Il senso del laico

Pubblicato: gennaio 20, 2008 in Senza categoria
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Un riflessione che merita un’attenta lettura:

Quando, all’università, con alcuni amici studiavamo tedesco, lingua allora non molto diffusa, e alcuni compagni che l’ignoravano ci chiedevano di insegnar loro qualche dolce parolina romantica con cui attaccar bottone alle ragazze tedesche che venivano in Italia, noi suggerivamo loro un paio di termini tutt’altro che galanti e piuttosto irriferibili, con le immaginabili conseguenze sui loro approcci. Questa goliardata, stupidotta come tutte le goliardate, conteneva in sé il dramma della Torre di Babele: quando gli uomini parlano senza capirsi e credono di dire una cosa usando una parola che ne indica una opposta, nascono equivoci, talora drammatici sino alla violenza. Nel penoso autogol in cui si è risolta la gazzarra contro l’invito del Papa all’università di Roma, l’elemento più pacchiano è stato, per l’ennesima volta, l’uso scorretto, distorto e capovolto del termine «laico», che può giustificare un ennesimo, nel mio caso ripetitivo, tentativo di chiarirne il significato.

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.

La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. La cultura— anche cattolica — se è tale è sempre laica, così come la logica — di San Tommaso o di un pensatore ateo — non può non affidarsi a criteri di razionalità e la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un Santo della Chiesa, deve obbedire alle leggi della matematica e non al catechismo.

Una visione religiosa può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma il laico sa che essa non può certo tradursi immediatamente in articoli di legge, come vogliono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie. Laico è chi conosce il rapporto ma soprattutto la differenza tra il quinto comandamento, che ingiunge di non ammazzare, e l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio. Laico — lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani — è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. Un altro grande laico è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e libertà, cattolico fervente e religiosissimo, difensore strenuo della distinzione fra Stato e Chiesa e duro avversario dell’inaccettabile finanziamento pubblico alla scuola privata — cattolica, ebraica, islamica o domani magari razzista, se alcuni genitori pretenderanno di educare i loro figli in tale credo delirante.

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

I bacchettoni che si scandalizzano dei nudisti sono altrettanto poco laici quanto quei nudisti che, anziché spogliarsi legittimamente per il piacere di prendere il sole, lo fanno con l’enfatica presunzione di battersi contro la repressione, di sentirsi piccoli Galilei davanti all’Inquisizione, mai contenti finché qualche tonto prete non cominci a blaterare contro di loro.

Un laico avrebbe diritto di diffidare formalmente la cagnara svoltasi alla Sapienza dal fregiarsi dell’appellativo «laico». È lecito a ciascuno criticare il senato accademico, dire che poteva fare anche scelte migliori: invitare ad esempio il Dalai Lama o Jamaica Kincaid, la grande scrittrice nera di Antigua, ma è al senato, eletto secondo le regole accademiche, che spettava decidere; si possono criticare le sue scelte, come io criticavo le scelte inqualificabili del governo Berlusconi, ma senza pretendere di impedirgliele, visto che purtroppo era stato eletto secondo le regole della democrazia.

Si è detto, in un dibattito televisivo, che il Papa non doveva parlare in quanto la Chiesa si affida a un’altra procedura di percorso e di ricerca rispetto a quella della ricerca scientifica, di cui l’università è tempio. Ma non si trattava di istituire una cattedra di Paleontologia cattolica, ovviamente una scemenza perché la paleontologia non è né atea né cattolica o luterana, bensì di ascoltare un discorso, il quale — a seconda del suo livello intellettuale e culturale, che non si poteva giudicare prima di averlo letto o sentito — poteva arricchire di poco, di molto, di moltissimo o di nulla (come tanti discorsi tenuti all’inaugurazione di anni accademici) l’uditorio. Del resto, se si fosse invitato invece il Dalai Lama — contro il quale giustamente nessuno ha né avrebbe sollevato obiezioni, che è giustamente visto con simpatia e stima per le sue opere, alcune delle quali ho letto con grande profitto — anch’egli avrebbe tenuto un discorso ispirato a una logica diversa da quella della ricerca scientifica occidentale.

