Somalia: un anno dopo

Pubblicato: dicembre 30, 2007 in Politica
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Il 28 sdicembre del 2006, le truppe etiopi invadevano la Somalia per far fronte alla minaccia delle Corti islamiche che avevano preso il potere a Mogadiscio. Senza l’avallo degli USA e fomentata dalle minacce dei ribelli nei confronti di Addis Abeba, la missione è andata progressivamente complicandosi ed ora i soldati etiopici si trovano bloccati in un pantano da cui sembra impossibile uscire, senza abbandonare la Somalia in un caos peggiore di quello attuale. L’ultimo dato registra l’uccisione del portavoce del sindaco di Mogadiscio, investito questa mattina dall’esplosione di una bomba radiocomandata.  

(EF)

Di seguito riporto una scheda storica della Somalia, tratta dal sito di Peacereporter.

Sotto il controllo dell’Egitto dal 1875, parte del territorio somalo cade sotto il controllo inglese nel 1887 approfittando dell’invio delle truppe egiziane nel vicino Sudan per sedare la rivolta dei dervisci. Il quadro politico della regione si complica ancor di più con l’arrivo sulla scena dell’Italia, che a fine ‘800 stabilisce alcuni avamposti sul territorio. Solo nel 1936 però l’Italia organizzerà i territori coloniali, unificando Etiopia, Eritrea e la parte della Somalia sotto il suo controllo.
Con la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta italiana il problema della Somalia viene affidato all’Onu, che decide per un’amministrazione temporanea in mano italiana della durata di 10 anni prima della concessione dell’indipendenza, che viene proclamata il 1 luglio del 1960. Il paese prende il nome di Somalia grazie all’unione dei territori in precedenza sotto il controllo britannico e italiano.
Il primo presidente, Aden Abdullah Osman Daar, viene sconfitto alle elezioni del 1967 da Abdi Rashid Ali Shermarke, e qui cominciano i problemi per la Somalia. Appena due anni dopo infatti un colpo di stato militare rovescia il presidente e porta al potere il generale Mohammed Siad Barre, che governerà con pugno di ferro la nazione fino al 1991.
Barre trasforma la Somalia in uno stato socialista e si lega all’Urss, con cui i rapporti si incrineranno a seguito della guerra scoppiata contro l’Etiopia nel 1977 per il possesso della regione dell’Ogaden. Dopo aver subito una sconfitta dopo l’altra l’esercito somalo si ritira, anche se il vero e proprio trattato di pace verrà firmato solo nel 1988. Intanto, anche all’interno la situazione diventa instabile a causa della discriminazione che Siad Barre opera nei confronti dei clan nemici. La rivolta armata dei clan scoppia nel 1982, ma una vera e propria coalizione fra questi si avrà solo nel 1989 quando sotto il controllo del governo centrale saranno rimasti solo pochi territori attorno alla capitale. Nel gennaio del 1991 la situazione diventa disperata per Barre, che decide di fuggire in Nigeria lasciando il paese nel caos.
La lotta contro il regime di Barre si rivela infatti molto più facile per i clan somali che il trovare un accordo per governare il paese: negli anni successivi gli scontri tra le varie fazioni armate per il controllo del territorio provocheranno la morte di circa 350.000 persone. Nel 1992 sbarcano i primi marines americani, avanguardia di una vera e propria missione umanitaria dell’Onu che ha come scopo l’assistenza alla popolazione civile. Ben presto però la forza di pace viene coinvolta nella guerra civile somala e tenta più volte di catturare il signore della guerra Mohammed Farah Aidid, ritenuto l’ostacolo più serio a un accordo tra le parti. Gli scontri tra le forze Onu e le milizie somale si intensificheranno, portando alla morte di 1.000 locali e di 158 tra marines e Caschi Blu. Nel febbraio del 1995 il contingente Onu si ritira, lasciando il paese in balia del suo destino.
Dalla caduta di Siad Barre fino al 2004 la Somalia si ritrova senza un governo riconosciuto. La auto-nomina di Aidid a presidente avvenuta nel 1995 non viene infatti riconosciuta dalle altre fazioni armate, e successivamente ben 13 tentativi di arrivare a un accordo di pace falliranno miseramente fino al 2004. Nel febbraio infatti le principali fazioni armate decidono di firmare un accordo di pace a Nairobi, in base al quale viene nominato un Parlamento di transizione che nell’ottobre 2004 elegge Abdallah Yusuf Ahmed come presidente. Il mese dopo Mohammed Ghedi viene nominato primo ministro.
Nel 2006, le Corti islamiche hanno acquisito il controllo di Mogadiscio e di buona parte del sud del Paese, confinando le truppe governative, aiutate da contingenti etiopi, nei dintorni della città di Baidoa. Quello delle Corti è il primo, vero tentativo militare di arrivare a controllare l’intera Somalia, visto che le numerose forze armate presenti sul territorio dalla guerra civile in poi non hanno la forza per realizzare un simile progetto.

 Fonte: PEACEREPORTER

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