Intervista a Roberto Natale (FNSI), sul futuro dell’informazione

Pubblicato: maggio 1, 2008 in Politica
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Visto l’intervento di Roberto Natale (presidente della Federazione Nazionale della Stampa) ad Annozero di questa sera, ripropongo un’intervista realizzata per il Periscopio, quindicinnale della seconda università di Roma.

GIORNALI, QUALE FUTURO? PARLA ROBERTO NATALE (FNSI)

Dal rinnovo del contratto giornalistico alla paventata legge sulle intercettazioni, dal rapporto tra giornali e pubblicità al ‘total audience’, abbiamo intervistato il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale, per capire quali siano le prospettive future di una professione che sta cambiando: il giornalismo.

Presidente Natale, cosa vi aspettate dall’incontro del 10 aprile con gli editori?
<Il contratto giornalistico è scaduto alla fine del febbraio 2005. Il dato positivo però è che finalmente gli editori hanno accettato di tornare al tavolo della trattativa, sebbene questo non assicuri un esito positivo del confronto. Le difficoltà sono diverse e riguardano spesso anche la definizione stessa dei problemi: noi parliamo di “multimedialità e innovazione”, gli editori ci rispondono invece con la “flessibilità e la mobilità”. Come sindacato dei giornalisti siamo invece convinti che i due termini abbiano davvero poco in comune. Andremo dunque al confronto con la fermissima intenzione di “tenere il tavolo”, soprattutto sul tema della multimedialità e dell’innovazione, a nostro giudizio fondamentali per il futuro del giornalismo.
C’è stato poi un mutamento del sentire comune nei confronti della multimedialità che impone, nei fatti oltre che nei tempi, un aggiornamento del contratto del 2001. All’epoca, infatti, l’articolo 4 lacerò il sindacato e molti temevano che l’innovazione tecnologica avrebbe travolto il settore; nulla di tutto questo si è verificato e oggi la multimedialità viene vissuta dai giornalisti più giovani come un’opportunità che non lede la loro professionalità. È indubbio quindi che diversi fattori siano cambiati e vadano quindi regolamentati e inseriti anche nel contratto>.

Il direttore del New York Times sostiene che a causa di internet il giornale nella versione cartacea sarebbe sparito. È ancora una teoria fondata?
<Credo che anche il direttore del New York Times abbia fatto parziale retromarcia e io stesso non considero imminente la fine delle edizioni cartacee dei quotidiani. Il problema semmai è che anche in Italia si sta affermando il ‘total audience’, una concezione per cui gli editori vendono agli inserzionisti pubblicitari il loro pubblico. Il ‘total audience’ analizza di continuo i dati relativi ai diversi organi di informazione, appartenenti a un dato gruppo editoriale, vendendo poi ai pubblicitari un pacchetto di attenzione e pubblico. Questa pratica non riguarda solo l’aspetto pubblicitario ma anche i contenuti>.

Auspica una nuova legge sui finanziamenti pubblici alla stampa?
<La proposta di cancellare i finanziamenti pubblici non è percorribile. I fondi devono essere mirati alle iniziative editoriali che, non affrontando temi ‘sensibili’, hanno bisogno di un apporto in più. Fino a oggi, infatti, per ragioni politiche o parapolitiche, sono state finanziate anche entità editoriali inesistenti>.

Cosa pensa della proposta di far finanziare i giornali di partito, direttamente dai partiti stessi?
<L’atteggiamento dei politici continua a non piacerci e restiamo preoccupati. Ravvisiamo invece consonanze pericolose nei programmi del Popolo delle Libertà e del Partito Democratico e se l’atteggiamento delle forze politiche nella prossima legislatura rimanesse lo stesso, la nostra risposta sarebbe dura. I sindacati dei giornalisti hanno contribuito a far finire su un binario morto il DdL Mastella. Alla camera il testo fu votato da tutti i parlamentari tranne sette, che si astennero. La nostra protesta fece in modo che, tanto il senatore Casson che il presidente della commissione giustizia Cesare Salvi, apparisse chiara la necessità di profonde modifiche. Bisogna difendere il diritto di cronaca dei cittadini di conoscere alcune vicende che, se fosse stato in vigore il DdL Mastella, non sarebbero mai venute alla luce, come ad esempio lo scandalo del calcio, le scalate bancarie, “vallettopoli”. Se la politica dovesse insistere nel perseguire un provvedimento del genere, rischierebbe di dare elementi ulteriori all’antipolitica, dando l’impressione di voler nascondere sotto il tappeto la polvere e la sporcizia di certi rapporti tra politica ed economia. I politici hanno dei doveri di correttezza rispetto alle quali non possono invocare le stesse garanzie di un privato cittadino. Quando un politico fa un’iniziativa che considera di interesse pubblico, vuole telecamere e taccuini, non si può pensare che l’informazione sia limitata solo a questo. Questi sono casi in cui la difesa dei diritti della persona non c’entra nulla. Come sindacato dei giornalisti siamo sensibilissimi ai temi della deontologia però in questa vicenda delle intercettazioni c’è stato chi ha tentato di far passare come diritto alla riservatezza una richiesta di decretazione di malaffare politico>.

L’Italia è un Paese democratico e libero dal punto di vista dell’informazione?
<Non metto l’Italia nel novero dei Paesi dittatoriali, ma abbiamo comunque dei problemi seri. Una riforma sull’editoria, una sull’Ordine dei giornalisti, oltre ad una riforma seria della legge sulle intercettazioni, possono contribuire al miglioramento della situazione nel nostro Paese. Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla cerimonia di accensione della fiaccola olimpica: la tv cinese realizzò una differita di 45 secondi che sembrava invece una diretta. Tutto il mondo ha esecrato questa cosa. A me è tornato in mente ciò che avvenne in occasione del concerto del 1 maggio, nel 2003. L’allora direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, impose che la diretta del concerto andasse in onda con alcuni secondi di ritardo, in modo che se qualche artista avesse proferito dichiarazioni polemiche contro il governo Berlusconi, ci sarebbe stato il tempo di tagliare. Come sindacato dei giornalisti protestammo vivamente. Questo fatto dà l’idea che anche in casa nostra c’è ancora molto che non va>.

EF e AP

Pubblicato il 10.04.08 sul Periscopio

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