiti che cancellava appunto quello del PCI (fino al 1989) ma perseguiva quello di altre forze politiche.
    No, ovviamente, anche alle leggi contra personam: così facendo l’agenda politica ed umorale sarà sempre dettata da Berlusconi: PD e Di Pietro non lo capiscono.
    Vito

  5. Redazione scrive:

    Non sono d’accordo, il “si è sempre fatto” conta poco. Guardo al presente e al riproponimento di logiche davvero poco democratiche per cui l’unico garante è proprio la magistratura. Quello che ha sempre fregato l’Italia, per quello che mi è stato dato di viverla, credo sia proprio stato il: si è sempre fatto così. I precedenti. L’ha fatto lui quindi se lo faccio adesso la gente non se la prenderà troppo.
    Quando andai al V2-DAY di Grillo, a Torino, per rendermi conto di persona delle assurdità che si beveva la gente solo perché le urlava uno come Grillo, una ragazza dello STAFF mi disse: “se le firme non sono valide amen. Sarà stata solo una delle tante chiacchiere italiane, non siamo mica stati i primi”. Accade nelle piazze, accade in politica, accade nella mente di chi giustifica le leggi di Berlusconi con un sonoro: si faccia le sue leggi ma faccia anche il bene dell’Italia. Ed è sbagliato.
    Non discuto che Prodi, Scalfaro e tutti gli altri (forse l’unico davvero pulito fu De Gasperi) si siano fatti a loro tempo leggi e leggine “ad” e “contra personam”. Dico però che in questo periodo storico non sono solo i fondi o i soldi che qualcuno si può rubare ma lo stesso DIRITTO FONDAMENTALE all’informazione che verrà leso e su cui si basa la consapevolezza democratica. Diventeremo addormentati come la Russia e voteremo a comando. Silvio.
    Berlusconi e la sua compagine, stanno sovvertendo le basi democratiche del Paese e poi danno la colpa ai magistrati o ai giornalisti (non bastava Grillo) e si appellano alla privacy o all’emergenza di turno per operare. Siamo un Paese di emergenze infinite.
    Certo non darei mai carta bianca alla magistratura, ma neanche è giusto tarparle le ali in 24ore. Il lodo Schifani? Lo propongano. Ma il giorno successivo alla fine dell’incarico, Mr.B. vada in aula a rispondere e, soprattutto, nel frattempo non licenzi altre leggi “pro domo sua” (ma tanto poi ce lo ritroveremo per altri 7 anni al Colle, vedrete. E ancora lodo Schifani).
    Attenti insomma a non cadere nel tranello del “si è sempre fatto”. Così l’Italia non cambierà mai.

    Emilio

  6. Vito scrive:

    L’adagio “lo si è sempre fatto” non mi appartiene. E’ solo un modo per denunciare la politica giudiziaria dei 2 pesi e delle 2 misure che vige in Italia. Non sono un manicheo, non ho il culto della purezza assoluta e nutro dubbi su chi predica dalla mattina alla sera la purità. Non esiste il bianco e nero ma il grigio, non mi convince chi dice: Di qua il bene, di là il male! Non predico il catarismo politico, perché il politico non nasce dal nulla, non viene dalla luna, non è un extra terrestre: è il frutto di relazioni e può incappare, anche a sua insaputa, in disavventure dal profilo giudiziario discutibile. Va valutato caso per caso e non in maniera aprioristica. Va a finire come disse Nenni: a furia di fare a gara a chi è il più puro, alla fine ci sarà chi ti epurerà!

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