Cambogia, democrazia apparente.

Pubblicato: luglio 16, 2007 in Senza categoria
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Quello della Cambogia è un esperimento democratico sostanzialmente fallito, almeno a leggere l’opinione di Alanta Colley sulle pagine dell’australiano The Diplomat (articolo tradotto e pubblicato su Internazionale n°701). 
La democrazia è arrivata nel paese nel 1992, quando 20 mila soldati e osseratori dell’ONU, sotto l’egida dell’UNTAC, l’Autorità Transitoria delle Nazioni Unite in Cambogia, vennero inviati ad assicurare la democrazia. Dopo gli anni cupi dei Khmer Rossi, ai cambogiani veniva data la possibilità della democrazia. Con oltre il 45% dei voti, nel 1993 il partito del Funcinpec, guidato dal principe Norodom  Ranariddh vinse le elezioni, un risultato soddisfacente considerando che in Cambogia per governare bisogna ottenere i due terzi dei seggi. Esaltate dal risultato ‘democratico’, l’ONU ritirò uomini e mezzi e se ne andò, sicuro che il paese avrebbe saputo governarsi da solo. Ma non era tutto oro quello che luccicava e i problemi non tardarono a manifestarsi. Forte del sostegno di una gran parte delle forze armate, Hun Sen, leader del Cpp (che aveva ottenuto meno del 38% dei voti) minacciò infatti di destabilizzare le province meridionali se non  gli fosse stato permesso di prendere parte al governo.

Da quelle prime elezioni il Cpp ha rafforzato il suo controllo sul paese e l’esercito gode di poteri praticamente incontrastati, arrivando ad essere la forza armata più grande del mondo rispetto al numero di abitanti.
Nel 2005 Hun Sen ha deciso di eliminare quanto restava dell’opposizione, togliendo l’immunità al leader dell’opposizione Sam Rainsy e accusandolo di diffamazione, a seguito delle denunce di questi in merito ad alcuni tentativi da parte del Cpp di assassinarlo. Rainsy è stato costretto alla fuga e due ministri del suo partito arrestati. Stessa sorte per Ranariddh, accusato di adulterio dopo una legge votata ad hoc.

Durante le ultime elezioni l’ennesimo scandalo. Gli osservatori internazionali avrebbero dovuto inviare sms in tempo reale a una banca dati per monitorare le votazioni ma il governo ha ordinato di sospenere il servizio sms fino alla fine delle votazioni. Gli osservatori sono così rimasti totalmente isolati e incapaci di tener testa alle violazioni commesse durante gli scrutini. Questa la Cambogia dei giorni nostri, una democrazia apparente.

Come ha scritto Alanta Colley: “in un paese che in passato ha conosciuto solo il dominio degli imperatori, il colonialismo e la barbarie di un regime comunista, forse non bisognerebbe aspettarsi sorprese da questo esperimento democratico”.

EF

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