Ma anche a questo proposito il laico sente sorgere qualche dubbio. Così come il Vangelo non è il solo testo religioso dell’umanità, ma ci sono pure il Corano, il Dhammapada buddhista e la Bhagavadgita induista, anche la scienza ha metodologie diverse. C’è la fisica e c’è la letteratura, che è pure oggetto di scienza — Literaturwissenschaft, scienza della letteratura, dicono i tedeschi — e la cui indagine si affida ad altri metodi, non necessariamente meno rigorosi ma diversi; la razionalità che presiede all’interpretazione di una poesia di Leopardi è diversa da quella che regola la dimostrazione di un teorema matematico o l’analisi di un periodo o di un fenomeno storico. E all’università si studiano appunto fisica, letteratura, storia e così via. Anche alcuni grandi filosofi hanno insegnato all’università, proponendo la loro concezione filosofica pure a studenti di altre convinzioni; non per questo è stata loro tolta la parola.

Non è il cosa, è il come che fa la musica e anche la libertà e razionalità dell’insegnamento. Ognuno di noi, volente o nolente, anche e soprattutto quando insegna, propone una sua verità, una sua visione delle cose. Come ha scritto un genio laico quale Max Weber, tutto dipende da come presenta la sua verità: è un laico se sa farlo mettendosi in gioco, distinguendo ciò che deriva da dimostrazione o da esperienza verificabile da ciò che è invece solo illazione ancorché convincente, mettendo le carte in tavola, ossia dichiarando a priori le sue convinzioni, scientifiche e filosofiche, affinché gli altri sappiano che forse esse possono influenzare pure inconsciamente la sua ricerca, anche se egli onestamente fa di tutto per evitarlo. Mettere sul tavolo, con questo spirito, un’esperienza e una riflessione teologica può essere un grande arricchimento. Se, invece, si affermano arrogantemente verità date una volta per tutte, si è intolleranti totalitari, clericali.
Non conta se il discorso di Benedetto XVI letto alla Sapienza sia creativo e stimolante oppure rigidamente ingessato oppure — come accade in circostanze ufficiali e retoriche quali le inaugurazioni accademiche — dotto, beneducato e scialbo. So solo che — una volta deciso da chi ne aveva legittimamente la facoltà di invitarlo — un laico poteva anche preferire di andare quel giorno a spasso piuttosto che all’inaugurazione dell’anno accademico (come io ho fatto quasi sempre, ma non per contestare gli oratori), ma non di respingere il discorso prima di ascoltarlo.

Nei confronti di Benedetto XVI è scattato infatti un pregiudizio, assai poco scientifico. Si è detto che è inaccettabile l’opposizione della dottrina cattolica alle teorie di Darwin. Sto dalla parte di Darwin (le cui scoperte si pongono su un altro piano rispetto alla fede) e non di chi lo vorrebbe mettere al bando, come tentò un ministro del precedente governo, anche se la contrapposizione fra creazionismo e teoria della selezione non è più posta in termini rozzi e molte voci della Chiesa, in nome di una concezione del creazionismo più credibile e meno mitica, non sono più su quelle posizioni antidarwiniane. Ma Benedetto Croce criticò Darwin in modo molto più grossolano, rifiutando quella che gli pareva una riduzione dello studio dell’umanità alla zoologia e non essendo peraltro in grado, diversamente dalla Chiesa, di offrire una risposta alternativa alle domande sull’origine dell’uomo, pur sapendo che il Pitecantropo era diverso da suo zio filosofo Bertrando Spaventa. Anche alla matematica negava dignità di scienza, definendola «pseudoconcetto». Se l’invitato fosse stato Benedetto Croce, grande filosofo anche se più antiscientista di Benedetto XVI, si sarebbe fatto altrettanto baccano? Perché si fischia il Papa quando nega il matrimonio degli omosessuali e non si fischiano le ambasciate di quei Paesi arabi, filo- o anti-occidentali, in cui si decapitano gli omosessuali e si lapidano le donne incinte fuori dal matrimonio?
In quella trasmissione televisiva Pannella, oltre ad aver infelicemente accostato i professori protestatari della Sapienza ai professori che rifiutarono il giuramento fascista perdendo la cattedra, il posto e lo stipendio, ha fatto una giusta osservazione, denunciando ingerenze della Chiesa e la frequente supina sudditanza da parte dello Stato e degli organi di informazione nei loro riguardi. Se questo è vero, ed in parte è certo vero, è da laici adoperarsi per combattere quest’ingerenza, per dare alle altre confessioni religiose il pieno diritto all’espressione, per respingere ogni invadenza clericale, insomma per dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, principio laico che, come è noto, è proclamato nel Vangelo.
Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza l’intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli per rivalsa l’automobile.

