mafia

Cinquantatrè. Questo è il numero del silenzio e dei camorristi arrestati lunedì scorso, affiliati al clan dei Casalesi. Tra loro anche un vigile urbano, fratello di Antonio Iovine, uno dei supericercati d’Italia insieme a Michele Zagaria. Meno di una settimana fa, invece, erano finiti in manette numerosi “colleghi ‘ndranghedisti”, sparsi in tutta Italia (in Lombardia, nel Veneto, in Piemonte, in Calabria, in Emilia Romagna…). Eppure di mafia si continua a parlare in sordina. Cinquantatrè arresti, infatti, smettono di essere un numero o una statistica, e diventano un fatto difficilmente ignorabile. Eppure accade. Non se ne parla o se ne “parlicchia”. Le notizie di mafia scivolano nelle pagine interne dei quotidiani, in cronaca. Nel caso del verdetto del maxiprocesso Spartacus, poi, il silenzio è stato totale.

Roberto Saviano, ad esempio, racconta come la notizia del piano di uccidere con un bazooka il pubblico ministero Nicola Gratteri, dell’antimafia calabrese, sia finita in cronaca. Oppure, ancora, ha spiegato come quando nel 2002 venne ucciso il sindacalista Federico del Prete, i clan si fossero informati preventivamente se i giornali avrebbero riportato o meno la notizia. Avuta la certezza che sarebbe stata relegata nella cronaca nera (non in prima), commisero senza troppe remore l’omicidio.

Il problema quindi non è avere o meno la scorta dei carabinieri ma essere protetti da quella che Rosa Capacchione ha definito la “scorta mediatica”, l’attenzione dell’informazione verso chi fa giornalismo antimafia.

E allora, la domanda finale è: perché non si ha il coraggio di mettere in prima pagina un titolo di apertura a caratteri cubitali sull’arresto del fratello di Antonio Iovine? “Cinquantatrè arresti nel casertano: decapitato il clan dei casalesi”. E invece niente. Si mettono in taglio medio notizie e foto riguardanti il blitz in bikini di due giornaliste di Lucignolo, durante il ritiro degli azzurri, ma nulla sulla criminalità organizzata, dimenticando (o forse no!) che le tre maggiori organizzazioni mafiose del nostro Paese, gestiscono un mercato economico da oltre 900 miliardi di euro. Anche questa è notizia, lo è stata, ma relegata sempre nelle pagine interne dei quotidiani.

Buon silenzio a tutti

EF

commenti
  1. Federico scrive:

    Quanto hai ragione!
    Anche questa è una forma di censura. Purtroppo la mafia in Italia sembra essere l’ultimo dei problemi.

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