Casal di Principe: ucciso un pentito

Pubblicato: giugno 2, 2008 in Politica
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Articolo pubblicato ieri sul periodico on line Periscopio.

 Gomorra

All’esecuzione di Michele Orsi, collaboratore di giustizia trucidato oggi nei pressi del “Roxy Bar” di piazza Dante, in pieno centro di Casal di Principe, avranno sicuramente assistito tutti. Passanti, automobilisti e soprattutto i nugoli di uomini che a Casal di Principe stazionano a tutte le ore fuori dai numerosi bar che costellano il paese. Chiacchierano gli uomini, ma soprattutto osservano. Non gli scappa nulla. Non uno straniero, non un compaesano. Attraversare Casal di Principe, insomma, è un po’ come essere continuamente seguiti, quasi che gli sguardi si passassero il testimone a seconda dei tratti percorsi con la macchina. A Casal di Principe non vale neanche la regola del “paesino” del sud dove ci si conosce tutti. Non è un paesino. E’ talmente vasto che ci si ritrovano vie dedicate alla maggior parte dei poeti italiani, ai più valorosi generali del nostro esercito, a quasi tutti i capoluoghi di provincia, ai fiumi, alle regioni e poi ancora ai compositori, ai capi di Stato, agli statisti e persino un’emblematica “via Ferrovia”, quasi che non si sapesse più in quale modo nominare la strada. Casal di Principe, insomma, è un dedalo di vie, di bar, di punti di ritrovo, di occhi che osservano e di orecchie che ascoltano.
In questo scenario è stato freddato Michele Orsi, un collaboratore di giustizia che stava svelando i retroscena dell’affare Eco4, uno dei maggiori scandali politico-mafiosi nella gestione illecita dei rifiuti.
Se fino a qualche anno fa i casalesi facevano di tutto per evitare l’attenzione mediatica, adesso sembra vogliano mettere in chiaro davanti allo Stato e ai pentiti che a comandare sono loro. Emblematico il caso dell’omicidio di Federico del Prete, raccontato da Roberto Saviano al festival di Ferrara: ” prima di ucciderlo i clan fecero una specie di sondaggio per capire se i giornali avrebbero parlato o meno di lui. Quando ebbero verificato che nessuno ne avrebbe riferito se non i giornali locali, i soliti cronisti di nera, diedero l’ordine di morte”. Adesso la situazione si è capovolta, i pentiti devono avere ben chiaro che dalla vendetta del clan non si scappa.
Secondo i magistrati, nell’affare Eco4, Orsi si sarebbe arricchito con la complicità dei Casalesi, mediante il pagamento di alcune tangenti, rimanendo però al contempo vittima di alcune estorsioni ad opera del clan dei La Torre di Mondragone. Dopo cinque mesi di arresti, Orsi aveva finalmente deciso di parlare e aveva iniziato a fare nomi e cognomi di alcuni dei protagonisti dell’inchiesta su Eco 4.
Due mesi fa il primo agguato: il figlio, nel rientrare a casa, sfugge per miracolo ad alcuni colpi di fucile, oggi la morte del padre. Le intimidazioni contro la famiglia Orsi erano iniziate pochi giorni dopo la pubblicazione degli atti dell’inchiesta Eco 4, da parte di un quotidiano locale. Il giorno dopo l’attentato al figlio di Michele Orsi, il legale di famiglia aveva segnalato la situazione di pericolo alla Procura della Repubblica di Napoli e al pubblico ministero Alessandro Milita, ma la scorta non è mai arrivata. Chiamato a testimoniare anche nel maxiprocesso Spartacus (che si chiuderà nei prossimi giorni), giovedì prossimo Orsi avrebbe dovuto partecipare all’udienza preliminare su Eco4, inchiesta che ha visto coinvolto, tra gli altri, anche l’ex-ministro delle comunicazioni ed ex-presidente della commissione di vigilanza RAI, Mario Landolfi.
Oggi l’omicidio.
EF

commenti
  1. freesud scrive:

    Molti avranno tirato un sospiro di sollievo e ringraziato. A Casal di Principe caroselli di auto hanno festeggiato l’avvenimento. Niente scorta. Abbandonato. Chi tocca la politica o muore o viene disattivato con altri mezzi: avocazioni, trasferimenti, delegittimazioni. Per sorvegliare i pacifici cittadini di Chiaiano si impiegano centinaia di poliziotti. Per proteggere la monnezza si mobilita l’esercito. I testimoni di giustizia si lasciano ammazzare.

    http://WWW.RIBERAONLINE.BLOGSPOT.COM

  2. Redazione scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con te. Poi però ci si appella a formalismi burocratici del tipo “non era un pentito ma un imputato collaborante”. Ma stava parlando o no? Se la risposta è sì, avrebbero dovuto proteggerlo. “Parlava per difendersi” hanno obiettato, ma PARLAVA risponderei, in una terra dove sono ben pochi a farlo.
    Scusanti francamente non ce ne sono. Avrebbero dovuto difenderlo e basta. Adesso mandano 30 poliziotti a Casal di Principe. Dopo.
    Consiglio comunque a chi legge di andare a cercare e a spulciare (in rete si trova molto materiale) quali sono gli indagati del processo su Eco4…i giornali nostrani i nomi non li fanno troppo facilmente…

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