Brevi dall’Africa: Somalia, Sudan, Puntland

Pubblicato: dicembre 17, 2007 in Politica
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SOMALIA – Sono continuati per tutto il fine-settimana gli scontri tra l’esercito fedele al governo a interim sostenuto da truppe etiopiche e gli insorti. La situazione più complessa resta quella della capitale Mogadiscio dove colpi di mortaio, conflitti a fuoco e attentati dinamitardi hanno continuato a causare vittime non solo tra i belligeranti ma anche tra i civili che non hanno ancora lasciato la città per unirsi alle migliaia di persone già nei campi profughi. Difficile fornire un bilancio preciso: fonti locali riferiscono della morte di otto persone e del ferimento di molte altre in episodi diversi nell’area del mercato di Bakara. A Baidoa, a ovest di Mogadiscio, l’esplosione di un ordigno ha invece causato sabato il ferimento di 12 militari, e un altro soldato è morto nella regione di Hiran in seguito a un attacco ribelle contro un posto di blocco.

SUDAN – I ribelli del Jem (movimento per la giustizia e l’eguaglianza) uno dei gruppi armati che dal 2003 prende parte al conflitto interno in Darfur, hanno fatto sapere a fonti di stampa internazionale di aver attaccato e distrutto un impianto petrolifero a Difra nella regione centrale del Kordofan. Non è la prima volta che il Kordofan viene preso di mira dai ribelli del Darfur: lo scorso anno erano stati attaccati la città di Hamarat Sheikh e i pozzi petroliferi di Abu Jabra; quest’anno, a luglio, erano circolate voci, poi smentite, sulla caduta di una base militare governativa a Wad Banda, quindi a ottobre erano stati rapiti due impiegati stranieri di un consorzio petrolifero e una settimana fa era stata data notizia di un altro attacco, poi molto ridimensionato, al sito petrolifero di Rahaw. Poco o nulla verificabili anche altre notizie diffuse dal Jem su scontri che sarebbero avvenuti durante il fine-settimana nel Nord Darfur (uno dei tre stati in cui è divisa l’omonima regione), nell’area compresa tra Sibra e Saliaa. Oltre che sul terreno, il Jem appare impegnato in una battaglia di tipo “mediatico”, spesso amplificata dai grandi mezzi d’informazione internazionali.

PUNTLAND – Un giornalista televisivo francese è stato rapito ieri da sconosciuti nella città portuale di Bosaso, capitale economica di questa regione semi-autonoma e separata dal resto della Somalia (così come il Somaliland) dalla caduta del regime di Siad Barre nel 1991. Gwen Le Gouil era da un giorno in città e avrebbe dovuto girare un servizio sul traffico illegale di migranti tra la Somalia e lo Yemen per “Arte” la rete televisiva per la quale lavora. Bosaso è da tempo uno dei principali punti di passaggio del traffico clandestino di esseri umani tra il Corno d’Africa e le coste della penisola arabica.

Fonte: MISNA

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