Altan

L’Election Day è stato un vero e proprio D-Day italiano. Dopo decenni di politica frammentata e coalizioni traballanti, adesso sulla scena sono rimasti quattro partiti. Tra questi non ci sono più i comunisti. Accorpati nella Sinistra Arcobaleno, i vari Bertinotti, Pecoraio Scanio, Diliberto, Caruso e tutta la vecchia dirigenza post-comunista (e socialista), sono stati ridotti al silenzio, colpevoli di non aver compreso il loro essere ormai una nomenclatura senza popolo. Hanno perso i loro slogan, i clichè e le frasi fatte: “No ai rigassificatori”, “no ai termovalorizzatori”, “no alle missioni all’estero”, “no al nucleare”. La politica dei No a tutto, che per anni ha immobilizzato le riforme dei governi d centro sinistra, è stata rifiutata in modo definitivo.
Hanno vinto invece il Popolo delle Libertà e la Lega Nord, e con loro l’idea del conservatorismo berlusconiano e dell’inflessibilità bossiana. La Lega, da sempre penalizzata dalle alleanze, questa volta ha addirittura raddoppiato i voti, intercettando anche i consensi trasversali di borghesia e lavoratori. Quanti chiamavano a raccolta i precari contro la cosiddetta legge Biagi, devono dunque riconoscere la sconfitta: una parte dei milleuristi sicuramente avrà votato Berlusconi, l’homo semi-novus della nostra politica.
La proposta del Partito Democratico, invece, pur avendo scelto la via solitaria, non ha fatto una magra fine. Certo però non le è andata bene. Il vecchio proposito ‘mai nemici a sinistra’ si è avverato e si è affermato un partito riformista nel senso stretto. Gli italiani non sono riusciti però a non intravedere dietro le spalle di Veltroni la vecchia dirigenza prodiana, ancora schierata (quasi) al completo. Di fatto si è rinunciato al nuovo temendo il ritorno del vecchio e alla fine si è votato per una coalizione ancora più vecchia.  
Onore al merito, in ultimo, ad Antonio Di Pietro: da solo ha preso più voti di tutto il raggruppamento della Sinistra Arcobaleno, un segnale che i due grandi partiti non potranno ignorare.
Pur non avendo la legge elettorale “alla tedesca”, di fatto gli italiani hanno dunque creato il bipolarismo, cancellando i piccoli partiti e non ammettendone di nuovi. Diversi sono adesso gli interrogativi: chi rappresenterà, in concreto, gli interessi delle classi politiche disagiate, fino a ieri appannaggio della Sinistra Arcobaleno? E poi: sarà il Veltrusconi? Si vedrà. Nel frattempo domani sarà un altro giorno. Il primo senza esponenti della sinistra radicale in Parlamento, per la prima volta dopo 60 anni.

EF

commenti
  1. MARCO MIGLIORELLI scrive:

    Bipolarismo di qualità con il ritorno dei vari Cuffaro e l’estromissione di gente di cultura come Bertinotti. Ad un promotore del PD a ponte Sisto che insisteva sulla bellezza del programma e di come era ben fatto il sito ho replicato che di “bei programmini” ne ho visti anche troppi in 27 anni e che prima di pensare ai massimi sistemi e perseguire ideali la gente comune deve prima (oh sì quanto impoetico ma forse falso?)risolvere i magri problemi della contingenza quelli verso i quali storce il naso solo chi puo’ permetterselo. Il PD si è presentato come un partito nuovo, come una formazione di gente nuova e di presunti “giovani” ma quali giovani? viva dunque il dubbio del vecchio che ritorna; viva dunque il partito di Veltroni, rutelli, Prodi, Fassino; gente vecchia tanto quanto (se non di più) del Dorian Gray della politica Berlusconi.
    Certo una riduzione del sistema dei partiti è un bene ed una vera innovazione dentro il profilo storico della nostra politica MA riduzione a cosa? Ripeto: abbiamo la lega al governo e manca tanta parte di gente come Bertinotti che per certo a scanso di lauree e non di cultura ne aveva da portare. Post comunisti? non è forse meglio che esser di sinistra radical chic? M;i dispiace ma preferivo Bertinotti a Rosi Bindi. Ed ora avanti, col ballottaggio. Rutelli espressione del nuovo torna e chissà se non si risolverà nel migliorare il dissesto stradale con “nuovi appalti”.
    Nota consolatoria per Di Pietro e tanta amrezza, tantissima perchè nutrivo sincera curiosità nel voler riscontrare se per la seconda volta il ministero della giustizia sarebbe finito in altra mano.
    E Ferrara infine? qual medioevo?
    E ancora come si puo parlare di post comunismo regressivo in un paese dominato da più regressivo cattolicesimo? domanda:)

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