Focus Lavoro

Ieri, nella sala riunioni della Direzione Regionale del Lavoro di Roma, si è tenuta una conferenza stampa che ha illustrato i risultati operativi dell’attività di contrasto al lavoro nero nel Lazio durante il primo semestre del 2007.

 

Iniziamo con un alcuni dati. 6097 sono le aziende ispezionate nel Lazio nel primo semestre del 2007, di queste ben 3595 sono risultate irregolari. Se si confrontano i numeri, ci si rende conto di quanto sia grave la situazione del lavoro nel Lazio.

Su 19609 lavoratori, 5361 sono risultati irregolari, di questi 1379 sfruttati ‘in nero’ (tra loro anche 26 minori). Sulla totalità delle province laziali si è calcolato che il numero dei lavoratori irregolari supera il 25% degli occupati. La provincia più colpita è Latina, con il 33.67% di dipendenti ‘in nero’. Nel Lazio, dunque, il lavoro sommerso è ancora un’amara realtà.
Le aziende preferiscono essere multate invece che mettersi in regola in anticipo, anche a causa dell’esiguo numero di ispettori presenti sull’intero territorio italiano, appena 3 mila per 5 milioni di aziende. E’ stato calcolato che se non si incrementerà l’azione degli ispettorati regionali, un’azienda potrà essere ispezionata solo una volta ogni 33 anni.
L’ispettorato del Lazio può contare attualmente su 385 ispettori, 226 per la sola provincia di Roma (di cui 30 carabinieri), ma la situazione, sottolinea Raffaele Buonomo, Direttore della Direzione Regionale del Lavoro di Roma, non è delle più rosee. I fondi scarseggiano e capita spesso che gli ispettori siano costretti a pagare di tasca loro la benzina per recarsi presso le aziende da controllare. Ma gli aspetti da migliorare non finiscono qui. «È necessario» continua Buonomo «un maggiore coordinamento tra le varie componenti ispettive (forze dell’ordine, ASL, ispettori – n.d.r) al fine di realizzare un’azione di prevenzione unitaria ed efficace».  

Due le operazioni principali portate avanti dalla Direzione Regionale del Lavoro del Lazio tra giugno e luglio 2007: la prima ha riguardato l’agricoltura e le campagne, è stata chiamata‘Coccinella’, la seconda, ‘Delfino’, è scattata in occasione dell’apertura della stagione estiva ed ha ispezionato le aziende che gestiscono il settore turistico del litorale laziale, entrambe si sono concentrate sulle province di Roma e Latina. Su un totale di 51 ispezioni, l’operazione Coccinella ha rilevato ben 26 aziende irregolari. Anche qui il dato è allarmante: su 188 lavoratori, 61 sono risultati irregolari, di cui  41 ‘in nero’ (4 minori) e 14 clandestini. La situazione non è apparsa rosea neanche dai risultati  dell’operazione Delfino: su 111 ispezioni, ben 76 aziende (il 68,47%) non erano in regola e su 613 lavoratori occupati, 214 sono risultati irregolari, di questi ben 164 ‘in nero’ (36 minori) e 2 clandestini. Semplici numeri che evidenziano però una base forte di ‘sommerso’ che soffoca lavoratori spesso impossibilitati di fatto a far valere i propri diritti. 

Da sottolineare, in questo senso, la sanatoria prevista dalla Finanziaria 2007, per l’emersione del lavoro nero, che scade il 30 settembre. Entro questa data chi è impiegato ‘in nero’ può essere assunto come dipendente subordinato con la regolarizzazione del pregresso, sino ad un massimo di 5 anni, per tutti gli aspetti contributivi. Si può aderire alla sanatoria presentando una domanda (con allegati gli accordi) all’Inps territorialmente competente. I datori di lavoro che aderiscono alla sanatoria evitano, per un anno dalla data della presentazione della domanda, le ispezioni nella materia oggetto della regolarizzazione. I rapporti di lavoro dovranno poi essere mantenuti per almeno due anni (salve le ipotesi di dimissioni o di licenziamento per giusta causa), pena la perdita delle facilitazioni economiche previste dalla sanatoria. 

È pur vero però che lo strumento della sanatoria è un’arma a doppio taglio. Se da una parte può portare alcuni effetti positivi in merito alle regolarizzazioni, dall’altra dichiara la sconfitta del controllo e della prevenzione statale. Condoni, sanatorie ed in generale la sempre maggiore tendenza a ‘chiudere un occhio’ da parte di uno Stato che scende a compromessi in cambio di regolarizzazioni, non aiuta certo a costruire il ‘senso della legalità’ nei lavoratori e negli imprenditori. Il rischio è che si diffonda una nuova e perversa etica del lavoro secondo la quale piuttosto che pagare giustamente le tasse, si attende l’ennesima sanatoria.

EF

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...