Camorra – “Spartacus”, chiuso il processo d’Appello: 16 ergastoli

Pubblicato: giugno 19, 2008 in Politica
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Lo scrittore Roberto Saviano, presente in aula

“Siamo riusciti ad evitare le scarcerazioni per scadenza dei termini, tutti gli ergastoli e l’impianto accusatorio sono stati confermati”. Queste le parole con cui il pg Francesco Iacone ha commentato oggi la sentenza del processo Spartacus, letta nella sorvegliatissima aula bunker di Poggio Reale, che ha ribadito i giudizi di primo grado per Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti e per i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine: carcere a vita. Sette gli ergastoli per ben dieci omicidi, a Francesco Schiavone, tre a Francesco Bidognetti per altri sei omicidi, due ad Antonio Iovine e uno a Michele Zagaria. Alcune le differenze rispetto alla sentenza del 2005: carcere a vita anche per Gisueppe Diana (anch’egli latitante), mentre Giuseppe Russo ha visto ridotto l’ergastolo a 30 di reclusione.

Ad ascoltare la sentenza contro la camorra casertana che per anni ha gestito imprese edili nel Nord Italia, investito nel ground zero di Manhattan e negli ecoreati, anche lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, minacciato insieme alla collega del Mattino, Rosaria Capacchione e al giudice Cantone, da una lettera dei latitanti Iovine e Zagaria, letta durante un’udienza del processo Spartacus. In quella stessa occasione i due boss si appellarono, per bocca del loro difensore, alla legge Cirami. “E’ solo l’inizio di una battaglia – ha sottolineato Saviano – ma ora guai a fermarci”. A questa sentenza, non è un’esagerazione, probabilmente hanno contribuito anche le pagine del suo libro-denuncia, “Gomorra”, così come l’omonimo film in questi giorni nelle sale. Il clamore sollevato dai suoi articoli e da quelli di altri bravi giornalisti, come Rosaria Capacchione, non ha lasciato soli i giudici. “Il mio pensiero – ha continuato Saviano – ora va solo ai caduti e alle stragi di questi anni per mano dei Casalesi”, l’ultimo alcuni giorni fa: Michele Orsi.

Lungo l’elenco delle altre condanne: 14 vanno da due a 30 anni di reclusione e riguardano Pasquale Apicella (30 anni in primo e secondo grado), Antonio Basco (26 anni in primo grado, 21 in secondo), Luigi Diana (16 anni), Dario De Simone (15 anni, collaboratore di giustizia), Nicola Pezzella (15 anni, 25 in primo grado), Franco Di Bona (14 anni, anche lui pentito), Carmine Schiavone (cugino di ‘Sandokan’ e pentito, 10 anni e sei mesi), Guido Mercurio (9 anni), Corrado De Luca (9 anni, 30 in primo grado, latitante), Alberto Di Tella (4 anni, collaboratore di giustizia), Giuseppe Quadrano (4 anni, anche lui pentito), Vincenzo Della Corte (3 anni e 3 mesi, in primo grado 3 anni e sei mesi), Vincenzo Schiavone (2 anni, 4 anni in primo grado; concesso anche il beneficio della sospensione condisionale della pena).

L'arresto di Francesco SchiavoneL’inchiesta da cui è scaturito il processo Spartacus prese le mosse nel lontanissimo 1993, su inziativa della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ed andò avanti fino al 1998. Le indagini ruppero il silenzio che circondava una realtà come quella camorristica, per troppi anni ignorata e lasciata vivere come se niente fosse. Erano gli anni delle grandi inchieste, di una politica che tremava e che certo aveva altro a cui pensare che non la mafia: salvare se stessa. L’indagine fece luce su 18 omicidi eccellenti, tra cui quello del boss Antonio Bardellino e sulla nascita del variegato clan dei Casalesi, retto dalle famiglie Bidognetti, Schiavone e Zagaria, nell’agro-aversano. Impressionanti i numeri: più di mille imputati per diversi tronconi di inchieste, suddivise tra le procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere. Seicentotrenta udienze, oltre 600 testimoni e 77 capi di imputazione. Dopo 11 giorni di camera di consiglio, la sentenza di primo grado venne letta il 15 settembre 2005, dalla corte presieduta da Raffaele Magi: dei 95 imputati, 21 furono condannati all’ergastolo per omicidio, altrettanti furono assolti e dieci morirono durante l’iter dibattimentale. La sola sentenza, depositata nel giugno 2006, occupa 3.200 pagine.

Il processo di secondo grado, quello concluso oggi, è iniziato tre anni fa e ha giudicato 16 omicidi commessi tra il gennaio 1988 e l’ottobre 1991. Tra gli imputati c’erano 36 persone appartenenti al clan dei Casalesi, cinque di loro sono latitanti eccellenti: Mario Caterino, Corrado De Luca, Raffaele Diana, Antonio Iovine, Michele Zagaria, tra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Altri cinque imputati, invece, hanno concordato la pena con l’accusa.

Come dice Saviano però, questa è solo una battaglia e con la Camorra, per quanto ferita, non bisogna mai abbassare la guardia.

EF

Per approfondimenti: Il testo “Questa corte condanna – Spartacus, il processo al clan dei Casalesi”, ed. Ancora del Mediterraneo, 392 pp, 15 euro.

commenti
  1. Luca scrive:

    Bravo Emilietto,

    il tuo blog è sempre un riparo dalla monotonia terrorista e dallo studio pazzo e disperatissimo di quest’estate.

    A proposito hai ancora intenzione di occuparti del caso ETA per il giornale del tuo master?

    Ciao e in bocca al lupo

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