La Conferenza per la riconciliazione somala si apre con un nulla di fatto.

Pubblicato: luglio 18, 2007 in Politica
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Lo scorso 15 luglio erano quasi 1000 i delegati delle varie parti in guerra, ma mancavano quelli più attesi, i leader dei movimenti di opposizione islamisti, risultato: l’organizzatore della Conferenza, Mohammed Alì Mahdi, ha deciso di posticipare l’incontro al prossimo giovedì. Alla Conferenza non ci rinuncia, forse è l’ultima possibilità concreta per la Somalia.

“E’ vero, stiamo assistendo al neascere dell’ennesima Baghdad” ha detto un diplomatico occidentale “ma se da questa Conferenza uscirà una ‘road map’, allora avremo un barlume di seranza”.

Dal 1991, quando il governo centrale somalo è lettelarmente imploso, la Somalia ha conosciuto solo un susseguirsi di lotte tra clan e l’assenza di una qualsiasi forma di Stato. La Conferenza mira a far sedere allo stesso tavolo i leader delle diverse fazioni in guerra (si attendevano almeno 1325 partecipanti), ma fin ora la parte più radicale dell’opposizione islamica sta boicottando il vertice: “Il governo non ha una visione politica completa del paese, non sta applicando un’equa redistribuzione delle terre e delle risorse e il presidente usa le sue milizie come una forza personale, in modo molto simile a quanto fanno i clan. Per questi motivi non ci sono i presupposti per prender parte alla Conferenza e dargli legittimità”, queste le parole di Mohammed Uluso, leader di uno dei maggiori clan all’opposizione (l’Ayr clan). Ibrahim Hassan Addou, ministro degli esteri del maggiore movimento islamista, ha poi ribadito che finché le truppe etiopi non si ritireranno dalla Somalia, la leadership islamista non ha alcuna intenzione di partecipare ai lavori della Conferenza: “la Somalia è sotto l’occupazione straniera e le persone non hanno la possibilità di esprimere liberamente il loro punto di vista, cosa si può concludere con questo stato di cose?”.

Con la copertura delle forze americane, l’Etiopia ha invaso la Somalia nel dicembe scorso, nel tentativo di combattere proprio i clan islamici presenti nel paese. Da quel momento la guerra civile è divenuta molto simile a quella irachena: autobombe, kamikaze, cellulari usati come detonatori. La situazione è divenuta talmente critica che anche i paesi vicini esitano a inviare truppe di peacekeeping e i piloti dei diplomatici occidentali si rifiutano di volare sopra Mogadiscio.

Le Nazioni Unite sostengono il governo provvisorio, nella speranza che riesca a portare il paese verso le elezioni del 2009, ma attualmente deve ancora iniziare il censimento della popolazione. Una situazione di stallo generale. Un consiglio su un eventuale struttura governativa futura viene dal direttore del maggiore quotidiano di Nairobi: “mantenere una struttura basata sui clan ed effettuare una rotazione ai vertici del governo, in modo da assicurare a tutti una rappresentanza”.

EF

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