“L’uomo è uomo anche in coma”

Pubblicato: marzo 10, 2008 in Politica
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Vita

Chi scrive non è mai stato un papaboy, un boyscout o un boy-cattolico-da-striscione di qualsiasi altro genere. Ma un credente sì. Un laico. Perché si può anche essere laici senza andare contro la Chiesa, ed è un particolare che ormai si è dimenticato. Nel mondo mediatizzato e destrutturato di oggi, secondo molti “laico” equivale solo ad anticlericale. O almeno lo si vorrebbe far credere. In realtà essere laico presuppone una posizione di “ascolto multiplo” capace di rispettare e prendere in considerazione tutte le opinioni. Non si nasce laici, ci si diventa. Evitare gli estremismi e le strumentalizzazioni mediatiche non è facile. La scatola magica ci convince che si ha un “pensiero forte” solo se si è capaci di imporlo, in realtà si è uomini e laici (che è molto di più che avere solo un “pensiero forte”) quando si è capaci del confronto. Sono curioso quindi di vedere cosa diranno i media delle parole di Benedetto XVI sulla vita: “L’uomo è uomo anche in coma”. Chi sarebbe capace di affermare il contrario? Pochi. Molti saranno invece quelli che correranno dietro alla seconda parte di questa frase: “anche se embrione”. Invece di rendersi conto della forza con la quale il papa continua a sottolineare il valore della vita, i molti inizieranno a interpretarla come un attacco contro l’aborto, contro la scienza, contro la libertà delle donne, come un dictat vaticano, come uno dei tanti, troppi, “eccetera eccetera eccetera clericali”… Eppure il papa ha semplicemente detto che la vita è preziosa, fin nel concepimento. Punto. Se qualcuno venisse a dirvi lo stesso, e non fosse il papa, quanti lo accuserebbero di tutti i sopradetti ‘eccetera’? Pochi. 

Sempre nello stesso discorso Benedetto XVI ha poi affermato che “la scienza è un’unica grande lotta per la vita”. In un mondo in cui ormai non ci sorprendiamo più delle morti più atroci, delle autobombe e della violenza, è questa affermazione riducibile a un’assurdità papale o c’è qualcosa di vero?
Solita domanda: quanti smetteranno di ragionare per luoghi comuni e guarderanno al senso delle parole? Spesso infatti si sente rispondere “Il papa vuole limitare la scienza!” oppure “Ha ragione, ma a dirlo è il papa che poi è la Chiesa, quindi…”. Bene, fate finta che sia stato un amico a pronunciare una simile affermazione. Quanti gli darebbero torto? Non bisogna essere credenti per essere d’accordo. Chi mai potrebbe negare il valore positivo di una scienza per la vita? Per la propria vita? Se sul letto del laboratorio della morte ci fosse la nostra esistenza, anche embrionale, affidata alla scelta di qualcuno esterno, cosa diremmo? Risponderemmo a tutti i noti “eccetera clericali” (che nelle discussioni scattano automatici quando si nomina il papa), con argomentazioni ben diverse da quelle usuali. Diremmo forse: “Ho anche io delle peculiarità per cui vale la pena farmi vivere”. Che non è andare contro l’aborto, gridare Olè al papa o uniformarsi alla Chiesa.
E’ riconoscere il valore della vita.

EF

commenti
  1. daniela scrive:

    mi sembra buono soprattutto non banale

  2. Paolo Ribichini scrive:

    Che un uomo sia uomo anche quando è in coma, nessuno credo lo possa mettere in dubbio. Ma dietro quelle parole cosa si celava? Una presa di posizione (ormai piuttosto nota) contro l’eutanasia. L’eutanasia di stato è pura follia. Nessuno può decidere della mia vita. Ma io voglio decidere della mia. Ma alla Chiesa questo non va bene. Posizione rispettabilissima e comprensibile, certo. Ma io devo avere la possibilità di scegliere, anche scegliere di morire. La legge non me lo consente ed ogni volta che si parla di testamento biologico la Chiesa alza subito la voce. Certo, a fare le leggi ci pensa un parlamento ma quante volte Mastella, Binetti e Casini vengono chiamati da qualche vescovo e vengono “invitati” a prendere certe scelte.
    Embrione. E’ vita? Certo che si. E’ uomo? Per me no. Non lo è nella maniera più assoluta un piccolo ammasso di cellule delle prime settimane, non lo è nemmeno quel corpicino minuscolo che non è in grado di svolgere le proprie funzioni biologiche al di fuori del ventre materno. La cosa incredibile che mi lascia molto perplesso sul tema è il fatto che mai l’embrione è stato equiparato ad un uomo, sia nella legislazione civile, sia nel diritto canonico. Quest’ultimo considera l’aborto un atto gravissimo ma non lo equipara mai ad un omicidio. Di contro, prescrive la scomunica per i medici che lo praticano ma non per gli assassini che uccidono.