Una cosa, in tutta questa vicenda balorda, è preoccupante per chi teme la regressione politica del Paese, i rigurgiti clericali e il possibile ritorno del devastante governo precedente. È preoccupante vedere come persone e forze che si dicono e certo si sentono sinceramente democratiche e dovrebbero dunque razionalmente operare tenendo presente la gravità della situazione politica e il pericolo di una regressione, sembrano colte da una febbre autodistruttiva, da un’allegra irresponsabilità, da una spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA 

commenti
  1. Annamaria Pompili scrive:

    Questo però rattrista. Soprattutto se dopo aver letto questo leggi questo: http://www.uniroma1.it/eventi/ricerca/maiani.php

    Legislatura 15º – 7ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 149 del

    16/01/2008

    SULLA PROPOSTA DI NOMINA DEL PROFESSOR MAIANI A PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

    Il senatore ASCIUTTI (FI) chiede che il ministro Mussi sia chiamato in Commissione a confermare la designazione del professor Maiani alla presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), anche a seguito dei recenti avvenimenti che hanno interessato l’università La Sapienza di Roma. Nel rammentare che il candidato risulta firmatario della lettera nella quale un esiguo gruppo di docenti ha espresso un orientamento contrario alla presenza del Pontefice in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, ritiene che tale posizione sia incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico, tanto più che al vertice del CNR occorre una personalità rappresentativa di tutte le opinioni. Rammenta altresì che lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri ha stigmatizzato il comportamento dei firmatari dell’appello.

    La senatrice GAGLIARDI (RC-SE) si dichiara esterrefatta dalla richiesta avanzata, in quanto la designazione del professor Maiani si basa sul prestigioso curriculum posseduto. Le opinioni personali, politiche e religiose non sono a suo avviso parametri valutabili ai fini della nomina a presidente di una istituzione di ricerca; il giudizio sull’appello sottoscritto dai docenti, seppur sottoposto a legittime valutazioni, non può dunque condizionare la designazione. La richiesta avanzata dal senatore Asciutti avrebbe invece l’effetto di sottoporre ad analisi ideologica il professor Maiani per opinioni manifestate in una sede diversa da quella relativa all’incarico che sta per assumere.

    Ribadisce dunque la sua contrarietà all’istanza sollevata, che non corrisponde a suo giudizio alla logica del confronto democratico, e puntualizza che la Commissione è chiamata ad esprimersi solo sui titoli del candidato.

    Il senatore RANIERI (PD-Ulivo) invita a non enfatizzare i fatti di cronaca, tanto più che il professor Maiani ha già esplicitato le proprie posizioni in merito all’appello sottoscritto. Pur dichiarandosi disponibile a rinviare la trattazione della proposta di nomina, reputa quindi sufficiente prendere atto delle affermazioni rese dal candidato senza attendere l’intervento del ministro Mussi. In proposito ricorda che il documento è stato sottoscritto dai docenti a novembre ed era esclusivamente rivolto al Rettore; solo successivamente, con il dissenso del professor Maiani, esso è stato reso pubblico e ha causato una crescente mobilitazione.

    Precisa poi che il professor Maiani ha assunto una posizione chiara, rimettendosi alla decisione del Rettore e dissociandosi dall’uso pubblico del documento proprio per ragioni di laicità.

    Nell’auspicare che l’esame della proposta di nomina avvenga in un clima di pacatezza analogo a quello di provvedimenti simili, invita altresì a tener conto del percorso innovativo avviato dalla Commissione e imperniato sui comitati di selezione. Al riguardo, giudica sbagliato mettere in discussione il lavoro svolto dai search committee, tanto più che nel caso del CNR la terna di candidati è stata individuata all’unanimità e che l’indicazione del professor Maiani alla presidenza ha registrato il maggiore gradimento; annoverarlo tra coloro che esprimono posizioni intolleranti costituisce dunque a suo avviso un torto e un errore.

    Ritiene infine che la richiesta di audire il ministro Mussi sia impropria e si augura che la Commissione ritrovi le condizioni per proseguire in maniera serena.

    La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) giudica irricevibile la richiesta sollevata dal senatore Asciutti, in quanto strumentale, demagogica e arbitraria. Si esprime poi in senso contrario nei confronti del tentativo di collegare l’espressione del parere parlamentare sulla proposta di nomina, basato essenzialmente sulla valutazione dei titoli, con le opinioni che il candidato ha liberamente espresso in altre sedi. Rimarca infine che l’accettazione della richiesta significherebbe creare un pericoloso vulnus.

    Il senatore STERPA (FI), in considerazione delle affermazioni emerse nel dibattito, dichiara di abbandonare l’Aula in senso di protesta, giudicando inaccettabile l’accusa di intolleranza da più parti trapelata.

