Turchia: via libera alle operazioni nel Kurdistan iracheno

Pubblicato: ottobre 17, 2007 in Politica
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Con una larghissima maggioranza, 507 voti a favore e 19 contrari, il Parlamento turco ha approvato la mozione del governo che autorizza i militari a intervenire nel Kurdistan iracheno.

Le reazioni si alzano da ogni parte e sono contrastanti. La prima proviene da Washington, ed invita il governo turco a non dar seguito al voto: “un Medioriente ulteriormente destabilizzato non converrebbe neanche alla Turchia”. La seconda più che una reazione appare un’offerta in extremis e sulla cui fattibilità si alzano numerosi dubbi. Il premier iracheno Al Maliki, infatti, si è detto disposto a mettere in atto ogni azione volta alla repressione dei fenomeni terroristici kurdi. Per parte sua il governo autonomo kurdo dell’Iraq, nega di aver appoggiato azioni terroristiche contro postazioni turche. Il premier siriano Bashad, per ultimo, afferma che la Turchia è libera di prendere le precauzioni che ritiene più giuste per far fronte alla minaccia kurda.
Un coro di voci discordanti che colmano l’atmosfera di frebbile attesa successiva alla votazione. Una ‘votazione armata’, scrive ironicamente Peacereporter, in realtà è un voto tutto diplomatico, che forza l’apertura di nuovi scenari internazionali.

Casus belli 

Non è piaciuto a Tyyp Erdogan e ai suoi ministri l’esternazione americana che definiva ‘genocidio’ il massacro armeno. Ma come altro descriverlo? La Turchia è inoltre ancora in ‘sala d’attesa’ per quanto riguarda l’ingresso nell’Unione Europea. Diritti Umani e radicalismo gli scogli da superare. Infine bisogna ricordare che il problema kurdo insanguina il Paese con frequenti attentati dal 1984. La Turchia, insomma, vuole che tutti i nodi vengano al pettine e minaccia carri armati e crisi. Sarebbe però paradossale ritenere che il governo di Erdogan possa invadere deliberatamente un Iraq già fortemente provato, chiudendo definitivamente la porta in faccia a USA e UE e accettando di avere una guerriglia ancor più accesa proprio alle porte di casa. Quella contro i kurdi, infatti, rischierebbe di essere un’offensiva molto simile a quella condotta da Israele contro il Libano: un intero esercito contro invisibili cellule. La famosa e tagliente ‘guerra asimmetrica’, una sorta di Vietnam moderno che ha permeato con le sue dinamiche belliche ogni conflitto e si avvia a modificarne radicalmente le dinamiche.

Si resta in attesa dunque, con la concreta speranza che sia stia assistendo a uno strategico bluff, sebbene proprio l’America, che ora invoca moderazione, abbia dato lezioni di conflitti preventivi. Speriamo solo che non si prenda esempio.

EF

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