Brevi dalla Somalia

Pubblicato: settembre 12, 2007 in Politica
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Un documento comune di 30 punti è stato firmato oggi dalle forze di opposizione somale, riunite ad Asmara per il ‘Congresso somalo per la liberazione e la ricostruzione’. I particolari del documento non sono ancora stati resi noti ma il portavoce Zekaria Mahmud Abdu ha assicurato che il ritiro dell’esercito di Adis Abeba, grazie a questo accordo, è più vicino.
Anche dall’Italia viene uno sprone a non dimenticare la Somalia. Nei giorni scorsi, infatti, il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli ha sottolineato la necessità di potenziare la missione dell’Unione Africana (AMISOM) nel Paese.

E’ di ieri la notizia della morte di un dipendente ONU, ucciso da uomini armati nella città di Abduwak, vicina al confine con l’Eritrea. Farah Warsame Direye, questo il nome del funzionario, era impegnato in una campagna antipoliomelite. La polizia locale ha dichiarato che l’omicidio potrebbe essere il risultato di una guerra tra clan.

EF

– AGGIORNAMENTO –

Si chiama ‘Alleanza per la liberazione della Somalia (Als) ed è il nuovo movimento politico creato oggi dai rappresentanti dell’opposizione somala, i gruppi della diaspora e i vertici delle deposte Corti Islamiche che da una settimana sono riuniti ad Asmara, in Eritrea, per il ‘Congresso somalo per la liberazione e la ricostruzione’. Annunciando la nascita del nuovo movimento – arrivata dopo la sottoscrizione di un accordo ‘politico’ in 30 punti – il portavoce del convegno Zakarya Mahmud Abdi ha precisato che l’Als avrà un “comitato centrale” composto da 191 membri che svolgerà funzioni di parlamento, mentre il “comitato esecutivo”, che potrebbe essere eletto già in serata, avrà funzioni paragonabili a quelle di un consiglio dei ministri. “Abbiamo due alternative: la prima è liberare la Somalia attraverso la lotta armata, la seconda attraverso sforzi diplomatici” ha aggiunto Mahamud Abdi, il quale ha poi invitato le truppe etiopi presenti in Somalia a fianco del governo federale di transizione (Tfg, l’unico riconosciuto dalla Comunità internazionale) a lasciare il paese al più presto. “Avvisiamo l’Etiopia che è meglio che si ritiri immediatamente. Adesso o mai più, altrimenti tra qualche settimana non avranno più una strada per ritirarsi” ha detto. Intanto Sheikh Hassan Dahir Aweys, presidente dell’Unione Corti Islamiche (il movimento politico che aveva guidato la Somalia dal giugno al dicembre 2006 e che è stato cacciato dall’intervento etiope) ha respinto le accuse di “terrorismo” mosse dalle autorità degli Stati Uniti. “Sono un nazionalista somalo che lotta per una Somalia libera ed unita – ha detto Aweys in una conferenza stampa, rilanciata dal sito del ministero dell’Informazione eritreo – e questo viene considerato dall’Amministrazione Usa come terrorismo”. Intanto a Mogadiscio si continua a combattere. Intensi scontri a fuoco hanno opposto verso l’ora di pranzo soldati etiopi e milizie antigovernative nei pressi dell’ex-ministero della Difesa, nel sud della capitale somala. Non è ancora chiaro quante persone siano rimaste coinvolte nei combattimenti, definiti da fonti locali particolarmente intensi.

Fonte: MISNA

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