    Dopo che il senatore ASCIUTTI (FI) ha brevemente ribadito di aver chiesto la presenza del Ministro al fine di comprendere se intende confermare la scelta già effettuata, prende la parola il senatore MAURO (FI), il quale esprime profonda costernazione atteso che l’istanza avanzata non è affatto motivata da ragioni ideologiche o preconcette.

    Dopo aver rammentato che lo stesso Presidente del Consiglio ha censurato l’atteggiamento di coloro i quali hanno impedito la visita del Papa, ritiene opportuno che il Ministro espliciti alla Commissione se l’indicazione del candidato risulta ancora valida a fronte dei fatti sopravvenuti. Reputa poi che il carattere ideologico assunto dalla vicenda rappresenti un maldestro tentativo della sinistra estrema di erigere barricate e di attribuire posizioni oscurantiste all’opposizione.

    Coglie indi l’occasione per stigmatizzare l’operato dell’Esecutivo che in vari campi sta smantellando a suo avviso il tessuto connettivo dello Stato e deplora l’atteggiamento ideologico manifestato dalla maggioranza rispetto a legittime richieste di natura istituzionale. Pur apprezzando le affermazioni del senatore Ranieri, giudica indispensabile un chiarimento da parte del Ministro a seguito del quale la Commissione sarà ovviamente chiamata a valutare il curriculum del candidato.

    Rimarca altresì che la ricerca rappresenta un argomento delicato nei confronti del quale occorre garantire il pluralismo e a tal fine reputa necessarie le assicurazioni del Governo affinché tutte le posizioni siano ugualmente riconosciute.

    Nel giudicare inopportune le dichiarazioni della senatrice Pellegatta, ritiene infine che la candidatura del professor Maiani nasca sotto i peggiori auspici contrariamente a quanto la Commissione aveva ipotizzato con la riforma degli enti di ricerca.

    Il senatore FONTANA (PD-Ulivo) esprime rammarico per i toni usati, che si discostano dall’alto grado di collaborazione e consenso che ha solitamente caratterizzato i lavori della Commissione. Giudica indi improprio il dibattito in corso, in quanto il parere sulla proposta di nomina ha per oggetto la congruità professionale del candidato, a prescindere dai suoi orientamenti ideologici e politici.

    Pur disapprovando – da laico – il comportamento di chi ha osteggiato la visita del Papa, che contrasta a suo avviso con il laicismo, giudica sbagliata l’intera vicenda a partire dall’invito rivolto dal Rettore al Pontefice, evidentemente deciso senza un indirizzo condiviso tra i docenti. Ritiene comunque imprescindibile assicurare la libera opinione di ciascuno e invita a distinguere il piano professionale dagli orientamenti personali, evitando di rispondere ad atteggiamenti intolleranti con strumenti analoghi.

    Afferma poi di non avere ragioni di contrarietà in merito alla convocazione del ministro Mussi, sempre che sia chiara la natura del quesito da rivolgergli, e preannuncia un parere favorevole in merito alla nomina del professor Maiani, che indubbiamente possiede i titoli professionali necessari.

    Il senatore MARCONI (UDC), pur convenendo che l’oggetto del parere della Commissione sia il curriculum del candidato, suggerisce di evitare decisioni affrettate basate esclusivamente sulle contingenze della cronaca e si associa all’ipotesi di rinvio del provvedimento all’ordine del giorno.

    Concorda comunque con l’esigenza di un chiarimento in ordine alla posizione manifestata dal candidato, che risulta a suo avviso influente anche tenendo conto della ratio ispiratrice della riforma degli enti di ricerca. Al riguardo ritiene che la presidenza del CNR, quale principale istituto di ricerca in Italia, debba essere assunta da una persona trasparente e in grado di assicurare la libertà di opinione.

    Quanto ai docenti che hanno sottoscritto l’appello, prende atto che alcune posizioni come quella del professor Maiani possano essere state superate dagli eventi e pertanto occorre che quest’ultimo manifesti espressamente le proprie intenzioni, tanto più che è chiamato a presiedere un ente di notevole importanza. In caso contrario, sarebbe evidentemente opportuno un intervento del Ministro.

    Il senatore VALDITARA (AN) ritiene anzitutto che l’elezione del Presidente del CNR debba avvenire in un clima di unità e pertanto si associa alla richiesta di rinviare l’esame della proposta di nomina. Ciò anche al fine di consentire al professor Maiani di chiarire la sua posizione onde poterne valutare la compatibilità rispetto all’incarico da assumere nonché di recuperare un clima più collaborativo.

