La cornetta bipartisan

Pubblicato: giugno 10, 2008 in Politica
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intercettazioni - Staino

Le indagini su omicidi, pedofilia, reati finanziari, corruzioni varie, malasanità ed altri tipi di illeciti – ad eccezione di quelle su mafia e terrorismo -, potrebbero presto non potersi più avvalere delle intercettazioni telefoniche, a causa di un prossimo decreto del governo Berlusconi. Ma è solo colpa di un Mr.B. spaventato? E’ davvero nato tutto dalla divulgazione della telefonata tra il premier e Saccà? Certamente no.

Il decreto sulle intercettazioni, infatti, è una decisione assolutamente bipartisan: se non ci fosse stato Mr.B. al governo, sicuramente c’avrebbe pensato Veltroni. Un giro di vite in questo senso era nell’aria e se ne sono dette di tutti i colori, pur di giustificare il provvedimento che imbavaglierebbe i giornali e bloccherebbe le indagini, riportando le tecniche investigative indietro di decenni.

Guardando alla scena politica nostrana poi, l’unico che sembra davvero fare Opposizione con la maiuscola, è Antonio Di Pietro. Con tutti i suoi difetti (un grillismo malconcio, ad esempio) e il suo passato per certi aspetti discutibile, l’ex magistrato è l’unico che oggi dica le cose come stanno, dritto sul muso di Berlusconi. Per il resto resta il velo velenoso del bipartisanismo, una sorta di “volemose bene” tutto italiano che si regge in bilico, per ora a malapena. Napolitano oggi ha inoltre auspicato che, «tenendo conto del lavoro degli anni precedenti, si raggiunga una larga intesa sulla formulazione» del decreto, in via di approvazione forse già nel CdM di venerdì prossimo.

Alfano, invece, neoministro della giustizia che dice di voler dialogare con l’ANM, ha lanciato la bomba mediatica: “almeno 100mila italiani sono intercettati”. E’ sinceramente inutile tentare di ammorbidire l’opinione pubblica – come è stato fatto in precedenza con la questione sicurezza -, facendo leva sul terrore della privacy violata e creando una nuova in-sicurezza proveniente da una magistratura impazzita. Saccà che accetta le “segnalazioni” proposte da Mr.B. sono un fatto, non una violazione. Il re che straparla di prostitute, è una notizia. I medici che discutono di operazioni inutili, eseguite solo per ricavarne ulteriori guadagni, truffando il SSN, sono un fatto non una violazione della privacy. Ed è sacrosanto pubblicare gli atti quando questi sono resi pubblici dai magistrati stessi. Non è neanche vero che le intercettazioni costano troppo. Secondo i dati riportati da Marco Travaglio, che su queste cose solitamente è esattissimo, in Italia ci siano 165 procure che in un anno avrebbero speso 240 milioni di euro, cioè – continua Travaglio – meno di quattro euro a testa per ogni cittadino. “Privacy”, “125.000 intercettati”, “costi troppo alti”: fumo negli occhi. La verità è che senza intercettazioni Antonio Fazio sarebbe ancora al suo posto, idem Ricucci (che forse si sarebbe comprato anche il Corriere della Sera) e idem come sopra tutti gli scandali, finanziari e non, stroncati proprio grazie alle intercettazioni telefoniche.

L’errore però è a monte e riguarda solo in parte i giornalisti. Quando viene reso pubblico un dossier, infatti, la magistratura dovrebbe inserire negli atti solo le notizie rilevanti ai fini del dibattimento e, invece, per risparmiare tempo, il contenuto delle intercettazioni spesso non viene vagliato ma inserito così com’è stato trascritto, divenendo automaticamente consultabile e pubblicabile. A questo punto il giornalista dovrebbe avere il buon senso di non spiattellare in prima pagina la vita privata delle persone ma le regole editoriali, cinicamente basate sullo strillo e sull’audience, spesso sono impietose e più grandi di chi è chiamato a scrivere il pezzo. Anche se questa non è una giustificazione, la colpa – ab origine – non è tutta del giornalista.

Minacciare il carcere, gridare davanti a una platea di imprenditori che sui reati finanziari non si intercetterà più nessuno, mettere il bavaglio ai giornali e alle indagini, non è dunque il modo migliore per rispondere a un’esigenza sicuramente viva -quella di limitare l’uso delle intercettazioni per tutelare la privacy – ma che non deve essere una scusante per censurare informazione e magistrati. Le intercettazioni, insomma, devono restare uno strumento al servizio delle autorità, biognerebbe semmai regolamentare le regole di pubblicazione e prima ancora di creazione dei fascicoli processuali.

EF

commenti
  1. mauchi scrive:

    Una cosa va però riconosciuta, fa ORRORE leggere le intercettazioni che in queste ore vengono divulgate sulla sanità in Lombardia.
    Di fronte a questi casi io dico “Benedette intercettazioni”.

  2. Redazione scrive:

    Come darti torto?
    Infatti la questione è di pubblicare e utilizzare solo le intercettazioni rilevanti ai fini processuali. Ma se i magistrati inseriscono nel fascicolo tutte le conversazioni intercettate, senza fare prima una dovuta scrematura, a mio avviso si vìola la privacy dell’imputato e di chi ha a che fare con lui…
    Grazie della visita, a presto!

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