L’Italia della non-notizia, ovvero: meglio Ponte Milvio della mafia

Pubblicato: maggio 11, 2008 in Politica
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Menomale che c’è il Tg1. Questa sera, microfono in mano la giornalista della RAI, in diretta da Roma – Ponte Milvio -, ha dato quella che avrebbe voluto avere l’apparenza di una vera e propria notizia, da lanciare durante un tiggì di prima serata: “qui si radunano i ragazzi – affermava la giornalista – verso le sei e mezza si incontrano e decidono come trascorrere la serata”. Dopodichè il microfono passava ad un testimone, un giovane lì accanto che, bottiglia di birra in mano (educativo per i bambini che alle 20 sono davanti alla televisione), affermava che è proprio vero, i ragazzi romani si riuniscono lì ogni sera “ma nel weekend più spesso”. Che anteprima! Che scoop! Per questa NOTIZIA oggi la Rai ha mandato sul posto un operatore, una giornalista, ha creato il collegamento e due servizi correlati, da Milano e Bologna.

Assurdo. Semplicemente.

Per il resto invece la RAI si scusa per le parole di Travaglio che riprende quanto scritto dal bravissimo Lirio Abbate in merito a Schifani. Parlare di mafia no, quella non è notizia, per averla citata bisogna invece chiedere scusa pubblicamente, in prima serata. Se uno dei nostri politici ha avuto conoscenze mafiose (che di per sé non è certo reato, ma non è nemmeno una bella cosa), meglio tacere, non è una notizia. Che si addormentino dunque gli italiani, che si trastullino con i pontemilviesi, che non conoscano null’altro che Moccia e il Bagaglino berlusconputiniano. Dormite italiani, dormite, la mafia non è una notizia, state tranquilli, dormite…

EF

Eccovi un’opinione davvero interessante (di Paolo Pegoraro, cfr. nei commenti), lasciata a margine di questo post:

Vorrei far notare che sul sito del Senato la precedente scheda di presentazione dell’on. Renato Giuseppe Mario Schifani, avvocato, riportava che il suo Collegio di elezione è il n.10, cioè Altofonte – Corleone:
http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Attsen/00003939.htm
La pagina è ancora online (per quanto? mah!) ma non più raggiungibile attraverso link interni al sito.

Nell’attuale profilo biografico del Presidente del Senato, invece, si dice genericamente che è stato eletto in Sicilia:
http://www.senato.it/presidente/152553/genpagina.htm

Non solo: la precedente scheda biografica è stata sostituita con quest’altra dove, ancora una volta, non si nomina il Collegio corleonese di elezione del nostro:
http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00003939.htm

Se non dovesse esserci nulla da temere nell’aver «conosciuto» mafiosi, perché nascondere (stiamo parlando di questo) che il proprio Collegio di elezione è Corleone? Stiamo parlando del sito ufficiale del Senato della Repubblica.
Meditate gente, meditate.

commenti
  1. lameduck scrive:

    Sottoscrivo parola per parola quanto hai scritto, una cosa vomitevole il TG1 stasera. Hanno avuto il coraggio di invocare il contraddittorio quando non abbiamo potuto sentire mezza parola di ciò che ha detto Travaglio. E l’intervista a Schifani con l’intervistatore a pelle di leone? Una cosa che non succedeva nemmeno ai tempi di Ceausescu.

  2. felice scrive:

    RIMEDI!!
    INVENTIAMOCI QUALCOSA!
    DOBBIAMO USCIRE DA QUESTO SKIFO!!!

  3. Antonio scrive:

    Purtroppo la cosa non mi meraviglia affatto. E’ accaduto già in passato, accade oggi e purtroppo riaccadrà domani.
    Una volta c’erano i telegiornali che un barlume di informazione provavano a dartela, adesso tutto si sta trasformando in un talk show.
    Alcuni Tg ormai mantengono solo il nome ma in quanto a contenuti….altri, anche prestigiosi, pian piano si stanno accodando.
    Nessuno fa più giornalismo di inchiesta (cui prodest?) e i servizi scomodi li lasciano fare alle Iene o a Striscia la Notizia così anche se pur gravi le cose che vengono fuori possono comunque finire tutte in burletta.
    Per quanto possibile teniamo sempre acceso il cervello visto che sono in molti che ce lo vorrebbero spegnere definitivamente.