    Il senatore DAVICO (LNP) evidenzia le carenze della politica su numerosi fronti, che destano a suo avviso forti preoccupazioni e rispetto alle quali è necessaria una assunzione di responsabilità; la politica deve infatti intervenire per indirizzare il Paese, senza prevaricazioni o scelte di natura ideologica.

    Nel concordare con l’esigenza di valutare la competenza scientifica del candidato, giudica essenziale che quest’ultimo sia inattaccabile dal punto di vista istituzionale atteso che per ricoprire determinati ruoli servono individui non di parte. Sulla base di tali considerazioni, ritiene che la sottoscrizione di un documento – che ha causato un incidente diplomatico – rappresenti una scelta consapevole della quale bisogna tener conto.

    Si esprime dunque in senso favorevole in merito alla richiesta del senatore Asciutti rammentando che i lavori della Commissione hanno solitamente luogo senza nette contrapposizioni ideologiche. Auspica pertanto che si svolga una riflessione approfondita per evitare scelte che potrebbero essere considerate faziose.

    Il senatore AMATO (FI) ribadisce che la richiesta di audire il ministro Mussi è tesa ad avere conferma in ordine alla proposta di nomina del professor Maiani alla presidenza del CNR, anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha stigmatizzato il comportamento dei docenti firmatari del documento. Si è trattato del resto di un evento drammatico, che ha messo in gioco l’immagine dell’università italiana e del Paese intero anche all’estero.

    Né va dimenticato che la nomina del presidente del più importante ente di ricerca pubblico nazionale riveste da sempre una valenza politica.

    Prende quindi atto dell’interpretazione dei fatti data dal senatore Ranieri, reputando tuttavia necessario acquisire quella del Governo.

    Quanto all’esigenza, da taluni sottolineata, di valutare la candidatura del professor Maiani sulla base delle sue capacità professionali e non dei suoi orientamenti ideologici, fa presente che la contestazione al Pontefice ha riguardato proprio il merito delle sue opinioni.

    Concorda quindi con il senatore Fontana di non rispondere all’intolleranza con l’intolleranza, ma – da laico convinto – stigmatizza vivamente un laicismo distorto che prende di mira sempre e soltanto una confessione religiosa.

    La senatrice BIANCONI (FI) ricorda che in passato le nomine relative ai grandi enti pubblici hanno sempre avuto luogo in un clima di ampia condivisione. Esprime quindi profondo sconcerto per le opinioni manifestate dalla senatrice Gagliardi, che è arrivata a tacciare di dogmatismo l’opposizione per aver richiesto una presenza istituzionale in Commissione, alla luce di vicende che hanno suscitato l’imbarazzo delle più alte cariche della Repubblica.

    Si associa quindi pienamente alla richiesta del senatore Asciutti, invitando il ministro Mussi a confermare in Parlamento una scelta compiuta prima che si svolgessero i fatti contestati. Nel frattempo, si augura che lo stesso professor Maiani chiarirsca la sua posizione, anche se ritiene che le dichiarazioni rese finora non siano affatto tranquillizzanti.

    La senatrice SOLIANI (PD-Ulivo) prende atto della convergenza sul rinvio dell’esame delle nomina. Osserva peraltro che buona parte del dibattito svoltosi nella seduta odierna avrebbe potuto avere luogo in occasione della nomina stessa. Ritiene comunque opportuno raffreddare gli animi ed in tal senso propone che la convocazione del ministro Mussi abbia ad oggetto le garanzie per il pieno esercizio della libertà di opinione nelle università e negli enti di ricerca.

    Successivamente, potrà altresì essere audito il professor Maiani sul governo complessivo della ricerca.

    La PRESIDENTE invita la Commissione tutta a recuperare il senso della convivenza nella diversità, quale base di una comunità civile e democratica.

    Conviene peraltro che la questione della laicità della società sia divenuta rovente ed imponga quindi una riflessione approfondita.

    Nell’esprimere la sua personale amarezza per l’esito della vicenda che ha interessato l’università La Sapienza di Roma, prende indi atto della richiesta avanzata dall’opposizione di convocare il ministro Mussi in Commissione. Al riguardo, condivide la proposta della senatrice Soliani di inquadrare la tematica nella più ampia cornice delle garanzie per il pluralismo nell’università e nella ricerca, procedendo all’audizione del professor Maiani solo dopo l’eventuale nomina.

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