La Russia reclama il Polo. Qualche accenno alla Convenzione del Diritto del Mare.

Pubblicato: giugno 29, 2007 in Politica
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Stando alla fonte, Peacereporter, la notizia sarebbe di quelle che lasciano allibiti. Il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda avrebbe annunciato che, dai risultati di una spedizione di 6 settimane di alcuni geologi, la dorsale di Lomonosov (Polo Nord), per ‘contiguità geologica’, apparterrebbe alla Russia. Troppi condizionali? Sono d’obbligo.

Secondo i trattati internazionali, infatti, i Poli non sono ‘rivendicabili’ e gli Stati che vi si affacciano (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca, con la Groenlandia) possono utilizzare una piattaforma commerciale pari a 350 km di distanza dalle proprie coste, ma nessuno di questi ha il ‘possesso’ del Polo Nord. Per moderare le varie controversie esiste la Convenzione del Diritto del Mare, firmata a Montego Bay nel 1982, da 157 Paesi (26 senza sbocco sul mare. 149 Paesi l’hanno ratificata, non gli Stati Uniti che ne hanno accettata una versione modificata, gli USA applicano anche il F.O.N., Freedom of Navigation Program, volto a contestare eventuali pretese su acque internazionali) ed entrata in vigore nel novembre del 1994 (l’Italia l’ha ratificata un mese più tardi, con legge n° 689/94). Nel 1996 la Convenzione ha istituito un apposito Tribunale Internazionale del Mare (21 membri, eletti dagli Stati firmatari, che restano in carica per 9 anni).

Secondo Peacereporter, i fondali su cui la Russia avanza pretese conterrebbero gas e petrolio per almeno 10 miliardi di tonnellate, una ricchezza immensa e facilmente raggiungibile, dal momento che la dorsale, in alcuni punti, è profonda appena 200 metri.

Ma cos’è, nel dettaglio, la Convenzione del Diritto del Mare?

La Convenzione seziona il mare in diverse fasce, man mano che ci si allontana dalla costa i diritti ‘si affievoliscono’: fino a 12 miglia c’è il mare territoriale, dove lo Stato esercita piena sovranità. Fino a 24 miglia c’è la Zona Contigua. Fino a 200miglia c’è la Zona Economica Esclusiva. Oltre questo limite “vige la piena libertà da parte di ogni Stato compatibilmente  con l’esercizio delle medesime libertà da parte di altri Stati“. Si possono cioè porre cavi, fare ricerche scientifiche, navigare e sorvolare.

In un noto romanzo di Baricco, Oceano Mare, c’era un personaggio che tentava di capire quale fosse il limite del mare e per farlo trascorreva i suoi giorni a misurare le ondate che blandivano la terraferma. La fine o l’inizio del mare, a seconda di come lo si voglia intendere, la Convenzione lo fissa  mediante la ‘linea di base’, regolata in base alla bassa marea (il diritto romano la fissava invece sulla linea dell’alta marea) e al frastagliamento della costa. Gli Stati spesso sono portati a delinearla il più a largo possibile, ampliando così il loro ‘mare territoriale’ (la sola Italia le ha modificate nel 1977, decidendo per 21 segmenti attorno alla penisola, 10 attorno alla Sicilia e 7 segmenti a definire la Sardegna). A partire dalla linea di base, insomma, si decide il ‘mare territoriale’. Tra il XVII e il XIX secolo questa fascia di mare era larga ‘quanto la gittata dei cannoni’, ma per prima fu l’Inghilterra che la definì, nel 1878 con il Territorial Jurisdiction Act.

Fino al 1982, quando l’UNCLOS (United Convention on the Law Sea) fissò a 12 miglia nautiche l’estensione del mare territoriale, la confusione fu massima. Alcuni stati rispettavano le 3 miglia nautiche fissate nell’800, altri le 37, altri ancora spingevano le proprie pretese a 200 miglia nautiche, come fecero gli Stati dell’America Latina.
Con la nascita di Stati Arcipelago, come l’Indonesia, vennero definite anche le Acque Arcipelaghe, esternamente delimitate dalla linea di base arcipelagica, i cui segmenti non possono essere più lunghi di 125 miglia nautiche (mn). Ogni isola può avere delle ‘acque interne’ ma deve garantire comunque il libero passaggio delle navi straniere e il rispetto di patti marittimi precedentemente stipulati.

