Passo indietro sul DdL sull’editoria

Pubblicato: ottobre 20, 2007 in Politica
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I nostri ministri leggono i testi dei Ddl che vengono sottoposti a voto? Sembra di no. Molti di loro però hanno un blog, lo aggiornano e lo usano per farsi pubblicità. Tra poco, a quanto pare, lo potrebbero dover registrare. Se il Ddl non verràmodificato, infatti, chiunque abbia un sito o un blog personale (come questo) avrà l’obbligo di darne notizia allo Stato. L’articolo 6 del Ddl sull’editoria afferma infatti che “chiunque faccia attività editoriale” è tenuto a iscriversi al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni. Viene considerata attività editoriale” qualsiasi tipo di informazione, anche di intrattenimento” (articolo 2). Il web, dunque, nonsarebbe lasciato fuori dal filo spinato.

“Sarà l’Autorità per le Comunicazioni – ha affermato Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano davvero tenute alla registrazione”. Ma cosa comporta, nei fatti, la registrazione al ROC? Soprattutto una maggiore responsabilitò penale (in caso di diffamazione) per tutti coloro che gestiranno un sito. Il nuovo Ddl, infatti, estenderebbe anche al web la ‘diffamazione aggravata a mezzo stampa’.

Le reazioni al Ddl sono numerose e contrastanti. Beppe Grillo grida alla morte dei siti, “la burocratizzazione obbliga chiunque abbia un sito o un blog, a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile”. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, sottolinea che “chi apre un blog non è un editore e non deve sottostare a regole riguardanti la stampa o gli operatori della comunicazione. Un blog è un diario – continua Folena -, un conto è la professione, l’impresa, altro è la libera circolazione di idee e informazioni”. Di Pietro èarriva addirittura a minacciare la crisi di governo se il Ddl diventerà legge, “è una legge liberticida – afferma il ministro – per quanto mi riguarda non passerà mai, a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’IdV al Governo”.

In ultimo è venuta la dichiarazione del Ministro per le Comunicazioni Gentiloni, che si è scusato “per non aver controllato personalmente parola per parola il testo consegnato al CdM. Pensavo confermasse solo le norme esistenti”. Per il Ministro “va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per la carta stampata, ma sarebbe un grave errore estenderle ai siti e ai blog. Molto meglio lasciare le regole attuali. Sono convinto che lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi correggerà l’errore”. Retromarcia dunque. Speriamo.

Scarica qui il Ddl provvisorio sull’editoria: Ddl provvisorio sull’editoria

EF

commenti
  1. Redazione scrive:

    Per sbaglio era stato cancellato questo commento che copio e incollo di seguito:

    Il ddl non pone rischi per i blogger, essi non rientrano nell’ambito soggettivo del disegno, né i weblog rientrano in quello oggettivo. I blogger non fanno attività editoriale, forse solo qualcuno, ma in generale no.
    Qualche sito web (aziendale o non) può anche darsi si occupi di attività editoriale senza autorizzazione formale (registrazione in tribunale) e qui bisognerà approfondire meglio. Ma i weblog no, non centrano nulla. Chi ha un blog ed espone, con esso, i propri pensieri non fa alcuna attività editoriale, né lucrativa né non. E il weblog non è certo un prodotto editoriale.

    Qualcosa l’ho spiegato nel mio ultimo post
    http://www.lucalodi.it/2007/10/21/ddl-editoria-e-gia-sono-polemiche-dal-web-ma-i-blogger-non-sono-coinvolti/

    E’ informazione sbagliata dire che il ddl metterebbe il bavaglio ai blogger. Bastano un’interpretazione letterale ed un sistematica per comprendere come ciò non sia vero.

    Cordialmente.
    LL

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