Guerra in Iraq: le critiche del New York Times alla Casa Bianca

Pubblicato: luglio 8, 2007 in Politica
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«Il piano di Bush
è quello di scaricare sul suo successore questo macello».

Dura presa di posizione del New York Times contro la guerra in Iraq, definita ‘un fallimento’. L’editoriale dal titolo ‘The Road Home’ recita:

«Come tanti americani abbiamo rinviato questa conclusione in attesa di un segnale che il presidente Bush stesse cercando di sottrarre gli Stati Uniti al disastro da lui creato invadendo l’Iraq senza ragioni sufficienti, sfidando l’opposizione generale, senza un piano successivo per stabilizzare il Paese. All’inizio abbiamo pensato che dopo avere distrutto il governo, l’esercito, la polizia e le strutture economiche dell’Iraq, gli Stati Uniti si sentissero obbligati a raggiungere alcuni di quei traguardi che Bush proclamava di inseguire – scrive il quotidiano – in particolare la costruzione di un Iraq stabile e unificato. […] È adesso spaventosamente chiaro che il piano di Bush è mantenere la rotta attuale finchè sarà presidente per poi scaricare questo macello sul suo successore. Qualsiasi fosse la sua causa, è una causa perduta».  La posizione è dura, chiara e non lascia vie di scampo. La critica è a 360°. In Iraq il terrorismo ha trovato una nuova roccaforte e quasi 2 milioni sono i profughi fuggiti verso il Kwait, l’Arabia Saudita, la Siria e la Giordania. Se prima dell’invasione americana era l’Afghanistan l’unico luogo dove concentrare le forze per stanare le cellule di Al Qaeda, l’amministrazione Bush ha offerto su un piatto d’argento una seconda casa all’estremismo islamico. Prioritario ora, secondo il giornale, è il ‘ritorno dei soldati a casa’. La chiosa finale è un’accusa aperta: «il Presidente Bush e il vice presidente Dick Cheney hanno usato la demagogia e la paura per reprimere le richieste dei cittadini americani di porre fine al conflitto». La tesi sostenuta dalla Casa Bianca, secondo la quale il ritiro delle truppe americane provocherebbe un bagno di sangue nel paese dell’ex rais, è solo l’ennesima bugia poiché, scrive il NY Times, è già in atto, «come risultato di questa invasione non necessaria e della gestione incompetente di questa guerra».

L’ARTICOLO IN VERSIONE ORIGINALE SI TROVA QUI.

EF

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