La Zona Contigua segue il ‘mare territoriale’ e vi si possono effettuare controlli necessari a prevenire e/o reprimere eventuali violazioni del diritto internazionale e del commercio. La sua estensione è di massimo 24 mn. Le acque di due Stati contigui (a una distanza inferiore di 24 mn), si sovrappongono. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese non ha una Zona Contigua, nel 1974, con decreto legge 359/74, è stata inglobata nel mare territoriale. La Convenzione prevede anche l’istituzione di una Zona Archeologica, conseguente alla dichiarazione di una Zona Contigua, nel caso di ritrovamenti archeologici sottomarini.

Nel 2006 è stata creata la Zona di Protezione Ecologica, oltre il limite esterno del mare Territoriale, al fine di prevenire lo scarico di sostanze inquinanti, far fronte alla creazione giuridica di ‘zone di interesse particolare’ (per scopi ambientali o di pesca) da parte di Spagna Francia e Crozia, costituire una posizione negoziale adeguata in caso di patti bilaterali che decidano le rispettive linee di influenza. 

La Zona Economica Esclusiva è un’area esterna ed “adiacente le acque territoriali in cui lo Stato costiero ha la titolarità di diritti sovrani sulla massa d’acqua sovrastante il fondo marino ai fini dell’esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, compresa la produzione di energia dalle acque’ (Limes). Si estende fino a 200mn dalla ‘linea base’. Gli Stati terzi hanno piena libertà di navigazione e sorvolo su queste acque, a patto di non intaccare i diritti dello Stato ‘proprietario’ e di rispettarne le leggi. Le navi da guerra, inoltre, sulla ZEE possono esercitare il ‘diritto di visita’ (cioè l’ispezione di mercantili sospettati di attività illecite) e di inseguimento (a patto che abbia inizio in acque interne). Nessuna disposizione proibisce manovre militari nella ZEE da parte di Stati stranieri.
Attualmente, nel Mediterraneo, non ci sono ZEE apertamente dichiarate. Solo la Spagna e la Francia le hanno descritte ma per i loro versanti atlantici.

C’è poi un’altra componente fondamentale, ed è la Piattaforma Continentale, cioè il naturale prolungamento sottomarino del continente. Secondo la Convenzione si può estendere fino a un massimo di 350mn dalle linee di base del mare territoriale, ma normalmente vegono fatte coincidere con la ZEE. Nel caso in cui la Piattaforma Continentale si estenda oltre il limite minimo di 200mn lo Stato costiero è obbligato a versare all’Autorità Internazionale dei Fondi Marini, una percentuale variabile a seconda del ricavato delle attività estrattive intraprese sulla Piattaforma. La quota versata verrà destinata al supporto tecnologico dei paesi meno sviluppati.
Il diritto di esplorazione e sfruttamento delle risorse della Piattaforma appartiene allo Stato costiero ‘ab initio’, senza il bisogno di alcun patto che ne sancisca il possesso. La posa di cavi e condutture da parte di Stati terzi, è soggetta alle leggi dello Stato Costiero e la ricerca scientifica straniera deve essere da questo autorizzata espressamente.

Il mare internazionale è l’unico ‘luogo’ dove ancora vige la libertà dei mari. Le risorse contenute sotto i suoi fondali non sono assimilabili in modo esclusivo da alcuno Stato (cfr. il caso del Polo Nord). E’ possibile condurre, su queste acque, azioni di guerra, di visita, di inseguimento e di pesca, sempre in accordo e nel rispetto della libertà degli altri Paesi. A tutela delle acque internazionali è stato creata l’Autorità Internazionale dei Fondi Marini (con sede a Kingston, Giamaica).

Tornando all’inizio di questo post, si può quindi affermare che le pretese della Russia non rispettano la Convenzione del Diritto del Mare, dal momento che il Polo Nord è considerato, a tutti gli effetti, zona internazionale, con le caratteristiche sopradescritte.

Bibliografia: LIMES 4/2006.

AGGIORNAMENTO: 2.08.2007

A conclusione di una missione scientifica un sommergibile russo ha posto oggi (1 agosto) sui fondali artici, a 4.261 metri di profondità, una bandiera della Federazione Russa.

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La bandiera è contenuta in un cilindro di titanio. La rompighiaccio atomica Rossya ha spianato la strada ai ricercatori e ai loro sommergibili. «Intorno a noi il suolo è di colore giallastro e non si vedono abitanti degli abissi marini», questo il commento del comandante del Mir-1. La missione vuole trovare le prove per dimostrare che la dorsale Lomonosov – una catena montuosa sottomarina che attraversa la regione polare – è un’estensione del territorio russo continentale. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del mare, in questo modo diventerebbero russe 460mila miglia quadrate di fondale artico.

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Mappa delle rivendicazioni territoriali russe sull’Artico

EF

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