Benazir Bhutto ricostruisce l’attentato di Karachi

Pubblicato: ottobre 19, 2007 in Politica
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In base alle prime ricostruzioni dell’attentato di ieri, al passaggio dell’ex-primo ministro qualcuno avrebbe scagliato una bomba in mezzo alla folla; quindi, sul lato opposto della strada, un attentatore suicida si sarebbe fatto saltare in aria. Una taglia di cinque milioni di rupie (circa 58.000 euro) è stata promessa a chiunque dovesse fornire informazioni utili per arrestare i colpevoli. “So esattamente chi ha tentato di uccidermi – ha dichiaro intanto oggi Benazir Bhutto – sono i dignitari dell’ex-regime del generale Zia ul Haq, che agiscono nascondendosi dietro l’estremismo e il fanatismo. Chiedo che sia aperta un’inchiesta sulla vicenda, anche per verificare perché le luci che illuminano le strade si siano spente dopo la prima esplosione, rendendo più difficile l’identificazione dei responsabili e le operazioni di soccorso”. Il generale Muhammad Zia-ul-Haq, capo di stato maggiore nel 1976, l’anno successivo partecipò a un colpo di stato ai danni del primo ministro Zulfikar Ali Bhutto, padre di Benazir, e diventò poi presidente del Pakistan nel 1978; esercitò una dittatura militare che si concluse il 17 agosto 1988 con la sua morte in un incidente aereo rimasto misterioso. Nel 1979, Zulfikar Ali Bhutto era stato impiccato perchè ritenuto responsabile di aver approvato l’uccisione di un suo avversario politico. Le accuse di corruzione e riciclaggio aggravato di denaro che ancora pendono sul capo della Bhutto le avrebbero impedito di rientrare nel paese (pena l’arresto) se nelle scorse settimane il presidente Parvez Musharraf non l’avesse amnistiata, con un provvedimento che prelude ad una probabile spartizione del potere e a un’alleanza politica in vista delle elezioni generali del gennaio prossimo. Di sicuro, al di là delle accuse di colpevolezza che i protagonisti vecchi e nuovi della politica pakistana si scambiano in queste ore, ci sono i corpi senza vita di centinaia di cittadini anonimi, e l’incertezza sul futuro che attende il Pakistan all’indomani del più grave attentato che la storia del paese abbia conosciuto.
Fonte: MISNA

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