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Per consultare i documenti basta cliccare sul relativo nome (in azzurro), si aprirà il collegamento ai siti istituzionali dell’Unione Europea.

Oggi parte il summit dell’Unione Europea per la riforma del Trattato UE e per ‘salvare il salvabile’ della Costituzione Europea. Ogni dato è incerto, a partire dalla durata dell’incontro: non si sa se terminerà venerdì, sabato, se dovrà continuare a oltranza o se si rimanderà tutto a una Conferenza Intergovernativa da convocare entro pochi mesi.

Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema (che partecipa al summit con il Presidente del Consiglio Romano Prodi) ha affermato che, in caso di fallimenti, ‘un’avanguardia di paesi potrebbe rivelarsi l’unico modo per proseguire verso un’unione sempre più stretta fra i popoli europei’. Si ripropone, insomma, la medesima dinamica con cui è nata l’Europa.

La prima questione all’ordine del giorno sarà l’ingresso di Cipro e Malta all’interno dei paesi che hanno accettato l’euro (parteciperà anche il presidente della BCE Trichet) mentre a cena i Ministri degli Esteri parleranno di temi di rilevanza internazionale come le relazioni tra Europa e Africa o della situazione nei Balcani. Queste sono però le problematiche che appaiono di più semplice risoluzione, gli scogli maggiori sono ben altri e hanno i nomi di Polonia e Gran Bretagna.

Varsavia si oppone al sistema di voto ‘a doppia maggioranza’ fissato nella Costituzione e da cui uscirebbe svantaggiata rispetto all’attuale metodo di votazione basato sul Trattato di Nizza (entrato in vigore il 1° febbraio 2003). La Polonia si farebbe allora portavoce di un sistema di voto ‘proporzionale’ in base al quale i paesi più piccoli avrebbero più voti rispetto agli Stati grandi.

Londra, invece, si oppone alla personalità giuridica unica della UE, mette in discussione la figura del ministro degli Esteri Europeo, vuole rendere giuridicamente non vincolante la Carta dei Diritti Fondamentali e, in ultimo, che si mantenga il veto sulla cooperazione giudiziaria e di polizia.

Davanti a questi ‘scogli’, la via più probabile è un ulteriore rinvio alla Conferenza Intergovernativa.

Il Presidente della Commissione Europea Barrosso, al termine di un convegno del Partito Popolare Europeo, ha ironizzato ‘ho già parlato con le autorità aeroportuali dicendo loro di non lasciar partire gli aerei dei partecipanti prima che sia stato firmato l’accordo’. Il premier francese Fillon si è detto ‘ottimista’, confidando nell’ottimo lavoro di mediazione portato avanti dalla cancelliera Merkel.

Il fallimento del summit rappresenterebbe un grave autogoal per l’Europa nello scenario internazionale. Da troppi anni ormai la necessità più urgente è, infatti, quella di un’Unione Europea più forte, capace di far da contraltare alle grandi potenze mondiali, ruolo che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, ha inesorabilmente perso.

EF

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