  4. Paolo Pegoraro scrive:

    Vorrei far notare che sul sito del Senato la precedente scheda di presentazione dell’on. Renato Giuseppe Mario Schifani, avvocato, riportava che il suo Collegio di elezione è il n.10, cioè Altofonte – Corleone:
    http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Attsen/00003939.htm
    La pagina è ancora online (per quanto? mah!) ma non più raggiungibile attraverso link interni al sito.

    Nell’attuale profilo biografico del Presidente del Senato, invece, si dice genericamente che è stato eletto in Sicilia:
    http://www.senato.it/presidente/152553/genpagina.htm

    Non solo: la precedente scheda biografica è stata sostituita con quest’altra dove, ancora una volta, non si nomina il Collegio corleonese di elezione del nostro:
    http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00003939.htm

    Se non dovesse esserci nulla da temere nell’aver «conosciuto» mafiosi, perché nascondere (stiamo parlando di questo) che il proprio Collegio di elezione è Corleone? Stiamo parlando del sito ufficiale del Senato della Repubblica.
    Meditate gente, meditate.
    Paolo

  5. Redazione scrive:

    Carissimi,
    è triste che il senso e il desiderio di giustizia degli italiani, vengano interpretati da Le iene o da Striscia, trasmissioni che sfruttano frustrazione e ansia di verità. Oggi mancano i veri giornalisti o ce ne sono troppo pochi. Il dramma, inoltre, è che ormai nessuno legge più (il libro di Abbate è uscito da quasi un anno) e un fatto fa scandalo solo se esce in tv…
    Non è tutto. Quando al V2-DAY Travaglio chiese chi conoscesse Lirio Abbate, praticamente nessuno rispose, eccezion fatta per chi era del mestiere. Con un popolo dormiente, non si può pretendere democrazia.
    Grazie per le vostre opinioni. Lasciamo tracce di coscienza.

  6. Marco Migliorelli scrive:

    La costruzione -da parte di quel tipo di giornalismo- di un universo sociale minimale e sicuro, sgombro da brume ed ansie è palingenesi di una realtà imperfetta ed anche deludente sotto il puro profilo utopico (ne converrai Emilio) dell’illusione che vorrebbe creare; questo per dire che possiamo, in questi casi, costruire le più rabescate perifrasi pur di evitare- giustamente- la parola “informazione” secondo quello che deontologicamente, dovrebbe significare.

    La cultura, aperta, libera, scardinante; la parola viva e “villenta con dignità” è l’unico mezzo di cambiam,ento profondo. Quel che la storia offre dal vasto repertorio: rifiuto, colpo di stato, rivolta, rivoluzione, fuga sono o estemporanee soluzioni o soluzioni individuali.

    TRavaglio l’ha detto chiaramente a Fazio: “l’informazione è in mano ai politici” nella misura in cui anche chi è onesto giornalista deve tener conto di “quel” potere a lui superiore per non cedere al silenzio che passi falsi imporrebbero. Sarebbe opinabile un giornalismo più sbilanciato verso la “protezione” del popolo (specifico: NON inteso ideologicamente) che verso “l’imposta” protezione-controllo della politica.

  7. Andrea Sferrella scrive:

    Insomma, si respira aria di secondo editto bulgaro e dire che Berlusconi non ha nemmeno battuto ciglio, impegnato com’è a placare le rivendicazioni di An, ma la sua parte l’ha recitata alla perfezione la cara Anna Finocchiario, emblema di un partito democratico allo sbando, che in cambio della legittimazione politica è pronto a partecipare, senza remore, all’azione di governo. Non parliamo di Fazio, sviolinata di scuse da sottomesso, un teatrino davvero poco edificante.

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