    In conclusione: Condivisibili le parole del Papa, almeno per quanto riguarda le persone che sono in coma. La vita per me è preziosa ed inviolabile dalla nascita, nascita provocata (vedi aborti tardivi), o nascita naturale, che sia. E non condivido il concetto sia che venga espresso dal Papa che da un amico.
    Sulla scienza il discorso è più articolato…un’altra volta

  3. Liliana Milano scrive:

    “Nessuno può decidere della mia vita, tanto meno la Chiesa!” Un’affermazione di questo tipo è, a mio avviso, discutibile! Peccato che a mettere dei limiti all’assoluta disponibilità della mia vita, in particolar modo del mio corpo, non sia, per assurdo, la tanto criticata Chiesa, ma lo Stato, tramite ben noti articoli della Costituzione e del Codice Civile.
    A livello di tutela della salute, cito l’articolo 32, secondo comma, della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Questo significa che il paziente è libero di scegliere se curarsi e come curarsi. Nessuno lo obbliga! Ma nel momento in cui decida di farsi curare, e parliamo di cure serie, che portano alla dipendenza da una macchina, il paziente non può, quando vuole, decidere di “staccare la spina” o richiedere di morire per iniezione letale, perché questo comporterebbe, sempre secondo la legge, un suicidio; e nel nostro ordinamento l’ “Istigazione o aiuto al suicidio” è reato, come lo è l’omicidio del consenziente: “Chiunque cagioni la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione”. (art. 579 del Codice Penale)
    Per non andare contro la legge si potrebbe decidere di morire, aspettando il decorso naturale della grave malattia, ricordando che oggi ci sono una serie di soluzioni per alleviare il dolore (faccio riferimento alle cure palliative).
    Il limite alla libera disposizione del proprio corpo è regolato, invece, dall’articolo 5 del Codice Civile, dove si afferma che “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”.
    Testamento biologico? Cosa si cela dietro a questa parola? Legalizzazione dell’eutanasia! E bisognerà stare attenti, quando si deciderà di parlare di Testamento biologico a livello parlamentare, a non scivolare dalla legalizzazione di casi estremi, alla legalizzazione di casi simili (eutanasia senza esplicita e consapevole richiesta da parte del malato, come avviene in Olanda).
    Mi chiedo solo come mai il dibattito verta sempre e soltanto su una pratica che uccide il malato, e non ci si soffermi maggiormente sulla Medicina palliativa, che da tempo, ha trovato il modo per fronteggiare, combattere, e a volte anche vincere il dolore, addirittura per un paziente terminale! Perché non si finanzia una ricerca volta a salvare l’uomo? (non fraintendetemi, non nel senso di accanimento terapeutico). Nel momento in cui si può parlare di cure palliative, il problema del testamento biologico è già superato, non si dovrebbe nemmeno porre! Bisogna forse capire se siamo interessati esclusivamente al benessere dell’uomo, in termini di perfezione, oppure all’uomo e al valore della sua vita!
    Il Papa guarda all’uomo, la Chiesa guarda all’uomo, perché non riesce a farlo la scienza?
    Per quanto riguarda l’embrione, volevo solo precisare una cosa: l’aborto per la Chiesa è un delitto, che dalle mie limitate conoscenze linguistiche, nella nostra lingua è sinonimo di omicidio. Nonostante ciò, la Chiesa non prevede la scomunica di un assassino per l’omicidio commesso mentre la prevede per l’aborto, perché questo è considerato ben più grave.
    Mi sembra comunque piuttosto capzioso parlare di tanti argomenti così importanti e delicati in un contesto così ristretto per motivi di spazio. Volevo soltanto aggiungere delle precisazioni a frasi-fatte che certo non contribuiscono a creare un serio dibattito culturale.

  4. Paolo Ribichini scrive:

    Il nostro sistema, a mio modo di vedere, non è completamente liberale e pone sempre sopra l’individuo lo stato o la legge. Questo per me è sbagliato perché non rispettoso di posizioni diverse da quelle dei credenti. Voglio disporre del mio corpo in ogni modo e maniera con il solo limite di non cagionare danno alla comunità. Per questo io rivendico il diritto al testamento biologico che consenta anche l’eutanasia, sotto esplicita richiesta dell’interessato. Chi vuole soggiacere alle regole del Signore lo faccia, senza limitare agli altri che del Signore sono meno interessati, la libertà di decidere e di peccare in santa pace, di morire in santa pace.
    Welby è stato vittima di questa ingiustizia. Non il dolore a spingerlo alla morte, ma il tedio per vivere imbottito di calmanti e anti-dolorifici fino alla morte. Diceva: “La Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. […] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”
    Io non voglio fare la sua fine e non voglio che nessun mio familiare faccia la stessa fine. Non è civile costringere un uomo alla sofferenza.

