Tutti giù per terra

Pubblicato: settembre 14, 2007 in Senza categoria
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Riporto di seguito l’opinione di Massimo Gramellini pubblicata oggi su La Stampa. E’ una riflessione interessantissima sull’attuale condizione di sfacelo della ‘Casta’ e di alcuni suoi membri che, cone orecchie e occhi turati, ci governano. 

Fossi un ragioniere, se un libello contro gli sprechi dei ragionieri avesse venduto un milione di copie e se un comico con la barba avesse radunato intorno a sé migliaia di persone additando al pubblico ludibrio la casta dei ragionieri, non sarei volato al Gran Premio d’Italia sull’aereo extralusso riservato per legge ai ragionieri. E non solo perché quell’aereo non esiste. Si tratta di una forma minima di prudenza, ancor prima che di decoro. Invece la decisione disinvolta del ministro Mastella di utilizzare l’aereo di Stato per andare a gustarsi dal vivo la Formula Uno testimonia come i politici abbiano completamente smarrito la percezione della rabbia che li circonda.

Il notabile sannita ha spiegato che la sua presenza all’autodromo di Monza era richiesta dal cerimoniale, essendogli stato affidato il compito delicatissimo di premiare il terzo in classifica (a Montecarlo, almeno, se ne occupa la principessa Carolina). Ma neppure il cerimoniale più pazzo del mondo avrebbe osato richiedere la presenza sul podio del figlio e del portaborse di Mastella, entrambi regolarmente a bordo dell’aereo pagato da noi. E poco conta che la brigata Ceppaloni fosse stata autorizzata a salirvi dal vicepresidente Rutelli in persona, delegato a premiare il vincitore, come precisato in serata da un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi. E’ l’idea stessa che due ministri utilizzino le strutture più costose dello Stato per una missione ludica all’interno dei confini nazionali a rivelarci come l’insensibilità della Casta sia ormai giunta al livello terminale.

L’Espresso sostiene che Mastella avesse addirittura chiesto un aereo tutto per sé e che la fusione delle due comitive, la mastellata e la rutellata, si debba più al buon senso dell’Aeronautica che alla vocazione al risparmio del ministro di Troppa Grazia. Ma il vero dramma è che a nessuno degli interessati sia balenata nel cervello l’ipotesi che dal Sud al Nord ci si può spostare a spese nostre anche con un normale aereo di linea, senza scomodare i jet militari per un viaggetto di rappresentanza costato al contribuente italiano ventimila euro. Qualcuno bollerà queste parole di populismo. E considererà populista anche il giovane governatore della Banca d’Italia che si muove in Intercity, facendo eroicamente a meno di carovane speciali e codazzi di auto blu. Ma forse si tratta semplicemente di prontezza di riflessi nell’adeguarsi al cambio di clima: quando il cittadino medio boccheggia, per non irritarlo il potente deve compiere scelte fondate sulla sobrietà.

Invece il ceto politico non riconosce il pericolo di tsunami che incombe sulla sua testa. In fondo, pensa, non c’è nessun Sessantotto alle viste, nessun celerino davanti alle fabbriche o alle università, nessuna scia di scioperi e cortei a paralizzare la vita quotidiana. E l’elettore, sedato dalla tv, si agita soltanto per il calcio e i pettegolezzi della cronaca nera.

Abituata a misurare la febbre dell’indignazione con strumenti che appartengono alla sua giovinezza, la Casta al potere non sa come orientarsi fra le forme carsiche della nuova contestazione. Si stupisce quando il Grillo di turno riesce a trasformare una piazza virtuale in reale e intanto continua a inanellare prodezze volanti come questa, che consentono al Grillo medesimo di prolungare il suo show, in attesa che anche qui arrivi un Sarkò, o almeno un Veltrò, ad avvertire che il viaggio è finito: tutti giù per terra.

Fonte: LA STAMPA

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