In difesa di Rosaria Capacchione

Pubblicato: giugno 10, 2008 in Politica
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Rosaria Capacchione

Io sto con Rosaria Capacchione. Soprattutto dopo aver letto il reportage dal titolo “Camorra a occhio nudo”, pubblicato oggi da Il Foglio, a firma di Daniele Raineri. Senza troppi giri di parole, scrivo subito un’impressione: che il giornalista sia stato fermo ad osservare, riconoscendo la camorra “in absentia”, in ciò che a suo giudizio non si vede e sorprendendosi perché nessuno gli si sia presentato con un sonoro “piacere, appoggio i camorristi”. Secondo Raineri, tutto sa di camorra: l’architettura dei palazzi, i citofoni senza nome, i portoni di ferro senza fessure, le finestre murate. Quella è camorra. Non certo i fatti – che (anche) lui smentisce – riportati in un articolo del 3 giugno scorso, dalla giornalista de Il Mattino di Napoli, Rosaria Capacchione, sotto scorta per le minacce ricevute dai boss durante un’udienza del processo Spartacus. I caroselli di automobili descritti dalla giornalista, quelli no, non sono mai esistiti. Falsi perché nessuno li ha confermati.
La DDA di Napoli ha effettivamente smentito l’articolo pubblicato da Il Mattino, l’ANSA anche e di seguito tutti gli altri. Mi chiedo allora di quale tipo siano stati caroselli di automobili di cui ha parlato la Capacchione. Bandieroni, manifesti, carri in tipico stile carnevalesco? No, solo alcune persone su una macchina che strombazzavano e mimavano pistole. Nulla più, certo non un carosello organizzato e colorato, certo non un festival. Appena pochi minuti di macchina, tirata in seconda marcia per il paese e qualche urla. Chiamarlo carosello, insomma, forse è troppo. Appellarsi alle parole, però, è utile quando si vuole negare un fatto. Un carosello vero e proprio fa scalpore, dura molto, attira persone. Raineri non ha pensato che la gente, in certi posti, fa finta di non vedere.

A tutta pagina veniva inoltre descritto (spero ironicamente) Casal di Principe come la Svizzera: strade perfette, gente laboriosa nei campi e ciclisti atletici che pedalano per la città. Chi scrive è stato su quelle strade e sa che non è così, per questo sono quasi certo sia un’ironia.

Tornando alla Capacchione, cito testualmente il giornalista fogliante: “Il giorno dopo l’omicidio, Il Mattino ha scritto di caroselli in macchina dei clan, con clacson e mani a forma di pistola in piazza. Gli abitanti e pure le forze dell’ordine smentiscono: nulla di nulla. Pare una cafonata per chi amministra questo tipo di giustizia, fatto di intimidazioni e omicidi, in modo puramente utilitaristico, senza passione, come per appianare una sporgenza o sciogliere un contratto di affari che oramai non si sa più come risolvere altrimenti. La Camorra non strombazza, tantomeno dopo essersi ritagliata questo pezzo di cuneese a venti chilometri da Napoli”. Qui termina la (lunga) citazione. “Gli abitanti smentiscono”, scrive Raineri. Ingenuità: alcuni cittadini di Casal di Principe, davanti alle telecamere di Annozero, hanno affermato che “i boss della Camorra non esistono” e “l’unico boss è Dio”. Insomma, chi non parla quando assiste a un omicidio o sostiene che la Camorra non esiste, difficilmente confermerebbe di aver visto caroselli di automobili e assassini esultanti. Per mantenere un minimo di ordine, inoltre, anche le forze dell’ordine negano e le voci ufficiali con loro. Che affronto se davvero le auto fossero passate a pochi metri dai finanzieri a suon di clacson! Anche per pochi istanti…

L’articolo de Il Foglio, certo, non è tutto negativo. Chi scrive si è focalizzato su un punto in particolare e la mia resta una visione parziale e soggettiva. In un altro passo del pezzo, infatti, Raineri fa il confronto tra il territorio casertano e l’Iraq. Azzeccatissimo: “Gli ideologi di Al Qaeda in Iraq – scrive Raineri – spiegano ai loro uomini: non è importante che la zona nostra diventi impermeabile al passaggio degli americani […], tutti i territori sovrani si devono rassegnare a essere violati di continuo nel proprio spazio […] è importante che la gente del posto continui a essere leale e obbediente e rispettosa con l’emiro e l’organizzazione e le sue leggi”. Sacrosanto. Poche parole che inquadrano la situazione casertana. E allora, perché smentire così frettolosamente l’articolo della Capacchione? I caroselli non si sarebbero verificati perché nessuno dice di averli visti: è un po’ troppo poco per negarli. Anche in Iraq molti fatti vengono passati sotto silenzio, eppure accadono.

EF

commenti
  1. Rosaria scrive:

    Grazie per la fiducia “sulla parola”, per così dire. Vorrei aggiungere un particolare: l’agenzia che si è affrettata a smentire i “caroselli” non ha tenuto conto del fatto che la notizia era scritta da chi quelle auto le aveva viste, segnalando modello, targa, ora del fatto e strada alle forze dell’ordine. Che poi il personale in servizio ai posti di blocco – quel giorno, per la verità, decisamente scarsini – non abbia visto la stessa scena, è irrilevante. A voler seguire la logica di chi si è affrettato a smentire, dovrebbero essere aboliti i numeri telefonici di emergenza. Può sembrare un paradosso, ma se un cittadino assiste a un qualunque delitto, cosa lo segnala a fare se poi la stessa scena non è vista anche da un esponente delle forze dell’ordine?
    Ros

  2. Redazione scrive:

    Gentile Rosaria,
    sono io che ringrazio lei per la visita…e chi se l’aspettava!
    La targa, il modello, l’ora e tutto quanto…già, peccato che nel nostro Paese siano bravissimi a negare i fatti e a creare il silenzio attorno a un evento. Speriamo solo non accada adesso – come in passato – con il processo Spartacus.
    Un caro saluto

    Emilio

  3. […] nelle sale. Il clamore sollevato dai suoi articoli e da quelli di altri bravi giornalisti, come Rosaria Capacchione, non ha lasciato soli i giudici. “Il mio pensiero – ha continuato Saviano – ora va solo ai […]

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