    “Perché non si finanzia una ricerca per salvare l’uomo?” Personalmente ogni tanto faccio qualche offerta per la ricerca sul cancro. Bisognerebbe fare un giro in chiesa la domenica per vedere se qualcun altro lo fa. Mentre il povero Veronesi si deve beccare le più orribili offese sia da una parte dei cattolici che da una buona parte delle alte sfere ecclesiastiche. Radio Maria lo ha chiamato “Il Diavolo”.
    Cure palliative, dunque. In quale paese? In Italia? A volte mi capita di fare un salto per gli ospedali e di vedere solo sofferenza. Sofferenza non solo fisica ma anche psicologica. Quella sofferenza che nessuna morfina può lenire.

    Ti correggo, poi, sul codice canonico: Il canone 1398 parla di aborto definendolo “un atto intrinsecamente malvagio”, mentre il Catechismo lo definisce “crimine abominevole”. Non si parla di delitto. Ti chiedo, inoltre: è più grave uccidere chi ancora non è nato o chi è già nato?

    A proposito di frasi fatte (senza trattino!):
    1) “Bisogna forse capire se siamo interessati esclusivamente al benessere dell’uomo, in termini di perfezione, oppure all’uomo e al valore della sua vita!”
    2) “Il Papa guarda all’uomo, la Chiesa guarda all’uomo, perché non riesce a farlo la scienza?”

  5. Liliana Milano scrive:

    Probabilmente ricordo male, ma ero convinta che la Costituzione Italiana e il Codice Civile fossero due “libri” che riguardassero l’ordinamento dello Stato Italiano, non quello della Chiesa!
    Gli articoli che ho riportato nella prima parte del mio intervento riprendono deliberatamente le regole di uno Stato di diritto, laico qual è l’Italia! Non mi sembra che ci sia alcun riferimento alla legge del Signore o quant’altro. Che poi ci si senta soffocati anche da una codificazione laica, allora penso che l’unico rimedio valido sia rifugiarsi in concezioni anarchiche e anti-statali (qui va bene il trattino?).

    Sono convinta che buona parte dei finanziamenti per la ricerca per aiutare le persone che soffrono provengano dalle tasche di privati o associazioni varie, ma sinceramente non mi metto a fare classifiche tra chi dà di più e chi di meno, dato che rispetto la libertà di tutti!

    Forse dovrei comprare un codice canonico più aggiornato, anche se mi risulta che l’ultima revisione sia avvenuta nel 1983. Al canone 1398 leggo: “Chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae” (nella versione latina “Qui abortum procurat, effecto secuto, in excommunicationem latae sententiae incurrit”, così è possibile controllare la correttezza della traduzione). Il canone, inoltre, fa parte del Titolo IV dedicato ai “Delitti contro la vita e la libertà umana”.
    Un’ulteriore precisazione: non nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ma nel Concilio Ecumenico Vaticano II, specificamente nel documento Gaudium et spes, si afferma che “l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti”.
    “E’ più grave uccidere chi ancora non è nato o chi è già nato?” La risposta per la Chiesa, come ho già detto, è la prima: è più grave uccidere chi ancora non è nato perché l’embrione è già vita, ma è molto più fragile di un bambino o di ogni essere umano, e perciò necessita di maggiore tutela!
    “Conceptus iam natus est”, dicevano gli antichi romani! C’erano già arrivati loro, e non c’era nessun Papa e nessuna Chiesa a ribadirlo!!

  6. Paolo Ribichini scrive:

    Se non sbaglio, la definizione conceptus iam natus est si riferisce ai diritti di eredità e allo status libertatis, e non all’acquisizione della personalità giuridica, che nel diritto romano, si ottiene al momento della nascita. Anche i romani, quindi, pur attribuendo alcuni diritti al feto, non lo consideravano un essere umano a tutti gli effetti. Il feto, certo, è vita. Bisogna capire se si tratta di vita umana. Per me no, almeno fino a quando un feto non è in grado di sopravvivere al di fuori del ventre della madre. Rispetto la posizione della Chiesa, ma ritengo che non sia avvalorata da una dottrina storico-filosofica convincente.
    Io non sono anarchico. Sono semplicemente liberale. Ritengo che l’ordinamento italiano non sia liberale, o almeno non nella misura che vorrei. Non ho mai detto che l’ordinamento italiano non sia laico. Rileggiti quello che ho scritto sopra. Ma certamente, come tu ben sai, ogni ordinamento esprime intrinsecamente un’etica che deriva dalle peculiarità culturali, sociali e religiose di un determinato paese. Quindi, diritto e religione, pur dopo un lungo periodo di secolarizzazione, sono intrinsicamente connessi. Ritengo, comunque, che il diritto abbia due funzioni: 1) regolare i rapporti sociali in modo che nessuno possa recare danno al prossimo; 2) impostare degli obiettivi per lo sviluppo sociale ed economico della collettività. Tutto il resto è noia, tutto il resto è ideologia, tutto il resto è immotivata imposizione. Peccare e commettere reato sono due cose ben diverse, mi sbaglio? Lasciatemi la libertà di peccare

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