Afghanistan: ucciso un soldato italiano

Pubblicato: febbraio 13, 2008 in Politica
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Pezzullo 

“Mi dispiace ma io alle missioni di pace non ci credo proprio...la cosa più triste è che anche in questo caso la morte di Giovanni è lo specchio della povertà del Sud. Quei soldati stanno lì perché è l’unico modo per campare: arruolarsi. Anche in questo siamo sfortunati, sono sempre “i poveri” a pagare. Ci mandassero [i politici] i loro figli a morire. Domani Giovanni sarà un eroe nazionale. Sì vallo a spiegare alla famiglia.” – questo messaggio mi è arrivato sul cellulare poco dopo aver saputo dello scontro a fuoco avvenuto in Afghanistan, in cui è morto il maresciallo Giovanni Pezzullo, a scriverlo un’amica che vive a Carinola, in provincia di Caserta, lo stesso paese del militare ucciso.

Dall’Italia e da una regione che affoga nei rifiuti, la morte di un giovane campano è solo l’ennesima beffa. Chi scrive è andato, tempo fa, a visitare quei luoghi. Le nuvole erano basse, le persone rassegnate e dovunque solo cumuli e cumuli di spazzatura. Intere strade cosparse di buste e ciarpame vario, alcune bruciate, altre aperte da qualche cane randagio. Desolazione.

In tutto questo la politica annaspa, si guarda all specchio sperando che il mondo si possa ridurre all’oblò riflettente e tace. Sul Sole 24 Ore di oggi c’è un interessante articolo di Alberto Negri che sottolinea proprio come tanto il governo quanto l’opposizione si siano completamente dimenticati dei nostri soldati all’estero e se ne ricordino solo quando un attentato manda in frantumi la tremenda routine oratoria dei nostri ‘castisti’. Quando spunta qualche morto si rispolverano commozione, parole di conforto, ‘vicinanza alle famiglie’ e scattano come molle alcuni (sempre gli stessi) leader politici che chiedono il ritiro immediato delle truppe. Tutto marcio retoricume. Il vero problema è la suddetta “dimenticanza statale”, il far avanzare per inerzia missioni spesso male equipaggiate e inviate per fare presenza.

Mi chiedo come faranno adesso i nostri politici a far celebrare i funerali in un posto dove le strade sono ormai a un’unica corsia a causa dei rifiuti. Invieranno gli stessi colleghi del maresciallo Pezzullo a rimuovere dalle vie che conducono alla chiesa i cumuli di spazzatura ? Speriamo di sì. E’ questione di dignità: morire per la patria è un conto, celebrare un funerale tra la spazzatura è un altro.

EF

commenti
  1. Pubblicato [a causa di problemi tecnici] per conto di Migliorelli scrive:

    … e pensare che Catone li cacciò i Retori ed i fiolosofi de Roma. C’era Carneade in quell’ambasceria e se c’era un relativismo che a Roma veniva importato, era quello delle verba. Manent, sì quanto vogliono; rimangano pure, le parole. Ma se allora furono cacciati i Retori, oggi è Catone ad essere cacciato da Roma, dalla Repubblica.

    Chi ha cacciato Catone in nome della Retorica? chi ha svilito l’oratoria , chi l’ha dileggiata per onorare la meretrice dal ventre vuoto, la parola fregio costruita in nome di una arida -dry. eliotianamente- estetica dell’apparenza istituzionale?

    Avrò tempo per udire le parole della nostra amica appena la vedrò; intanto ricordo quello che mi disse un ufficiale della Cecchignola durante i miei superflui tre giorni di visita.
    “Noi siamo qui perchè qui troviamo un lavoro, non aperchè a sud amiamo la guerra e l’esercito”.

    Vallo a spiegare agli ideologi; ai retori nemmeno; chè queli fagocitano e ri-usan tutto.

    Tolkien voleva levare la politica dagli elfi; i vorrei separare la retorica dalla politica; un primo passo verso l’obiettività e l’onestà.

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