Kenya: oltre 250 morti

Pubblicato: gennaio 1, 2008 in Politica
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L’Unione Europea sfiducia il risultato scaturito dalle elezioni presidenziali in Kenya, devastato da scontri che hanno causato la morte di oltre 250 persone. Gli osservatori del’UE ritengono che la tornata elettorale sia stata ben al di sotto degli standard internazionali di democrazia. “Sono state segnata da mancanza di trasparenza” e cio’, hanno detto il capo della squadra di osservatori, Alexander Graf Lambsdorff, e cio’ “alimenta preoccupazioni circa il risultato finale”. “E’ fondamentale -ha continuato- un’indagine imparziale e che siano resi pubblici tutti i risultati nei seggi, perche’ possa svolgersi un’inchiesta indipendente”. Intanto le autorita’ hanno vietato la manifestazione di protesta dell’opposizione in programma il 3 gennaio.
E’ di 50 morti, tra cui molti bambini, il bilancio delle vittime dell’incendio appiccato alla chiesa di Eldorest, nella regione occidentale del Paese. Ne hanno dato notizia fonti della Croce Rossa. Il fatto – secondo quanto riferito dai media locali – e’ accaduto nel primo pomeriggio di oggi. Nella chiesa avevano trovato rifugio 200 persone rimaste senza casa per gli scontri dei giorni precedenti, quando il gruppo di armato ha dato alle fiamme l’intera struttura. Poi si sarebbero diretto verso la foresta e dispersi. Il Kenya, ex colonia britannica indipendente da 44 anni, e’ una nazione divisa al suo interno tra oltre 40 differenti gruppi etnici. I 36 milioni di kenioti sono Kikuyu per il 22 per cento); Luhya (14 per cento); Luo (13 per cento); Kalenjin (12 per cento); Kamba (11 per cento). Il presidente Mwai Kibaki e’ un Kikuyu. Il suo gruppo e’ originario della zona montagnosa centrale, roccaforte economica del Paese. Odinga e’ invece un Luo, della regione occidentale del Lago Vittoria al confine con l’Uganda. La circoscrizione elettorale del leader dell’Opposizione, Langata comprende uno dei piu’ grandi e popolosi quartieri degradati di Nairobi abitato prevalentemente da Luo che sostengono Odinga.
In tutto il Kenya, da Mombasa a Kisumi, centinaia di famiglie in fuga si rifugiano nelle chiese. Quasi tutti gli sfollati, riferiscono fonti dell’agenzia missionaria Misna, sono di etnia Kikuyu, quella a cui appartiene il presidente Kibaki costretti alla fuga da bande di giovani Luo, l’etnia del candidato di opposizione Odinga, uscito sconfitto dalle urne. La pericolosa etnicizzazione del voto emersa in campagna elettorale, quando numerosi candidati hanno rispolverato la carta etnica per catalizzare il consenso, sta provocando i danni temuti. Per il capo della polizia dell’area si profila il rischio che da casi isolati di passi a “una pulizia etnica” su vasta scala.
Le crescenti violenze hanno causato almeno 70.000 sfollati. Lo ha annunciato la Croce Rossa keniota. Le riprese aeree fatte dall’organizzazione umanitaria hanno mostrano centinaia di case e fattorie in fiamme e posti di blocco ogni 10 chilometri “Questa e’ una calamita’ nazionale”, ha commentato Abbas Gullet, il responsabile locale della Croce Rossa. Il bilancio provvisorio delle vittime si avvicina a quota 300.
Raila Odinga ha dichiarato in un’intervista ad ‘Al Jazira’ di essere disponibile a incontrare Mwai Kibaki a condizione che il presidente, dato vincitore da un contestato e controverso risultato elettorale, “ammetta invece la sconfitta”. Odinga ha confermato inoltre la manifestazione indetta per giovedi’, a dispetto della mancata autorizzazione, e ha assicurato che “sara’ pacifica”. Odinga ha invitato quindi i suoi sostenitori a partecipare all’evento che si terra’ a Hururu Park, nel cuore di Nairobi. Per quanto riguarda le sanguinose che stanno insanguinando il Paese, Odinga ha addossato tutta la responsabilita’ a Kibaki. Poche ore prima la televisione privata KT4 aveva parlato della disponibilita’ di Odinga a incontrare Kibaki a condizione che il presidente ammettesse irregolarita’ nello scrutinio dei voti e che presentasse una lista di mediatori per concordare la formazione del nuovo governo.

Fonte: AGI

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