Darfur: la relazione della Commissione ONU per i Diritti Umani

Pubblicato: luglio 29, 2007 in Politica
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Tratto dall’agenzia di stampa missionaria MISNA, viene di seguito pubblicato il rapporto sulla situazione del rispetto dei diritti umani e politici in Sudan, presentato ieri dalla Commissione ONU per i diritti umani.

 “A proposito del terzo rapporto periodico inviato dal Sudan, il Comitato esprime apprezzamento per la firma degli ‘Accordi di pace complessivi’ (2005), che hanno contribuito in modo significativo a porre fine alle molteplici e serie violazioni della Convenzione (Internazionale sui diritti politici e civili, ndr). Esprime anche apprezzamento per la Costituzione nazionale ad interim (2005), la costituzione del Sud Sudan (2005) e gli Accordi di pace per il Darfur (2006), oltre che per i continui sforzi per costruire una pace sostenibile in Darfur. Il Comitato inoltre prende atto della nuova legge per i partiti politici (2007).
Tra i principali motivi di preoccupazione, il Comitato si è rammaricato che i diritti protetti dalla Convenzione non siano stati pienamente adottati nelle leggi nazionali. (Il comitato) è preoccupato per la capacità del Sudan di perseguire e punire i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi in Darfur. Il Comitato ha osservato con preoccupazione che le autorità sudanesi non hanno condotto alcuna valutazione esaustiva e indipendente delle gravi violazioni dei diritti umani commesse nel territorio del Sudan e in particolare in Darfur.
Ha osservato inoltre con preoccupazione la scala di valori applicata alle punizioni e nota che le punizioni corporali compresi bastonate e amputazioni sono considerate inumane e degradanti. Inoltre, il Comitato è preoccupato per il persistente modello di discriminazione contro le donne nella legislazione e la persistente violenza contro le donne; i numerosi casi di violenza sessuale in Darfur, il fatto che le donne non abbiano fiducia nella polizia; la persistenza della mutilazione genitale femminile e il ridotto numero di bambini che sono stati finora smobilitati (da gruppi armati). E anche l’imposizione della pena di morte per i reati che non potrebbero essere considerati come i più gravi, per pratiche che non dovrebbero essere criminalizzate e per l’imposizione della pena capitale a minorenni, sono incompatibili con la Convenzione.Il Comitato consiglia che il Sudan dispieghi tutte le risorse umane e materiali richieste per la convocazione entro il termine stabilito del referendum previsto dalla Costituzione nazionale ad interim. (Il Sudan) dovrebbe inoltre prendere tutte le misure appropriate – compresa la collaborazione con la Corte penale internazionale – per garantire che tutte le violazioni dei diritti umani portate alla sua attenzione siano investigate, e che coloro che sono responsabili di tali violazioni – inclusi funzionari pubblici o componenti di gruppi armati – siano perseguiti a livello nazionale o internazionale e che nessun sostegno finanziario o materiale sia diretto alle milizie che hanno partecipato alla pulizia etnica o a attacchi deliberati contro i civili.

Il Sudan dovrebbe inoltre iniziare ad abolire tutte le forme di immunità della polizia, delle forze armate e di sicurezza nazionale; avviare sforzi per far crescere la conoscenza popolare dei diritti delle donne, promuovere la loro partecipazione nel settore pubblico e garantire la loro istruzione e l’accesso al mondo del lavoro; istruire la polizia in merito alle violenze sulle donne; vietare nelle sue leggi la pratica della mutilazione genitale femminile; fermare tutte le forme di schiavitù e sequestri; e prendere misure appropriate per assicurare la sicurezza degli operatori umanitari e facilitare il loro accesso ai destinatari degli interventi di assistenza. In merito alla pressione sui giornalisti, il Sudan dovrebbe garantire l’esercizio della libertà di stampa e assicurare che i giornalisti siano protetti. Dovrebbe inoltre rispettare il diritto di espressione e dovrebbe proteggere le dimostrazioni pacifiche garantendo l’avvio di inchieste per uso eccessivo della forza laddove le manifestazioni sono state disperse dalla polizia.

Fonte: MISNA

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